Quello che risulta il decennio più vincente della nostra storia si apre appunto con un successo. Anni '80, anni di grandi cambiamenti non soltanto per quanto riguarda il mondo del calcio. Al governo c'è il Cossiga II, nella classifica dei dischi più venduti coabitano Lucio Dalla e i Police, Bennato e i Pink Floyd di "The Wall", mentre la Roma solleva al cielo la terza Coppa Italia della sua storia. Le altre sono arrivate negli Anni '60 e ai giallorossi manca un trofeo dall'Anglo-Italiano del 1972. Ma le cose stanno cambiando e nell'atmosfera romana si sente un profumo nuovo, un aroma che sa di vittorie, di lacrime di gioia e di sogni di Coppe e di Campioni.

La cavalcata inizia nel 1979, ma la data che per certi versi cambia per sempre la storia della Roma è il 17 maggio 1980: allo Stadio olimpico, in gara secca, la squadra allenata da Nils Liedholm affronta il Torino di Ercole Rabitti. Nessun gol, servono i calci di rigore per assegnare la trentatreesima Coppa Italia: Giovannelli si fa parare il primo, ma a salire in cattedra è Franco Tancredi. Il numero 1 ferma Greco, pezzi e Zaccarelli e ipnotizza il suo futuro compagno Graziani, regalandoci il trofeo. È in quel momento, forse, che nasce una nuova Roma. O perlomeno nell'anno e un mese che separa quella vittoria dall'altra, sempre in Coppa Italia, sempre contro il Torino, sempre ai calci di rigore. Nel mezzo, l'arrivo di una stella, non a caso il 10 agosto: una stella riccioluta di nome Paulo Roberto Falcao.

Stavolta la finale è doppia: all'Olimpico finisce 1-1, stesso risultato al ritorno al Comunale il 17 giugno - una data particolarmente evocativa, per la nostra storia. Servono ancora una volta i tiri dal dischetto e ancora una volta il grande protagonista è Franco Tancredi. E se l'anno prima a sollevare la Coppa è Santarini, stavolta sono le mani di Agostino Di Bartolomei le prime ad alzare il trofeo. Il bis è un avvertimento al resto d'Italia, alla Juve e all'Inter ma non solo: la Roma c'è, la Roma è forte e vincerà.

L'ultima di Ago

Ci riuscirà nel 1982-83, guidata dalle prodezze di Bruno Conti e Pruzzo, dello stesso Di Bartolomei, e Maldera, Vierchowod e Ancelotti. L'anno seguente arriva ad un passo dal tetto d'Europa, ma stavolta i rigori allo Stadio Olimpico sono fatali. Ma a giugno Ago ci tiene a salutare i suoi tifosi regalando loro una gioia prima di partire, direzione Milano: la doppia finale di Coppa Italia con il Verona è un'occasione da non lasciarsi sfuggire, nonostante la grande delusione europea bruci ancora. Dopo l'1-1 del Bentegodi, un'autorete di Ferroni a Roma permette a "Dibba" - alla sua ultima in giallorosso - di sollevare il trofeo verso i suoi tifosi, tricolore ancora cucito sul petto e fascia di capitano al braccio. Sorride alla sua gente, Ago: sa bene che quella vittoria è molto più di una consolazione; è il suo ultimo regalo alla Roma e ai romanisti.

Perché lui e la Roma si appartengono e si apparterranno sempre, indipendentemente da addii e altre maglie indossate.

La corsa di Toninho

Anni di grandi cambiamenti, gli Ottanta: due anni dopo quel successo, l'ultimo di Liedholm e Di Bartolomei in giallorosso, la Roma torna in finale di Coppa Italia. E tante cose sono cambiate: in panchina c'è un altro svedese, Sven Goran Eriksson. Al Governo Bettino Craxi sta per dimettersi, ma di lì a poco tornerà alla guida del Consiglio dei Ministri per un secondo mandato. In classifica i mostri sacri dal cantautorato italiano come Battisti e Dalla devono fare i conti con Madonna e gli Spandau Ballet. Il mondo sta cambiando, del resto. Perdiamo 2-1 la finale d'andata a Marassi, ma il gol di Tovalieri è prezioso per la gara di ritorno, che si gioca all'Olimpico il 14 giugno 1986. Apre le danze un rigore di Desideri a fine primo tempo, nel finale arriva il raddoppio di Toninho Cerezo, appena entrato in campo al posto di Tovalieri. Il brasiliano, alla sua ultima partita a Roma, insacca di testa e per festeggiare compie quasi un giro di campo: rotea le braccia e raccoglie l'abbraccio simbolico del pubblico. Obrigado, Toninho.

Seppur fuori dagli Anni '80, non si può non citare la vittoria del 1990-91, di nuovo contro i blucerchiati. Anche stavolta, il successo arriva all'indomani di una sconfitta europea dolorosa, in Coppa Uefa con l'Inter. Dopo il 3-1 casalingo, a Marassi basta un pari per conquistare la settima Coppa Italia della nostra storia. Ad alzarla nel cielo di Genova il 9 giugno è Flora Viola. Sembra quasi che voglia mostrarla a suo marito, venuto a mancare quattro mesi prima.