Così scrisse l'agenzia Ansa, lo scorso 11 marzo: "Il presidente del Milan, Paolo Scaroni, è stato eletto consigliere della Lega Serie A con 13 voti su 20. A Scaroni va quindi la carica rimasta vacante da quando è decaduto l'ex ad rossonero Marco Fassone. Dopo le due votazioni delle scorse settimane, il quorum era sceso da 14 a 11 voti: in un primo tentativo oggi Scaroni ha ottenuto 8 voti, uno in più del vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, che poi - a quanto si apprende - nella votazione decisiva si è fermato a 5». Aveva appreso bene l'Ansa, la votazione è andata esattamente così: 13 voti a 5, Scaroni eletto, Baldissoni battuto. Ciò che l'Ansa forse non ha appreso, e a quanto pare anche le altre testate italiane, o magari se l'hanno appreso sono poi restii tutti a raccontarlo, è qualche retroscena di quella bella giornata trascorsa in Lega, giusto il tempo di far maturare l'ennesima "vittoria" di Lotito, in attesa della prossima, quando si dovrà eleggere un altro consigliere, il settimo, quando (e se) si dimetterà l'ad dell'Inter Antonello, e se in quel caso al suo posto verrà chiamato Preziosi, come vorrebbe il gran cerimoniere di Formello, o qualche altro candidato: ma chi a questo punto?

In tutto questo l'importante è che sia chiaro come viene amministrata la Governance di un istituto, per l'appunto la Lega Calcio, che federa le società iscritte al campionato di serie A e che dovrebbe esprimere dunque idee, professionisti e managerialità adeguate al livello della somma dei fatturati che questi club generano, e invece sembra ridotta sempre più al rango di un'assemblea condominiale dove contano più i rancori tra i condomini che si fanno sgocciolare l'acqua dal balcone che gli interessi generali. Se, infatti, i club parevano d'accordo nel ritenere giusto che il posto reso vacante dall'uscita di Fassone spettasse comunque a un club di prima fascia, sembravano anche tutti concordi nel ritenere, come da prassi, inadatto per il compito Scaroni (neo presidente del Milan), non certo per le sue indiscutibili qualità, ma perché solitamente non si elegge nel Consiglio di Lega chi del mondo del calcio non ha fatto parte, almeno in anni recenti. E Scaroni vanta nel curriculum le più disparate esperienze manageriali e una da presidente del Vicenza, ma dal '97 al '99, dunque degli attuali equilibri sa poco.

Diverso sarebbe stato, ad esempio, se il Milan avesse candidato Ivan Gazidis, ad rossonero, che recentemente ha rivestito ruoli di prestigio nell'Eca, nella Premier e nell'Mls. È per questo che Andrea Agnelli in persona aveva chiesto a Mauro Baldissoni, attuale vicepresidente della Roma, la disponibilità a raccogliere lui il testimone lasciato da Fassone. Lo stesso avevano fatto Cognigni della Fiorentina, Carnevali del Sassuolo, Fenucci del Bologna e vari altri rappresentanti delle società italiane.
Ma qui entra in ballo Lotito, che proprio non sopporta l'idea che un romanista entri a far parte del consiglio della Lega di Serie A, men che meno se è pure uno che ritiene che un compito di amministrazione vada svolto con onestà e managerialità, sacrificando magari l'interesse specifico in nome di quello generale, che per la Lega deve essere sempre quello di far crescere il calcio italiano sul doppio binario del valore sportivo e del valore finanziario. Così gli azzeccacarbugli hanno cominciato a brigare e alla votazione la spaccatura si è conclamata: 8 voti per Scaroni, 7 per il candidato di Agnelli, Baldissoni, 5 tra schede bianche e nulle. A quel punto, all'ora di pranzo, sembrava inevitabile lo scioglimento dell'assemblea e l'ennesimo rinvio a data da destinarsi. E invece Lotito e i suoi sodali hanno insistito per rivotare dopo una pausa di fisiologico ristoro.

Cosa è successo in quei minuti ovviamente nessuno lo sa. Di sicuro c'è chi ha visto Baldissoni restare negli uffici della Lega, a mangiare un tramezzino con De Laurentiis, e tanti altri rappresentanti uscire dal palazzo per ritrovarsi fuori, gambe intrecciate intorno al tavolo di qualche ristorante della zona, a cercare convergenze (addirittura con richieste di mandarsi via cellulare le foto della preferenza espressa). E al ritorno in aula, magicamente, il risultato è cambiato: Scaroni 13 voti, Baldissoni 5 (con Roma, sicuri anche i voti di Fiorentina, Parma e probabilmente Juventus, anche se Agnelli aveva lasciato a votare un delegato perché aveva dovuto allontanarsi per altri impegni). E dal fondo della sala, al momento dell'annuncio dell'esito della votazione, un presidente s'è lasciato scappare una frase ascoltata da più dirigenti: «Hai visto, basta qualche minaccia e tutto si sistema». Niente da dire, presidente Miccichè?