Quando dall'urna di Nyon Shevchenko ha estratto per prime e in rapida sequenza le palline contenenti rispettivamente il nome del Barcellona e quello della Roma, erano le 12.11. L'attesa del piacere non è stata essa stessa piacere. Gli sguardi romanisti si sono rivolti verso l'alto. Preludio di commenti dai toni più o meno all'unisono nei confronti del sorteggio.

"Sorpeggio" di così non poteva andare. O forse conta poco. Perché quando si arriva ai quarti di Champions League, si deve necessariamente avere a che fare con il gotha del calcio europeo. E allora che Barcellona sia. Da affrontare per la terza volta in Champions, il 4 aprile in Catalogna, sei giorni dopo all'Olimpico. Sfida non inedita dunque, con un precedente molto favorevole (nel 2002, 1-1 in Spagna con vantaggio sfumato soltanto a pochi minuti dal termine e strepitoso 3-0 al ritorno); e uno decisamente sfavorevole (nel 2015, 1-1 a Roma e 1-6 nella tana blaugrana).

Barça sia, tutto il suo carico di suggestioni. Messi, Suarez, Iniesta, le cinque Coppe dei Campioni, il Camp Nou, quelle gradinate che trasudano identità catalana e indipendentismo, la quantità infinita di campioni, un museo da far invidia a quelli prettamente artistici ("Més que un club", non a caso), dove pure fa bella mostra di sé un logo firmato da Joan Miró. Un gigante il Barça, culturale e sportivo.
Senza scomodare Davide contro Golia e tutti gli altri luoghi comuni tanto in voga in situazioni simili («Per arrivare in fondo bisogna affrontarle tutte», che nelle coppe è tutt'altro che vero, come dimostra il sorteggio del torneo minore), il compito della Roma è proibitivo. Ma non proibito.

È doveroso provarci, pur partendo da palese svantaggio. Quantomeno sulla carta. Quella del quotidiano As è uscita ieri nelle edicole spagnole addirittura auspicando un accoppiamento con i giallorossi, considerati più o meno all'unanimità come l'avversaria maggiormente gradita. Concetto ribadito dall'altro giornale madrileno Marca, che a palline appena estratte si è spinto anche oltre: «Sorteggio benevolo per il Barça con la Roma, uno dei rivali meno forti dei Quarti, l'unico che non ha mai vinto trofei continentali fra le squadre rimaste in lizza», il senso del commento. Peraltro con un falso storico: la Roma è stata la prima squadra italiana (nel 1961, con la Fiorentina) a sollevare una coppa europea.

In ogni caso la speranza dei due giornali non è stata soddisfatta, considerata la loro "vicinanza" al Real Madrid, che dall'urna ha pescato la Juventus, rinfocolando l'incrocio fra italiane e spagnole. Quadro completato dal match fra Bayern e Siviglia; e soprattutto dal derby inglese. Il City è fra le favorite al trionfo finale, ma il Liverpool ha dimostrato nello scontro diretto in Premier che nessuno è imbattibile, compresa la corazzata di Guardiola. Concetto che dovrà guidare anche la Roma nella sfida (im)possibile.

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