Capitano, mio Capitano. La Sud si è espressa. Perché quando c'è da schierarsi, anche controvento, il settore più caldo non manca mai. Soprattutto se si tratta di scegliere se stare o meno al fianco di uno dei propri simboli. De Rossi a Genova ha sbagliato. Nessuno lo ha messo in discussione, lui per primo, che come sempre non si è nascosto e ci ha messo la faccia, davanti a microfoni e telecamere, per ammettere l'errore. La sua ingenuità è costata il rigore del pareggio e un'inferiorità numerica che ha compromesso la gara, dopo aver dato la sensazione di condurla tranquillamente in porto. E questa è stata la colpa del Capitano: aver danneggiato la Roma. Punto e linea tirata. Tutto il resto, dalle presunte responsabilità morali (si parla di episodi di campo, non certo di cronaca nera, è quanto mai opportuno ricordarlo) a quel corollario mal miscelato di moralismo d'accatto, populismo di bassa lega e demagogia infarcita di luoghi comuni della specie più infima (l'evergreen del «cattivo esempio per i più piccoli»), andrebbe relegato entro il confine che più compete all'accozzaglia: quello della spazzatura. Indifferenziata.

La Roma ha voltato pagina già dalla partita successiva alla trasferta di Marassi, facendo un sol boccone della Spal nella serata di venerdì. La Sud l'ha addirittura anticipata, esponendo nel corso della gara l'eloquente striscione «Sangue romano... DDR nostro Capitano» e rivolgendo più di un coro al numero 16. Lontano dal campo certo non equivale a lontano dal cuore. Soprattutto quando il mondo si riscopre puritano per mettere alla berlina un proprio simbolo. Adesso tocca proprio a Daniele voltare pagina. In campionato deve scontare ancora una giornata di squalifica, ma sarà disponibile per la sfida in Champions al Qarabag.

Una partita decisiva, che può garantire alla Roma un passaggio di turno che soltanto a settembre appariva chimera. Con concrete possibilità di centrare l'impre sa del primo posto in un girone che comprende anche Chelsea e Atletico Madrid. De Rossi ci sarà, almeno fra i convocabili, poi spetterà a Di Francesco stabilire se schierarlo titolare. Ma difficilmente si rinuncia a cuor leggero a uno come Capitan Roma. Per la sua pluriennale esperienza internazionale, per gli sdoppiamenti fra regista e frangiflutti, che lo rendono giocatore unico e difficilmente sostituibile davanti alla difesa. Ma soprattutto perché mai una volta si è tirato indietro nei momenti più importanti, risultando anzi spesso determinante. Come è evidente dando uno sguardo alla sua carriera, possibilmente sgombri da pregiudizi. Perché dopo l'errore, le critiche, le polemiche, bisognerebbe sempre ricordare che se di ingenuità ne ha commesse più di una in questi anni, è ancor più vero che labilancia pendedecisamente dalla parte opposta. Quella di un vero Capitano, a cui capitano anche momenti di buio. Come a tutti, compresi quelli che non perdono occasione per dare lezioni, ma non sanno cos'è il perdono. Questione di accenti, in entrambi i casi.