Benevento di passioni. Facile cavalcarle quando si è abituati a calcare grandi palcoscenici. Forse ancora più agevole esserne travolti quandosi è alla prima apparizione nel massimo campionato. Addirittura quasi banale, se l'esordio è doppio al quadrato: per due anni di seguito nei due maggiori tornei. Ma le passioni trovano la propria nobiltà nelle sofferenze. E fino al 2015 la vita sportiva dei tifosi sanniti è stata costellata di peripezie e delusioni. Circa novant'anni di storia fra i campi polverosi delle serie minori, passando diverse volte per l'anonimato del dilettantismo e l'onta del fallimento societario. Non proprio un'esistenza semplice. Ancora più complicato rintracciare la forza per entusiasmarsi. Poi la magia dello Stregone, il malevento perpetuo finalmente interrotto, e il triplo carpiato dalla Lega Proalla A in sole due stagioni. Voilà. Capolavoro in corso e inedito assoluto da affrontare per le aristocrazie del calcio italiano.

Eppure la tifoseria giallorossa (sannita ovviamente) non ha mai fatto mancare il proprio apporto. Alle prese con avversari - quelli delle categorie inferiori, meridionali in C, campane scendendo fra i non professionisti - che definire ostili per chiunque è puro eufemismo. Come la maggior parte delle squadre del suo livello, anche il Benevento riceve il primo sostegno ultras sul finire degli Anni 70: il primissimo gruppo organizzato prende il nome di Brigate Giallorosse. E sarà l'affinità cromatica, o forse lo straordinario impatto nei confronti di tutto il movimento da parte di una Sud romanista al proprio apice, fatto sta che l'asse portante della Curva del Santa Colomba diventa il Cucs. Non solo.

All'acronimo che sta tanto a cuore ad ogni romanista viene aggiunto 1983, per essere precisi. E tanto per gradire ulteriormente. Non è finita qui. Fino al decennio successivo, entrano in scena anche il Vecchio Cucs e i Mods. Si parla ancora del capoluogo campano, sgombrando il campo da equivoci. Appaiono poi anche Sconvolts, Teste Matte e Irriducibili. Per sgombrarlo definitivamente. Nel 1994 lo Stadio Santa Colomba fa registrare 25.000 spettatori per una partita di Interregionale, sia pure quella decisiva per la promozione in C2. Benevento ha 60.000 abitanti. Il trasporto popolare cresce, le sorti della squadra sembrano promettere bene: la C1 viene sfiorata più volte, fino ad essere riagguantata alla fine degli Anni 90. È il momento di massimo splendore del tifo sannita. Fino alla batosta inattesa. A una semifinale play off persa fra le polemiche contro il Crotone,fa seguito un nuovo fallimento societario e la retrocessione d'ufficio tramite il Lodo Petrucci. Gli ultras non accettano il verdetto e organizzano vibranti proteste, ma il resto della città resta inerte.

La squadra però trae nuova linfa per una rapida risalita e il tifo si ricompatta dietro lo striscione Curva Sud Benevento. Il Vigorito (nuovo nome dell'impianto, dedicato all'omonimo dirigente scomparso nel 2010) riduce la capienza a 16.000 posti, ma promette battaglia anche in A, dopo una serie cadetta sugli scudi. In Sannio il vento calcistico sembra cambiato. Le passioni immutate.