Fate una cosa romanista. Scriveva così, ieri, su questo giornale profumato di Roma, il nostro direttore nel suo splendido fondo scritto con il cuore (sia chiaro: lo scrivo perché lo penso non perché è il direttore). Impossibile non condividere. Serve fare una cosa da romanisti in questo momento in cui i risultati ci condannano, il mercato ci ha portato (fin qui, ci aggrappiamo a una flebile speranza) solo cattive notizie, l'ambiente contesta, nessuno si nega all'esercizio più volgare (per non dire di peggio) in voga da sempre nel nostro paese, quello di sparare sull'ambulanza giallorossa.

Noi di sicuro non spariamo a nessuno, figuriamoci sulla Roma. Ma ci permettiamo un suggerimento per questa Roma ora un po' in confusione. Volete fare una cosa romanista? La risposta ha un nome e cognome facili facili: Alisson Becker. Sì, proprio lui, quello che da qualche settimana a questa parte, sta a gioca' da solo, il vero, autentico, fuoriclasse nella rosa giallorossa. È sufficiente ricordare lo svolgimento delle ultime partite, per essere d'accordo. A paletti, il migliore in questa stagione in cui ci ha messo un amen a far dimenticare Szczesny che, lo ribadiamo per qualche smemorato disinformato, non è mai stato venduto dalla Roma per il semplice fatto che non è stato mai acquistato dalla società giallorossa.

Ma non è di questo che vogliamo parlare. Vogliamo invece che la Roma faccia di tutto e di più per garantirsi ancora a lungo questo fenomeno arrivato dalla stessa città e dallo stesso club dal quale fu preso un signore chiamato Paulo Roberto Falcao. Sì, sappiamo, come nel vocabolario di Trigoria (e non solo) la parola incedibile sia stata cancellata. Se arriva un'offerta un direttore sportivo ha il dovere di ascoltarla, valutarla, eventualmente accettarla (parole di Monchi). Ecco, fare una cosa romanista, in questo caso sarebbe dire vade retro Real Madrid, Psg, Liverpool (perché questi che lo vogliono), Alisson è nostro e ce lo teniamo stretto.

Si dirà: però in certi casi, sono gli stessi giocatori a spingere per andare via, convinti da contratti emireschi, garanzie per la famiglia, assegni per l'entourage che sistemano per generazioni. Verissimo, purtroppo. Ma, allora, per provare a evitarlo, perché, facendo una cosa romanista, non si prova a corteggiare, lusingare, convincere Alisson dicendogli che è la prima e imprescindibile pietra di un progetto che in futuro più o meno prossimo, si spera più, porterà a vincere?

Si ridirà: come farlo? Ribaltando le consuetudini di questo calcio sempre più business e meno passione. Di solito, da un po' di anni a questa parte, quando un calciatore si rende protagonista di un periodo di prestazioni positive, il relativo procuratore bussa alla porta della società, non aspetta neppure che gli venga detto si accomodi, si mette seduto e senza troppi preamboli dice: «Voglio un nuovo contratto, più lungo e più ricco, altrimenti porto via il giocatore». E le società, spesso e poco volentieri, sono costrette a dire sì. Ecco, la Roma faccia il contrario. Sia la società ad andare a bussare dal procuratore brasiliano del nostro fenomeno, aspetti che gli si dica si accomodi, si metta seduta e offra: «Siamo strafelici del rendimento di Alisson, ha un contratto ancora per tre anni abbondanti, vogliamo prolungarlo e adeguarlo, siamo pronti a garantirgli la fascia di capitano nel prossimo futuro e, soprattutto, siamo disposti a raddoppiare l'ingaggio perché su di lui vogliamo costruire un futuro più vincente del recente passato». Ci rendiamo conto che la Roma potrebbe pure dirci che stiamo facendo i conti con i soldi loro, ma ci rendiamo pure conto che questa sarebbe un'operazione romanista. Convinti pure che il ragazzo arrivato da Porto Alegre che ci descrivono come un professionista fantastico e una persona con valori solo condivisibili, potrebbe essere lusingato da un'operazione di questo tipo capac di convincere pure lui a dire vade retro Real Madrid, Liverpool, Psg.

E poi non ci sono soltanto le qualità, fantastiche, del portiere. C'è anche un altro motivo che potrebbe suggerire una strategia di questo tipo. Cioè Alisson già dal prossimo campionato potrebbe essere tesserato come comunitario. Entriamo nei dettagli. Partendo dal fatto che la signora Natalia, moglie del nostro, già dal gennaio 2017 è diventata nostra connazionale. Tutto fatto in quattro mesi, sfruttando la discendenza dalla nonna materna originaria della provincia di Vicenza. Anche la figlia della coppia ha già il nostro passaporto. In contemporanea sta andando avanti la richiesta della nostra cittadinanza per il portiere, in quanto, appunto, marito di un'italiana. Tre mesi fa, gli avvocati che stanno seguendo la vicenda anche per conto della Roma, hanno presentato al Ministero degli Interni l'istanza per l'estensione della cittadinanza. Da regolamento, il Ministero ha centottanta giorni per rispondere, ma c'è anche da aggiungere che l'ufficio che si occupa di queste cose ha molto lavoro arretrato (e come ti sbagli) e quindi esiste il rischio che i tempi si possano dilatare. In ogni caso si può prevedere con ragionevole certezza, che prima del prossimo campionato Alisson possa scendere in campo con il passaporto italiano. Non è roba di poco conto. Sarebbe la perfetta conclusione di una vicenda iniziata più o meno negli stessi giorni dello sbarco del giocatore a Roma. All'epoca, un avvocato romano prospettò a Walter Sabatini la possibilità di percorrere, con grandi possibilità di riuscita, la via per far diventare italiana la moglie del giocatore e poi, di conseguenza, Alisson. Partì l'iter che ha già ottenuto il passaporto per la signora Natalia e che, entro qualche mese, lo garantirà anche al nostro fenomeno. Un motivo in più per tenerselo stretto, anche se bisogna pure dire che il suo futuro status di comunitario avrebbe come conseguenza anche quella di aumentare ulteriormente il suo appeal e, anche, il costo del suo cartellino.

In ogni caso, in un momento come questo, il ragazzo arrivato dalla stessa città di Paulo Roberto Falcao, è un patrimonio che va salvaguardato e conservato. A lungo. Il più a lungo possibile perché siamo di fronte a un campione che può caratterizzare un'epoca. Sarebbe davvero insopportabile vederlo partire per altri lidi e andare a fare le fortune di qualche altra squadra. Nils Liedholm diceva che per costuire una squadra vincente, è necessario avere grandi portiere, centrale difensivo, il capo del centrocampo e il centravanti. Ecco, noi il portiere ce lo abbiamo. Può essere il primo passo. Ecco perché, cari signori della Roma, il nostro consiglio è telefonate al procuratore del brasiliano. Per tenervelo stretto. Sarebbe semplicemente una cosa romanista.