Era dal ritiro di Pinzolo che Eusebio Di Francesco stava studiando Mirko Antonucci, 18enne attaccante esterno, ieri lo ha buttato in campo, forse nel momento più delicato della sua gestione, al posto di Cengiz Ünder. Prima presenza nel calcio professionistico, 17' più recupero, e proprio nell'extra time il ragazzino lo ha ripagato con il preciso cross di sinistro, di prima intenzione, che Dzeko ha trasformato nel preziosissimo gol del pari. Facendosi perdonare il tentativo di pochi minuti prima, quando il bosniaco, provando un difficilissimo tiro al volo in spaccata aveva tolto palla proprio ad Antonucci, in campo da pochi secondi, impedendogli di segnare a porta vuota, al primo pallone toccato in serie A. Fosse stato un giocatore più esperto, gli avrebbe urlato di lasciargli la palla, ma tra il vecchio e il bambino, alla prima insieme - il bosniaco non c'era a Pinzolo, quando il numero 48 giocava le amichevoli - ancora non ci poteva essere così tanta confidenza.

Tre scudetti

La Roma lo prese 12enne, dall'Atletico 2000 - la stessa scuola calcio di un altro attaccante in campo ieri, Gianluca Caprari - in giallorosso ha vinto tre scudetti, uno per categoria: Giovanissimi (2015), Allievi (2016) e Primavera (2017). Un primato che condivide con l'amico Luca Pellegrini, il terzino che senza l'infortunio al crociato in ritiro (e la microfrattura alla rotula di dicembre) avrebbe esordito prima di lui, e invece ieri era davanti alla tv, e gli ha dedicato una Instagram Story, «Daje Hermanitoo» con tanto di cuore, prima ancora che il fratellino firmasse l'assist. In Primavera ha fatto sia l'ala che il fantasista, quest'anno De Rossi lo ha provato centravanti, specificando che l'idea gliel'aveva suggerita Di Francesco. Che lo aveva già chiamato 9 volte: la decima è stata quella buona.