Beati i popoli che non hanno bisogno di nuovi Lotito. E che in situazioni di crisi, non hanno l'istinto di rifugiarsi nell'uomo forte al comando. Il calcio, specchio del Paese, non può che replicarne le storture: ed ecco che per i suoi vertici Urbano Cairo, in veste di homo novus del calcio italiano, propone un'alleanza gattopardesca. Cambiare per mantenere tutto com'è. Tavecchio presidente della Lega Serie A, Lotito consigliere federale, Javier Tebas amministratore delegato. Chi? Javier Tebas, il presidente della Liga Profesional de Futbol spagnola.

L'avvocato 56enne è stato presentato come il "Re Mida" del pallone: sotto la sua guida il calcio spagnolo è stato estremamente valorizzato come prodotto commerciale in fatto di diritti tv. Tra i suoi meriti viene riconosciuto quello di aver convinto i club a vendere collettivamente i diritti televisivi, tanto che al suo arrivo la Liga prendeva dalle tv solo 800 milioni, mentre oggi si parla di un prossimo accordo da almeno 2,3 miliardi. Se la Serie A è un prodotto sottovalutato, è normale che i dirigenti si vogliano affidare a chi promette di fargli guadagnare più soldi. Ma siamo sicuri che il calcio italiano - inteso come movimento e non come ricavi messi a bilancio - abbia davvero bisogno di una figura così?

Gli affari e l'accusa di evasione milionaria

I lati oscuri della figura di Tebas sono numerosi. In primis il suo passato: il dirigente non ha mai nascosto la sua nostalgia per il regime franchista e i legami con formazioni neofasciste. Poi, i suoi affari: è indagato dal fisco per evasione di 5 milioni di euro attraverso la società Audiovisual New Aged, di cui era amministratore unico. Suo figlio lavora nella campo della compravendita dei diritti tv e Tebas stesso è socio in affari di Jaume Roures, che è anche il numero uno della Mediapro, l'azienda che ha presentato un'offerta in busta chiusa come indipendente alla Lega. Tra l'altro, la sua posizione di ad non sarebbe del tutto coerente col suo passato, visto che è stato un oppositore dei quattro posti in Champions per l'Italia e che è inviso agli ambienti Fifa e Uefa. Ma in cambio di 1.2 milioni l'anno sarebbe pronto a rivedere certe posizioni.

La guerra ai tifosi e la commercializzazione del calcio spagnolo

Il suo curriculum di "Re Mida" del calcio spagnolo può essere letto anche dall'altro lato: quello dei tifosi. Che hanno subito, sotto la sua guida, l'imposizione di orari assurdi in favore del mercato asiatico: in Liga si gioca anche alle 12, alle 13, alle 16.15 e alle 18.30, senza disdegnare il venerdì e il lunedì. Che hanno visto, al contrario di quanto si racconta, stadi costantemente semivuoti (27mila spettatori di media contro i 25mila della Serie A) e multe per le società che non riempono abbastanza la tribuna che si vede in televisione. Che si sono visti imporre nuove regole contro gli sfottò e i cori allo stadio (che tanto ricordano l'ipocrita periodo della "discriminazione territoriale" qui in Italia), così come un clima di caccia alle streghe verso le tifoserie organizzate, con tanto di selezione all'ingresso degli stadi operata sulla base dell'abbigliamento del singolo tifoso e divieti immotivati verso bandiere e striscioni innocui. Come se non bastasse, i tifosi spagnoli hanno dovuto assistere, proprio qualche giorno fa, all'arrivo di una serie di giocatori sauditi in sette club in virtù di accordi economici segreti tra Liga, società e fondi arabi. Infine, sotto la guida di Tebas, i prezzi del calcio sono saliti alle stelle e impediscono di andare allo stadio a migliaia persone. Prezzi alti, stadi vuoti, tifosi lontani. Ma la priorità di Tebas, ovvviamente, è stata quella di espandere il brand nel mercato asiatico. Re Mida? Non proprio.