Con i sassi che gli tiriamo contro, un genio costruisce nuove strade per noi. Se a San Siro la Roma ritroverà se stessa e se a trascinarla sarà quell'indobelga con la cresta colorata, l'aforisma di Paul Eldridge troverà un'altra volta la più concreta applicazione pratica. Resta da capire se davvero Radja Nainggolan sia un genio e se quelle che periodicamente gli scarichiamo addosso siano (metaforiche) pietre o buffetti che lui neanche sente. Ma questo periodo buio della Roma eppure così sovraesposto, tra brutte figure sul campo, bestemmie perse nel fumo dell'alcol e delle sigarette, abbronzature sfoggiate su Instagram e la frustrazione di chi ancora una volta capisce che non ce la sta facendo, avrebbe messo sotto pressione il più temprato dei guerrieri. E pure il Ninja ne ha risentito. Ma adesso aspetta solo una cosa: no, non l'assegno di un nuovo contratto in ideogrammi cinesi, ma che l'arbitro alle 20,45 di domenica sera fischi l'inizio della partita tra l'Inter e la Roma. La sua Roma.

Lì dove l'erba luccica e tira forte il vento (ci saranno zero gradi domenica sera a Milano), sulla vecchia terrazza (del terzo anello) saranno in duemilatrecento e saranno tutti pronti a perdonare Radja per quel video malandrino se lui farà esattamente quello che ha in mente: prendere la squadra per mano e portarla alla vittoria. In qualche modo è una vigilia simile a quella del derby: anche quella sfida gli si era caricata di tanti significati che lui tradusse in un attimo in un gol alla Nainggolan - taglio chirurgico nel cuore della difesa avversaria e destro violento in uno degli angoli della porta - e in una prestazione da incorniciare. Quando sale la pressione Radja fa così: risolve lui. L'energia dei cattivi pensieri convogliata dentro luminosi sentieri.

Alla Cina non pensa, anche se in qualche modo l'hanno costretto a pensarci. Lui non ha mai pensato di lasciare Roma anche se il ventilato assegno annuale da tredici milioni di euro netti un paio di riflessioni le avrà autorizzate. Così com'è accaduto per la Roma. Nessuna offerta scritta e registrata da prendere in considerazione, ma se un professionista ti prospetta una quotazione monstre per un gioiello a cui comunque tieni, almeno lo ringrazi per il pensiero e non gli butti giù il telefono. Ma la Cina è lontana.

Milano invece è vicinissima e sull'A1 correranno veloci i desideri di riabilitazione. Il gruppo è solido, al netto dei nervosismi che un insuccesso si porta dietro. Lunedì c'è stata una bella riunione aperta ai dirigenti in cui parole sagge hanno dato forma ai pensieri positivi. Tutti sanno che c'è una sola cosa da fare per uscire da questo tunnel e passa attraverso i tre punti da sommare in classifica ai 39, quasi tutti allegramente fatturati fino a metà dicembre. E per vincere servirà tutto: la testa, il fisico e la prestazione. Molto ci sta pensando Di Francesco con qualche variante che potrebbe interessare proprio Nainggolan, e non solo. Altrettanto dovranno fare gli undici chiamati in campo dal primo minuto e i tre scelti per finire il lavoro e pure gli altri nove convocati e magari anche quelli che resteranno a Roma. Per uscirne la Roma deve fare la Roma, quel kolossal di tempra, anima, sentimento e bel calcio che a volte ci fa pensare di essere i più belli, anche se non dura mai troppo. E sarebbe più bello farlo davanti a Spalletti, uno che ci ha provato anche lui a farci vincenti e anche lui s'è arreso.

Per vincere con l'Inter il primo che avrebbe voluto con sé era proprio Nainggolan. Pacchetto completo: quello che nelle feste e quando gioca dà il meglio/peggio di sé, risultando sempre il migliore in campo. Dicono che è facile amare uno così. Ci fidiamo e restiamo appesi alla domanda che sempre in questi casi ronza in testa: senza certi eccessi sarebbe stato più forte o forse avrebbe abbassato anche quella carica di passione che in certe anime si alimenta anche negli eccessi? Beato chi ha una risposta. Lui conosce una sola via: il cento per cento. E a Roma sta dando tutto quello che ha. Qui vorrebbe stare per sempre, anche se per sempre è un luogo e un tempo sconosciuto nel calcio. La Cina no, non gli interessa. A muoverlo sarebbe l'assegno, ma per uno così i soldi non sono mai stato tutto. La sua prossima sfida è Milano, poi ci sarà Genova e ancora Roma. Vuole esserci sempre, staccare mai. La giornata di squalifica che gli ha dato la Roma dopo la sbronza in diretta Facebook non ha tolto purtroppo la diffida che gli aveva comminato il giudice sportivo. Al prossimo giallo andrà a soffrire di nuovo in tribuna, magari con la moglie e non tra Monchi e Totti, come ha accettato di fare con l'Atalanta a definitiva conferma che il primo a rendersi conto dell'errore commesso è stato proprio lui. Ma ora sogna lo sberleffo geniale. Guardate la foto qui sopra: con più capelli non sarebbe Einstein?

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