Decine di bandiere sventolanti con l'effigie del Leone di San Marco. Un grande striscione con lo slogan rigorosamente in veneto: «Venezia... Forsa!». Raccolte di fondi per aiutare la popolazione sommersa dall'acqua alta. Moti di solidarietà nati spontaneamente in luoghi spesso vicini eppure lontanissimi, per antagonismo sportivo o fra tifosi. E proprio dove il tifo viene vissuto nel modo più passionale e le rivalità diventano più accese: nelle Curve. Quelle del Padova e del Vicenza nel calcio, di Treviso e Sassari nel basket. Nemiche ataviche dei veneziani. Ma di fronte al dramma che ha colpito la città fra i canali, non c'è rivalità che tenga. "Ci aspettavamo una mobilitazione di tifoserie gemellate, abbiamo assistito anche a un coinvolgimento senza precedenti di quelle avversarie". Ad ammetterlo è uno degli esponenti di spicco della Curva del Venezia: per tutti è Pippo, all'anagrafe Filippo Bocalon, un cognome che da quelle parti ha una valenza importante anche per il calcio giocato. "Sono il cugino di Riccardo", ci rivela. Ovvero dell'attaccante arancioneroverde, oltre cento gol in carriera, un'apparizione fugace da giovanissimo anche nell'Inter dell'era Mourinho, in una nidiata che sfornò fra gli altri Destro, Santon e Balotelli.

Tuo cugino in campo, tu sugli spalti: una famiglia nel segno del Venezia...
"Seguo la squadra della mia città da sempre, ma non è la sola che ho nel cuore".

Ne hai altre?
"Una: la Roma".

Un veneziano romanista non è molto usuale...
"Mia madre è romana, tutto quel ramo della famiglia è ancora nella Capitale, ho anche qualche parente più o meno famoso".

Chi?
"I nipoti di Aldo e Lella Fabrizi, quelli che gestiscono il noto ristorante".

Romanisti anche loro?
"Rigorosamente. Per anni sono stati abbonati all'Olimpico".

Della Sora Lella si dice tifasse per un'altra squadra...
"In realtà non seguiva il calcio, quando ci vedevamo tutti insieme non ha mai partecipato a discussioni o sfottò, che sono parte fondamentale dell'essere tifoso".

La giustizia sportiva sembra andare in direzione opposta...
"Una follia. Gli insulti ci sono sempre stati e in passato non si è mai scandalizzato nessuno".

Come si esce dall'equivoco?
"Dando risalto a quanto accaduto negli ultimi giorni. La rivalità è il sale e del tifo, ma riguarda l'evento sportivo e va in soffitta quando le questioni diventano serie. E vorrei aggiungere una cosa se permetti".

Prego...
"Gli striscioni, i messaggi, le raccolte fondi sono arrivate da chi frequenta le Curve, non altri settori".

Dai tanto vituperati ultras...
"Non è nemmeno la prima volta che succede. Quando le popolazioni sono in difficoltà, sono loro a mobilitarsi. Spontaneamente".

Cosa ti aspetti dai veronesi?
"Goliardia, come nel loro costume. Ma mica mi offendo. Gli stessi padovani e vicentini che hanno esposto messaggi di solidarietà, sono gli stessi che torneranno a fare cori sulla Fenice e sull'alta marea. E trovo giusto che sia così".

E i romanisti?
"Ne sento tanti quotidianamente, pronti a offrire il proprio aiuto. Tanto per chiarire il concetto di prima, scommetto che sarebbero i primi a correre in soccorso dei napoletani, se questi ne avessero bisogno".

Ultimamente sono finiti nell'occhio del ciclone...
"Sono andato spesso in trasferta con loro e in ogni città del Nord ci cantavano "romano bastardo" o "terun". Ma nessuno si è risentito".

Sono previsti anche aiuti concreti dagli ultras?
"I gruppi della curva veneziana si sono dati da fare. A Treviso hanno avviato una raccolta fondi. Ma per ora non abbiamo avuto necessità di "manodopera esterna", se così si può dire, perché la mobilitazione della cittadinanza è stata senza precedenti. Potrebbe esserci bisogno di sostegno in seguito, per ripristinare la normalità".

Anche i giorni scorsi non devono essere stati semplici per voi...
"Ho 47 anni e non avevo mai visto una cosa del genere. Un'acqua più alta si era vista solo nel 1966. Ma abbiamo dato tutti una mano: noi che lavoriamo con le barche-taxi abbiamo offerto servizi di navetta gratuiti, gli altri hanno contribuito a svuotare case o negozi allagati. Tutti hanno dato una mano".

Anche quelli che non ti aspetti...
"Che non si aspetta chi non conosce le Curve. Io non avevo dubbi".