«Anche grazie alla Vis Nova ho vinto lo scudetto con il Bancoroma». Valerio Bianchini, che con il Bancoroma ha vinto anche una Coppa dei Campioni e una Coppa Intercontinentale, raggiungendo probabilmente il picco dello sport romano, non solo del basket, a livello di discipline di squadra, ti sorprende sempre. Sia per le cose che ha da raccontare, sia per la vitalità e la modernità dello sguardo che ha sul presente ancora oggi, a 76 anni niente affatto dimostrati. È presidente onorario della Vis Nova e, appunto, appena ne parla ti sorprende.

In che senso ha vinto lo scudetto grazie alla Vis Nova?
«Perché alla Vis Nova si è formato cestisticamente Fulvio Polesello, giocatore fondamentale nel mio Banco per due motivi. Intanto perché era un ottimo lungo. Sapere di avere in squadra lui e Kim Hughes, americano, mi consentì di fare una scelta in controtendenza rispetto a quel momento storico, dove chi vinceva puntava su un playmaker italiano e dove gli americani si mettevano sotto canestro. I migliori play italiani, Brunamonti, Marzorati, che avevo avuto a Cantù, e Caglieris, non si muovevano. Ma, essendo già coperto sotto canestro proprio grazie a Polesello, per il secondo straniero potei andare su un playmaker. E arrivò Larry Wright. Ma senza Polesello, non ci sarebbe stato Wright. E senza la Vis Nova, non ci sarebbe stato Polesello».

Oggi cos'è la Vis Nova?
«È una società composta da persone che hanno ancora la canotta da giocatori di basket sotto la camicia e la giacca. E questo fa la differenza. Quando l'avvocato Massimo Coccia, che conosco da anni, mi ha parlato di ciò che stavano facendo, ho accettato subito con grande entusiasmo».

Che cosa l'ha colpita?
«Ho visto tanti imprenditori che hanno preso le squadre di basket e stop. Qui invece c'è una società che prima ha preso, anzi, ha ripreso la Vis Nova, e poi ha anche pensato a dotarla di una struttura. Una impresa che a Roma non è facile e non è scontata. Anzi, più mi giro e più vedo campi sparire. Ho visto sparire il vecchio campo del Foro Italico, diventato aula bunker, e poi altri campi storici di Roma. Ho visto resistere la Stella Azzurra di Germano D'Arcangeli, sto vedendo sparire, è un delitto, il Palazzetto di Viale Tiziano. Vedere un campo che nasce, peraltro in un quartiere come San Lorenzo, mi regala solo gioia».

Una situazione quasi antistorica.
«Sì. E da sostenere. Ma voglio essere ottimista. Questo fatto avviene nell'anno in cui la Virtus Roma è tornata in Serie A e ha anche iniziato molto bene il campionato, riportando tanta gente all'Eur. Voglio quindi sperare che un po' tutta la città possa rilanciarsi».

Il suo ruolo sarà quello di presidente onorario.
«Sì, ma, fermo restando che qui c'è tutta la competenza e tutta l'organizzazione che serve, sarò spesso presente. L'idea di respirare basket, di vedere giovani crescere e giocare, mi entusiasma sempre. Ci sarò spesso anche per ringraziare questo gruppo per aver pensato a me».