I più ottimisti lo definiscono restyling, mentre i pessimisti usano termini come "addio" e "fine di un'epoca". Quello che è certo è che nella manovra approvata alla fine del 2018, una parte del testo è relativa alla riforma dei "concorsi pronostici sportivi". Un intervento che, secondo il governo, risponde alla logica di supportare, nell'ambito del mercato dei giochi, quelle tipologie che presentano l'assenza di rischi legati al fenomeno del disturbo da gioco d'azzardo. Il Totocalcio, in particolare, secondo quanto rileva in una relazione il Governo, presenta le caratteristiche tipiche dei giochi non affetti da tali tipologie: socialità; gioco con alta competenza e bassa alea; non ripetitività compulsiva della giocata; durata della giocata; partecipazione ad un montepremi da suddividere tra i giocatori.

Quindi per il suo rilancio, o come lo si voglia definire, si prevede un unico prodotto, con l'aumento delle possibilità di vincita e la possibilità di farne pubblicità in deroga al decreto dignità. Si prevede anche una ristrutturazione della ripartizione della posta di gioco che favorisca l'interesse dei giocatori, attraverso l'aumento del payout e una razionalizzazione delle formule di gioco. Payout tra il 74 e il 76%, mentre ai concessionari andrà il 5%, e l'8% ai punti vendita. L'organizzazione del gioco e la gestione delle relative concessioni sarà a cura dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, mentre la raccolta sarà a cura Sport e Salute Spa (ex Coni Servizi), a cui andrà una percentuale tra l'11 e il 13% della raccolta. Fine quindi di Totogol, "Il 9" e, soprattutto, Totocalcio. Secondo quanto dichiarato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, nei giorni della discussione della manovra: «La notizia che vogliamo abolire il Totocalcio è esattamente il contrario di quello che stiamo facendo. Vuole essere uno strumento che, se rilanciato, contribuisce a finanziare il mondo dello sport come in passato. Questo perché gli introiti restano nel mondo dello sport.

Il Totocalcio così come è adesso - ha aggiunto Giorgetti in un'altra occasione - è uno strumento morente. È un'idea romantica: oggi non rende più niente, ai concessionari non interessa più, ci sono altre forme di scommesse. Noi invece vorremmo restituire allo sport i proventi del Totocalcio. Magari gli stessi sportivi potrebbero aiutarlo a riemergere. Così come è adesso può anche chiudere». In attesa del restyling, nel 2018 Totocalcio, Il 9 e Totogol hanno incassato oltre 13,6 milioni di euro, un dato in calo del 20,6% rispetto al 2017. Tra gennaio e dicembre, il Totocalcio ha ottenuto la parte più consistente delle giocate (pari a 10 milioni e il 73,5% della raccolta totale), ‘Il9' 3,4 milioni di euro (il 25%) mentre il Totogol ha raggiunto 250 mila euro (1,5% del totale). Il 2017 si era chiuso con una raccolta complessiva di 17,3 milioni di euro.

La storia

La schedina, nata nel 1946 da un'idea del giornalista Massimo Della Pergola, ha davvero fatto parte della storia del Paese grazie anche a vincite miliardarie (c'erano ancora le lire) come i cinque miliardi e mezzo vinti nel 1993 a Crema. Probabilmente, l'invenzione di Della Pergola sarebbe rimasta lettera morta se non avesse trovato il sostegno di Giulio Onesti, nominato nel dopoguerra commissario straordinario del Coni. Chiamato per liquidarlo, rilancia l'Ente nella nuova Italia. Nel novembre 1945, soppressi i contributi statali all'ente sportivo, Onesti ideò la gestione dei Concorsi pronostici sugli avvenimenti sportivi attraverso la Sisal, con l'introduzione del Totocalcio, passato nel 1948 sotto la gestione diretta del Coni. Il Totocalcio ha rappresentato un fenomeno di costume italiano, anzi, a volte, l'Italia stessa. Il sogno di riscatto individuale e collettivo in un paese uscito più che a brandelli dalla tragedia del secondo conflitto mondiale. Un oggetto concreto sul quale far convergere le nostre speranze, passate indenni per il boom, la congiuntura, i rabbiosi e cupi anni '70, gli '80 degli yuppies, i rivoluzionari '90 e l'avvento del nuovo millennio.

Negli anni, ormai, il Totocalcio è andato spegnendosi, rimpiazzato nelle preferenze, e nei sogni milionari, degli italiani dalle bollette on-line e dai centri scommesse. I mille nuovi concorsi da grattare e indovinare difficilmente potranno ispirare la fantasia popolare come quel pezzo di carta con le 13 partite della domenica. Una scheda dove l'amore per la propria squadra (sempre vincente sulla carta) cozzava con la logica e con la conoscenza del calcio. Un oggetto, la schedina, che favoriva anche la socializzazione e la condivisione. Un aspetto che, forse, ne ha segnato il destino in un mondo sempre più individualista. Oggi la schedina è un oggetto quasi sconosciuto per i giovanissimi. Presto sarà solo un ricordo. Non sembra un caso che il Totocalcio sia nato assieme a una nuova Italia, nell'anno del referendum che sancì la svolta repubblicana e che esca di scena mentre un'altra Italia dai contorni indefiniti e oscuri sembra affacciarsi all'orizzonte.