Var & eventuali

A Bergamo ancora polemiche arbitrali: urge sintesi tra Var, commi e soggettività

Atalanta-Roma torna teatro di polemiche arbitrali: dopo il Napoli, tuona ancora Gasp. La Var ha peggiorato il calcio? Dibattito aperto, ma certamente "i Var" sono fallibili

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
05 Gennaio 2026 - 07:00

Atalanta-Roma torna teatro di polemiche arbitrali come nella passata stagione quando a infuriarsi sulle interpretazioni e le spiegazioni, con Sozza e poi Rocchi, era stato Claudio Ranieri. Non se ne esce, dopo Roma-Napoli torna a tuonare Gian Piero Gasperini, con il supporto di Svilar, protagonista della rete convalidata a Scalvini alla New Balance Arena nonostante diversi dubbi su una carica e un possibile tocco di braccio del difensore nerazzurro nell’immediatezza della realizzazione del gol. 
Ma siamo alle solite, va sottolineato: nella quasi unanimità di giudizio - negativo - della stampa del giorno dopo (eccetto per la Gazzetta dello Sport, Fabbri e Maresca e Di Paolo escono dalla gara di Bergamo con le ossa rotte), l’episodio resta ancora in quella zona grigia che nel calcio così com’è non si risolverà mai. Anzi, con la specificità tecnologica l’asticella della soggettività è solo più alta e più mutevole. E più visibile al grande pubblico. Anche a distanza di due o tre replay. Motivo per il quale, sottolineiamo anche questo, Var e arbitri che devono decidere su episodi controversi, complicati da un regolamento pieno di fattispecie e «commi» (cit.), hanno il compito più gravoso. 8 minuti di review per due episodi significa che anche loro avevano eccome diversi dubbi. 

Aspettiamo Rocchi o chi per lui a Open Var nell’ “anticipo” di questa sera: sui due episodi della New Balance Arena, checché ne dicano Svilar, Gasperini, Marelli e i quotidiani è presumibile - specie sul gol di Scamacca, sul quale, grazie a un regolamento discutibile c’è maggiore chiarezza - che l’Aia si allinei a Fabbri e Maresca. Vedremo se verrà meno la sacralità del portiere nella sua area (o se solo a volte...). Ma urge arginare i confini tra tecnologia e interpretazione. Possibilmente a bocce ferme e non ogni maledetta domenica. 

La Var, intesa come tecnologia, ha peggiorato il calcio? Dibattito aperto, ma nell’era degli smartphone accesi sul mondo è inimmaginabile un ritorno agli Anni di 90° minuto e delle battaglie sulla moviola. Di sicuro i Var (intesi come esseri umani) sono fallibili, a volte approssimativi o fragili. E questo fa parte del gioco. La richiesta di uniformità di giudizio, a volte anche nella stessa partita, è una sconfitta in partenza (Fabbri fischia una “carichetta” su Carnesecchi di Mancini alla mezz’ora del secondo tempo, a dar ragione a Svilar...). La confusione che regna sovrana, alimentata pure dai protagonisti in campo e nelle poltrone in tv che spesso, nonostante stipendi faraonici, dimenticano o dimostrano di non conoscere a fondo il regolamento e vanno per sentito dire o vecchie regole o consuetudini («il portiere toccato nell’area piccola è fallo», dice sempre Svilar). Nel frattempo, punto dopo punto, scorre il tassametro del piazzamento in classifica di zona europea vitale per tutti.

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