Non sembra vero che Francesco Totti non figurerà tra i convocati, tra gli squalificati o tra gli indisponibili del derby Roma-Lazio. La Partita, per chi ha vissuto gli anni di Totti, o una delle Partite, se allarghiamo il discorso alle squadre "strisciate". Il derby negli ultimi venticinque anni lo ha vissuto sempre fortemente, Totti, tra gioie e dolori, quelle di quando si è vinto ed è stata una goduria, quelli di quando si è perso e si è tornati a casa sconfitti, ma sempre fieri di essere nati romanisti. Sembra passato un secolo dall'11 gennaio 2015, ma sembra ieri quel pomeriggio di quasi due anni fa. Il giorno dell'ultimo (gli ultimi) gol di Totti in una stracittadina, atto finale nei derby da protagonista sul campo. La Roma di Garcia è seconda, a -1 dalla Juve,ci crede. La Lazio però è appaiata al Napoli al terzo posto, a -9 dalla Roma (torna spesso il -9). I biancocelesti guidati da Pioli hanno strapazzato la Samp in casa,la settimana prima, mentre la Roma ha espugnato Udine grazie a un gol-non gol-gol di Astori contestatissimo, tra parallassi e proiezioni trigonometriche di improvvisati matematici. Non parte affatto bene la Roma, perché Candreva fa quello che vuole in avvio e rischia di portare in vantaggio la Lazio. E avviene al 24', quando una palla persa sulla tre quarti laziale permette a Felipe Anderson di correre indisturbato sull'out di sinistra fino al limite dell'area e servire un assist al bacio per Mauri,che nel frattempo si è inserito come il burro nella distratta difesa romanista e batte di sinistro De Sanctis da tre metri. Passano solo 4 minuti e arriva il raddoppio: ancora Anderson raccoglie un tocco di tacco all'indietro di Mauri e scaglia un sinistro dalla distanza tra mille gambe. Palla all'angolino e De Sanctis ancora battuto. Si va al riposo con un pesante passivo,ma il derby, si sa,può cambiare storia in qualsiasi momento.

Gli uomini di Garcia, tutti da insufficienza piena fin lì, si rimboccano le maniche. Pronti via e al 3' minuto si riapre il match. Sul vertice sinistro dell'area di rigore Ljajic esce palla al piede e scarica su Strootman, cross basso millimetrico, a girare, dall'altra parte della Terra. Sbuca Totti,la palla è perfetta,facile, va solo spinta in rete perché la diagonale di Radu non è delle più precise. Piatto destro, a destra di Marchetti: 1-2. Decimo gol in un derby e staccati Delvecchio e Da Costa. Cambia il volto ad ogni cosa: Iturbe dalla distanza con un bel sinistro infiamma l'Olimpico, la Roma macina calcio. La Lazio però è ancora viva e i giallorossi concedono qualcosa. A Mauri, che con un tocco da pochi metri colpisce in pieno il palo. Sospirano i romanisti. È colpa del palo: De Rossi per vie centrali allarga su Holebas, a sinistra. L'azione è molto simile al gol dell'1-2: quando parte il traversone del greco, bello come un capitello dorico, ionico e corinzio, l'area è affollatta da Pjanic, Totti e Iturbe. Vincono di Radu, si dice, e si distrae di nuovo il 26 biancoceleste. Il Capitano intuisce la lunga palombella e si allarga ancora là dove non osano le aquile, ma i lupi.

Dove solo lui immagina. Non la prende, non può. Come fa? È finito, è vecchio, una volta forse, ma Van Basten o Ibra, un acrobata. È appesantito, dove crede di andare? Ha una certa età. Zitti tutti.Non dite una Parola che non sia d'amore. «Facci tremare il cuore, facci smettere di respirare». E per un attimo nessuno ci ha capito niente là allo stadio. E a casa, com'è finita? L'ha presa quella palla? L'ha toccata al volo quel tanto che bastava per superare Marchetti e metterla nell'unico angolo di cielo, e di porta, disponibile? Zitti tutti,di' soltanto una Parola e noi saremo salvati. Francesco Totti figurina Panini. In mezza rovesciata gliel'ha fatto, copertina di un libro chiamato "Calcio". Ancora record: 11 gol alla Lazio, come Piola, sì, leggete Il Romanista .The King of Rome is not dead. Il salto del cartellone pubblicitario, sa ancora saltare la staccionata, e poi corri, ragazzo, laggiù, verso la tua curva, «Totti è la Roma», spalanca quelle ali e vola verso il popolo. La foto che ha fatto il giro del mondo, quel bacio un po' "monello" immortalato nell'iPhone. Il selfie di Roma. Solo davanti alla curva. E tutto il mondo fuori. E poco importa, adesso, mentre descriviamo quel gesto, anzi quelle gesta, che la Roma si spense dopo il pareggio,appagata di essersela rischiata e di averla svangata,ancora una volta grazie a lui, Francesco Totti, luce sui tetti di Roma e tappo. Sì, di champagne.