Aveva decisamente ragione Adani l'altra sera quando, discorrendo con Cassano, Vieri e Ventola, si mostrava sorpreso per il vento che all'improvviso ha preso a spingere Fonseca dopo due partite in cui la Roma ha fatto davvero poco per vincere. Potenza inebriante del risultato sui commentatori italiani. Fa sorridere a pensare che il numero delle azioni offensive della squadra giallorossa a Parma (69), in una partita in cui la Roma ha perso due a zero abbandonando probabilmente i sogni di qualificazione in Champions League attraverso il campionato, sia superiore alla somma delle azioni offensive registrate contro Ajax (27), Bologna (37), due partite vinte. C'è stata sicuramente una forte componente di casualità nelle ultime due vittorie della Roma, sia ad Amsterdam sia domenica sera. Le gare avrebbero potuto prendere una piega differente se non ci fossero stati gli errori degli attaccanti avversari, ma tutte e due le volte poi la Roma ha legittimato la vittoria grazie anche alla brillantezza delle sue soluzioni offensive.

La croce della comunicazione

Resta il paradosso della comunicazione intorno all'allenatore romanista, messo in croce per quasi tutta la stagione nonostante risultati importanti almeno finché ha avuto a disposizione gran parte della rosa della squadra, poi deriso, umiliato e indirettamente insultato (sarebbero stati i suoi giocatori a farlo, sic) dalle vergognose cronache degli spogliatoi («Invenzioni!», ha tuonato lui, senza che nessuno abbia avuto il coraggio di smentirlo portando la prova di una qualche testimonianza) dopo che la squadra ha perso contatto con i primi posti della classifica nel momento in cui, però, le sono venuti a mancare Mkhitaryan, Veretout e Smalling, la vera spina dorsale della squadra. Poi, due vittorie un po' fortunose hanno fatto nuovamente cambiare idea a tutti. Nessuno che abbia più il coraggio di tirare fuori i nomi dei probabili sostituti, gli sciacalli sono tornati a nascondersi dentro le loro tane in attesa di tempi migliori, il rischio della figuraccia in caso di affermazione europea della Roma li ha spaventati come quando in qualche documentario del National Geographic arriva il bisonte o si arrabbia l'elefante.

Pessimo primo tempo

La prova della Roma contro il Bologna è stata decisamente insufficiente, almeno nel primo tempo. Quando la palla era in gestione della Roma non si riusciva a costruire dal basso, non si trovavano le linee di passaggio, a sinistra Fazio e Perez non avevano alcun appoggio da Diawara e Pedro, a destra Mancini e Reynolds non trovavano mai i tempi con Perez e Villar e c'è voluto un lancio dritto per dritto di Ibanez verso Mayoral per bucare la linea difensiva piazzata a metà campo di Sinisa Mihajlovic, la cui faccia a fine partita valeva più di un editoriale. Calcisticamente parlando, il vantaggio della Roma all'intervallo non era giustificato. Poi, nel secondo tempo, la Roma ha legittimato il risultato gestendo con autorevolezza il gioco, non lasciando occasioni agli attaccanti del Bologna, palleggiando con disinvoltura sia dal basso sia sulla tre quarti avversaria, sfruttando probabilmente anche il vistoso calo di rendimento atletico degli emiliani. Non è dunque in discussione la bontà della vittoria con il Bologna (quante volte la Roma quest'anno, Parma compreso, ha perso partite che ha gestito per gran parte del tempo?), ma il mistero gaudioso che balla intorno a una domanda: che cosa si deve pretendere da un allenatore?

Che deve fare Fonseca

Per quanto ci riguarda pensiamo che Fonseca dovrebbe rimproverare ai suoi giocatori soprattutto la mancanza di concentrazione che anche contro il Bologna ha messo a rischio una vittoria che invece doveva essere nelle cose. Date un'occhiata alle grafiche nella pagina accanto (le grafiche saranno pubblicate nel pomeriggio sui nostri account Instagram e Twitter) per capire di che cosa parliamo. Si tratta di movimenti preventivi, di necessità di concentrazione, di un metro in più o un metro in meno da coprire che può valere tre punti in campionato e magari una storica qualificazione storica alle semifinale di Europa League giovedì sera. Fonseca non dovrebbe permettere che qualche suo giocatore possa rimettere in discussione tutto il lavoro svolto da un atteggiamento superficiale. Qui, secondo noi si appuntano le sue maggiori responsabilità. Per essere ancora più chiari: come può Peres non sapere ancora come posizionarsi per chiudere il varco interno in un taglio esterno del suo avversario? Come può Reynolds, schierato sui calci piazzati a presidio del palo più lontano, avanzare di un metro senza mai girarsi e guardare che cosa succede alle spalle? Come è possibile che un veterano come Fazio su una palla scoperta non faccia il passo indietro nel tempo giusto e lasci solo alla precisione del lancio dell'avversario il diritto di decidere se la Roma possa restare in vantaggio o meno? E come è possibile che Karsdorp non si renda conto che Soriano è sfilato le sue spalle e se Juwara azzecca il cross a 10 minuti dalla fine il Bologna trova il pareggio che avrebbe allontanato ulteriormente la Roma dalle prime sei posizioni? Questi errori giovedì sera non saranno tollerabili. Ci rifiutiamo di credere che l'allenatore non lavori su questi dettagli. Riteniamo assai più probabile che siano i giocatori a volte a dimenticarsi dei loro compiti. E se invece hanno davvero bisogno di un martello in panchina che li richiami continuamente ai loro doveri allora lasciassero a fine mese quella parte dello stipendio che attiene all'amor proprio e alla professionalità.

L'importanza dei titolari

Ad attenuare le preoccupazioni (la gara di giovedì, come ha ricordato più volte Fonseca, non è per niente facile, soprattutto se gli olandesi dovessero ritrovarsi in vantaggio) resta la consapevolezza che la posta in palio sarà tanto alta che nessun giocatore potrà permettersi di abbassare la soglia dell'attenzione. In più saranno al loro posto dal primo minuto giocatori come Cristante e Veretout, Pellegrini e Mkhitaryan, Dzeko e Mancini. Peccato per Spinazzola e Smalling, per non parlare di Zaniolo: la Roma al completo, lo sosteniamo da inizio stagione, avrebbe potuto covare l'ambizione di lottare anche per le prime posizioni della classifica. Ma resta la consapevolezza che tanti giocatori buoni tutti insieme possono garantire un altissimo livello di rendimento sotto la guida di un allenatore bravo e di grandissimo spessore umano come Paulo Fonseca.