Sorrideva felice Fonseca alla fine della partita con il Braga: si è portato a casa la soddisfazione del generoso riconoscimento dei suoi connazionali (Carvalhal ha detto che la Roma è una delle favorite per la vittoria finale), la consapevolezza di aver passato il turno senza mai soffrire contro una squadra ostica (che nel suo campionato segue ad appena un punto di distanza il Porto che ha battuto la Juventus) e soprattutto ha passato un altro ostacolo dovendo fare i conti con un incredibile numero di assenti tutti concentrati nel reparto arretrato. Tanto da costringerlo a presentare con il Braga una difesa a tre composta da un solo difensore, Mancini, più un centrocampista, Cristante, e un esterno, Karsdorp, con conseguente spostamento da destra a sinistra di Bruno Peres e, dal centro alla fascia destra di Veretout, privando così anche il reparto centrale dell'univo vero incontrista della rosa. L'unica ciambella che non gli è riuscita col buco è quella della circolarità dell'alternanza tra Dzeko e Borja Mayoral. Logico che si sia esposto anche a qualche critica: stavolta sembrava a molti osservatori (compreso chi scrive) credibile, anzi auspicabile, la scelta di spezzare l'alternanza tra i due confemando lo spagnolo dal primo minuto in Europa League e lasciando però al bosniaco il palcoscenico dell'importantissima gara di domenica col Milan. Ma la sua decisione di schierare Edin l'altra sera ha confermato la teoria per cui nella sua testa ormai il titolare delle gare più importanti sia proprio Mayoral. E adesso neanche si può più sperare in un cambiamento last minute: l'infortunio sofferto su quell'ultima palla rincorsa toglie di mezzo Dzeko dai candidati a una maglia da titolare. Questo è, e ognuno dei nostri lettori è libero di farsi la propria opinione al riguardo.

Musica, Maestro

Ciò che invece è incontestabile, e ne avevamo fatto cenno anche la settimana scorsa, è che ormai in questa Roma chiunque entra sembra destinato a far bene almeno nella generale valutazione di una prestazione. Poi si può discutere del singolo errore (El Shaarawy, Cristante e Pellegrini, ad esempio, hanno rischiato di compromettere la serenità della serata di coppa con tre errori che avrebbero potuto favorire altrettanti gol degli avversari, per fortuna senza conseguenze), ma che l'orchestra ormai suoni una musica melodiosa a prescindere dagli interpreti chiamati in proscenio è un dato acquisito. Bruno Peres ha giocato con una tranquillità quasi eccessiva, Karsdorp si è adattato a fare il centrale come se fosse sempre stato il suo ruolo (e all'89' ha tentato una sortita offensiva senza successo, ripiegando così con una corsa a cento all'ora per tornare nella propria area), Veretout ha sfoderato una prestazione di assoluto livello chiudendo ogni varco sulla fascia e riproponendosi con costanza, Cristante si è disimpegnato con disinvoltura nei compiti difensivi ed è stato il primo regista in fase di possesso palla, Diawara, rispolverato in Europa League dopo un inverno in letargo ha spadroneggiato come se fosse stato sempre impiegato da Fonseca, e lo stesso El Shaarawy, alla sua prima partita da titolare, è sembrato non aver mai lasciato Roma.

Possibile sia solo merito dello scarso valore del Braga? No, non è così. In questa Roma c'è ormai un modello tattico che tutti hanno assimilato ed è questo il motivo per cui l'allenatore neanche si sogna di cambiarlo. Né per tornare alla difesa a 4 (nel pomeriggio di giovedì si era diffusa l'indiscrezione che avrebbe giocato col Braga con Karsdorp e Peres terzini, e Mirante e Cristante centrali), né per passare all'attacco a 2. La Roma andrà avanti per tutta la stagione con questo sistema offensivo e contemporaneamente equilibrato, salvo ovviamente eventi imprevedibili, tali da indurlo a cambiare un'idea che al momento sembra davvero molto radicata.

Lo strano sistema del Braga

A proposito di numeretti, a volte sarebbe meglio tirarli fuori da un sacchetto come si fa con la tombola piuttosto che spararli a casaccio. A leggere la rassegna stampa della partita di giovedì c'è da restarne storditi. Partiamo da una domanda semplice: come ha giocato il Braga? Nella nostra cronaca della partita, abbiamo segnalato come Carvalhal - tecnico da non sottovalutare, visto che senza campioni e con la sola forza del gioco ha portato la sua squadra ai vertici della Primeira Liga, facendo persino meglio del Benfica che giovedì ha conteso fino all'ultimo minuto la qualificazione all'Arsenal (con tanti saluti al più volte accostato alla Roma Lucas Verissimo, che si è perso Aubameyang in due occasioni decisive) - avesse previsto un sistema di gioco multiforme, con quattro difensori, tre centrocampisi e tre giocatori più offensivi, ma con l'esterno più alto Piazon che spesso arretrava sulla linea dei centrocampisti per lasciar spazio al terzino Carlos, per una specie di 4321 che diventava più spesso un 442, ma poteva anche sembrare un 3421, vista la propensione offensiva dell'esterno di destra.

Così a leggere i giornali al lettore medio è venuto il mal di testa: noi abbiamo parlato di 4321, il Messaggero di 4141, Tuttosport, Gazzetta, Tempo e Corriere della Sera di 433, Corriere dello Sport e Repubblica di 3421. Morale: ormai sui giornali bisognerebbe distinguere il sistema di gioco in fase di non possesso da quello della fase di possesso. Per fare un esempio, la Roma in possesso gioca stabilmente con un 3151 che in non possesso è il riconoscibile 3421 di cui si parla nei tabellini.

E adesso il Milan

I numeri della partita col Braga parlano chiaro, tra andata e ritorno la Roma ha avuto il maggior numero di occasioni da gol, di tiri, di attacchi, di corner, lasciando però agli avversari il possesso palla e persino una certa qualità di palleggio. Tutto logico, soprattutto se si considera che le due partite si sono messe presto in discesa grazie alle reti di Dzeko. Ma Fonseca gradisce soprattutto quando è lui a gestire palleggio, possesso e partita. E col Milan proverà a farlo ancora, alla ricerca della prima vittoria contro una squadra di primo livello. Secondo noi, la merita.