Il Verona è una magnifica macchina da 0-0. Per questo è stata costruita da Ivan Juric, 45enne allenatore sulla cresta dell'onda, uno che piace tanto ai presidenti perché fa tanto con poco, e non per caso dopo aver inchiodato Gattuso a un 3-1 che non ammette repliche ora sembra entrato nelle grazie addirittura del presidente De Laurentiis in vista del prossimo anno. Intanto in questo ha una missione da proseguire: dar fastidio a tutte le grandi del nostro campionato. Ha cominciato alla prima giornata fermando la Roma prima ancora di sapere che poi la sfida l'avrebbe vinta a tavolino, poi è andato a fermare la Juventus allo Stadium (1-1 a fine ottobre), poi è andato a fermare il Milan a San Siro (2-2 ad inizio novembre), poi è andato addirittura a vincere a Bergamo in casa del suo mentore Gasperini, poi è andato a vincere all'Olimpico contro la Lazio, poi ha perso di misura in casa contro l'Inter battuto solo da un gol su calcio d'angolo, infine, domenica scorsa, ha battuto il Napoli dopo aver preso un gol dopo nove secondi. Si giocasse sempre contro le big del campionato, il Verona sarebbe in zona Champions. Per loro sfortuna, però, tutte le altre col Verona giocano facendo il Verona con le big. E lì sono guai: perché i gialloblù hanno perso con Parma, Sassuolo, Sampdoria e Bologna e pareggiato con Genoa, Cagliari e Torino. Morale: a Juric non far sapere quanto è difficile giocare a calcio dovendo attaccare contro le difese perfettamente schierate.
Il Verona è una squadra all'antica, ma che negli spazi attacca con una verticalità figlia di assoluta modernità. Ma non si sbilancia mai: ecco perché il risultato perfetto è lo 0-0 per loro. Juric, esattamente come Gasperini, di cui è stato calciatore e in qualche modo allievo, dispone la sua squadra con una marcatura a uomo per tutto il campo. Non a caso, i pochi gol che prende (hanno la miglior difesa del campionato, 18 gol come la Juventus) sono figli spesso di duelli individuali perduti. Sopra ne abbiamo riproposti tre: il gol di Lautaro che ha portato in vantaggio l'Inter a Verona lo scorso 23 dicembre, lo scambio in velocità tra Marin e Simeone in Verona-Cagliari del 6 dicembre (con il regista rumeno bravo a liberarsi di Tameze e ad attaccare lo spazio verticale ormai libero davanti a sé, fino a battere Silvestri) e il gol di Cerri in Coppa Italia a Cagliari.

Un altro aspetto molto caratteristico e se vogliamo ormai decisamente inusuale rispetto alle abitudini del calcio mondiale è la scarsa attitudine dei difensori a costruire la manovra dal basso. La palla indietro a Silvestri non si gioca mai e nei rari casi in cui accade, si vedrà quasi sicuramente il portiere gialloblù (che piace anche alla Roma) rinviare lungo, senza insistere nella ricerca del palleggio in zone considerate rischiose. E la maggior parte delle rimesse dal fondo sono rilanci lunghi a cercare gli attaccanti. Così per esempio il Verona prese gol a Bologna, lo scorso 16 gennaio: rinvio lungo intercettato e verticalizzazione improvvisa, percussione pericolosa e fallo da rigore, trasformato da Orsolini, nonostante una divertente provocazione verbale del portiere.
Ecco, se hanno una caratteristica i difensori di Juric, è che darebbero la vita pur di non commettere errori e non lasciano nulla d'intentato per non prendere gol. Così Silvestri ha provocato Orsolini prima della battuta pensando di trarne un vantaggio («Orso, hai fatto male a tirare te, sai che ti conosco»), così come Di Marco (autore di gol splendidi come quello a Torino, sinistro al volo alla Totti, o col Crotone, in prolungato inserimento centrale) dopo aver lisciato un pallone facile da rinviare al 9° secondo della partita col Napoli, poi ha fatto di tutto per ribaltare quasi da solo l'incontro, segnando il gol del pareggio e andando subito dopo ad abbracciare Juric. Tanta tigna e verticalità. E un solo grande talento: Mattia Zaccagni, il Papu Gomez di Juric. Sarà lui domenica l'osservato speciale.