Il problema sarà che negli annali resteranno la sconfitta e i tre gol subiti nella prima giornata di campionato a Verona, quando invece Mirante mantenne la porta inviolata dopo una partita complicata, ma che la Roma meritò quantomeno di pareggiare. E anche ora c'è chi nelle classifiche di rendimento tiene conto anche di quella tripletta, che in realtà porta i nomi di "bomber" che in un qualsiasi club di alto livello non dovrebbero avere diritto di cittadinanza (sciatteria, superficialità, pressapochismo). Nella realtà però la squadra di Fonseca di gol ne ha presi otto, che non sono pochissimi, ma che in un campionato pieno di reti come (finalmente) è diventata la nostra serie A rappresentano un livello superato solo da quattro squadre, due delle quali però prive del riscontro della loro sfida diretta, Juventus e Napoli. Così i partenopei, senza il carico delle tre reti a tavolino sanzionate dal giudice sportivo, ne hanno prese solo 4 e i bianconeri 6. Molto meglio allora hanno fatto il Verona (5 gol) e il Milan (7). Considerando anche che i rossoneri hanno incassato 5 delle loro reti in due sole partite, quella proprio col Verona la scorsa domenica e quella con la Roma, il pirotecnico 3-3 del 26 ottobre.

Mirante sul podio

La piattaforma Wyscout ci aiuta a conoscere nel dettaglio le performance dei giocatori della Roma che hanno contribuito a chiudere le porte. In qualche modo il personaggio chiave è proprio Antonio Mirante, il trentasettenne portiere napoletano che la Roma ha acquistato nel 2018, in uno scambio che ha portato Skorupski al Bologna e alla società giallorossa anche un conguaglio di 5 milioni. Negli ultimi dieci anni, tra Parma e Bologna, Mirante si era abituato a giocare titolare (291 presenze in nove campionati), ma alla Roma è arrivato per fare il secondo. Almeno questa sembrava l'intenzione. In realtà in questi anni (è appena cominciato il terzo), grazie al suo impegno e alla sua serietà si è sempre ritagliato uno spazio. Il primo anno da vice Olsen ha giocato comunque 11 partite in campionato e due in Champions League, l'anno scorso con l'arrivo di Lopez e di Fonseca ha giocato un po' meno, ma quando l'ha fatto (cinque presenze in A, due in Europa League) non è mai sceso sotto la sufficienza e quest'anno, nonostante il ritorno di Olsen e la conferma di Lopez li ha messi in panchina entrambi (poi Olsen è andato in prestito all'Everton) ed è diventato il titolare in campionato: sei presenze prima dell'assenza a Genova per via della botta rimediata con la Fiorentina la settimana prima. A prescindere dalle scelte che farà Fonseca in futuro, appare chiaro in ogni caso che Mirante abbia contribuito in maniera determinante alla brillante partenza in campionato della Roma. Wyscout lo mette in terza posizione tra i migliori portieri del campionato, dietro Silvestri del Verona e Donnarumma del Milan. A memoria ricordiamo diversi interventi di Mirante in queste prime sei giornate: con il Verona ha parato su Tupta e fatto un miracolo su Tameze, poi ha bloccato Di Carmine. Con la Juventus ha ipnotizzato Ronaldo su un destro al volo, ma poi ha dovuto capitolare due volte sul portoghese. Con l'Udinese ha parato facilmente su Okaka, si è impegnato per volare su un gran destro di Lasagna e poi ha respinto ancora sull'attaccante lanciato a rete. Con il Benevento ha parato un rigore a Lapadula, ma l'attaccante è stato bravo a ribattere in rete e poco dopo ha impedito allo stesso Lapadula di portare addirittura la sua squadra in vantaggio, prima che la Roma dilagasse. Con la Fiorentina è stato impegnato solo dal colpo di testa di Kouamè, col Milan ricordiamo un intervento plastico su gran tiro di Calhanoglu, la respinta su un colpo di testa di Romagnoli su corner, un'altra punizione respinta a Calhanoglu, e il miracolo sul colpo di testa ravvicinato di Kessie proprio nel finale.

I meriti di Mancini

Con l'acquisto di Kumbulla, il ritorno di Smalling e la conferma di Ibanez, c'era un po' il rischio che venisse sottovalutato l'apporto che Mancini ha dato alla Roma di Fonseca in fase difensiva. E invece nella classifica di rendimento sul parametro più difensivo che c'è, la percentuale dei duelli difensivi vinti, il ventiquattrenne di Pontedera è il quinto migliore interprete della serie A. Solo Djimsiti dell'Atalanta (79,6), Milenkovic della Fiorentina (78,5) e Rodrigo Becao dell'Udinese (73,4) hanno una percentuale superiore al 71,4 di Mancini. E nella percentuale di duelli di testa vinti è sesto, dietro Bremer, Ceccherini, Danilo, Tonelli e Nkoulou. Nessuno della Roma, insomma, finora ha fatto meglio. Smalling, quanto avrà accumulato un numero di partite adeguato, entrerà di sicuro a pieno titolo in queste graduatorie, ma nel frattempo Mancini si è guadagnato di sicuro la vetrina. Con Ibanez è anche quello sempre presente nel reparto: 7 gettoni a testa su 7. Kumbulla ha 3 presenze, Smalling 2, Cristante1.

I meriti di reparto

Degli otto gol presi, la Roma ne ha incassati due su rigore (con Milan e Juventus), più quello già citato col Benevento, respinto da Mirante e ribadito in rete da Lapadula. Poi ha preso quello di Pjaca a tu per tu, quello di Ibra in anticipo su Mirante, quello di Saelemaekers da pochi passi, quello di Caprari da fuori area con deviazione decisiva di Ibanez e l'altro di Ronaldo di testa da due metri. È indubbio che la difesa della Roma abbia imparato a giocare bene di reparto, con la giusta aggressività (ormai i diversi giocatori impegnati non hanno paura a spezzare la linea difensiva per accorciare sugli avversari diretti che ricevono il pallone magari andando incontro al pallone) e gran senso del piazzamento. Infatti la Roma è diventata una squadra piuttosto fallosa (è la terzultima, peggio solo Verona e Spezia), eppure ha pochi ammoniti (appena 10), solo il Napoli ha fatto meglio (6). Nel numero dei tiri concessi agli avversari, la Roma è quarta dietro Inter, Napoli e Udinese. E i difensori sono particolarmente abili nei duelli aerei: ne vincono il 53%, solo Atalanta (59,3%) e Juventus (61,2%) hanno fatto meglio.