Se la partita con l'Inter doveva rappresentare per la Roma post Covid un esame di maturità, si può dire che sia stato superato con ottimi voti. Avrebbero anche po- tuto essere pieni, se Spinazzola non avesse deciso di dirigersi nell'unico punto dell'area in cui non sarebbe stato opportuno andare, a prescindere dall'errore tecnico che ha generato l'inevitabile calcio di rigore del pareggio. C'è però una morale da trarre e, per l'appunto, prescinde dall'errore. La Roma nel secondo tempo, in particolare dopo aver segnato il gol del 2-1, ha drasticamente ridotto le sue azioni offensive, passando da una media di 0,40 per minuto nel primo quarto d'ora fino a 0,50 nell'ultimo quarto (del primo tempo), mantenuta a 0,40 nei primi 15 della ripresa e salita a 0,47 nella parte centrale per poi scendere decisamente nel grafico fino a 0,05 azioni offensive per minuto nella parte finale della gara. Si vede anche nelle posizioni medie fissate nelle grafiche che riportiamo qui accanto: i quattro giocatori nuovi entrati nella seconda parte della partita si sono piazzati mediamente sul campo 15, anche 20 metri indietro rispetto ai titolari. È colpa loro? Anche, ma non solo. Ma è il segno che è ancora una Roma schiava del risultato, e questo contrasta con la trasmissione della filosofia vincente in cui Fonseca si è impegnato sin dal primo giorno, a volte mandando anche fuori giri la squadra proprio per eccesso di disposizione offensiva. Quando poi si è reso conto che c'era bisogno di una registrazione migliore della fase di non possesso e ha trovato i risultati che cercava con la difesa a tre, si è impegnato a cambiare la struttura della squadra facendole comunque mantenere una mentalità decisamente difensiva. Quello che manca adesso è la convinzione di poter attaccare gli avversari a prescindere dal risultato che sta maturando in quel momento. Ecco perché l'errore di Spinazzola è un dettaglio: quando giochi soprattutto nella tua metà campo e nella tua area di rigore un errore di quel tipo ha maggiori probabilità di verificarsi.

La cura dei dettagli

Un altro margine di miglioramento sta sicuramente nell'atteggiamento che ancora manca di lottare su ogni pallone con la giusta determinazione. In questo senso i giocatori della Roma nell'ultima parte del campionato hanno raggiunto un buon livello. Questo, però, significa che l'attenzione va moltiplicata in ogni momento della gara, senza flessioni. Quello che, ad esempio, è avvenuto sul primo gol interista non dovrebbe verificarsi in una squadra di questo livello. Se una squadra si schiera a zona, come vuole Fonseca, non significa certo che sui palloni alti si debba andare a saltare con superficialità e/o approssimazione. Sulla parabola calciata da Sanchez si vede chiaramente come il difensore interista vada a saltare in terzo tempo mentre Kolarov (davanti a lui) e Spinazzola (dietro) saltino sul posto, senza la giusta carica agonistica. Inevitabile che sia l'olandese ad arrivare per primo, inevitabile che l'Inter dopo 15 minuti trascorsi nella propria metà campo, alla prima volta che ha messo il naso fuori, si ritrovi sopra. La cura dei particolari è fondamentale nel processo di definitiva crescita di ogni grande squadra. La differenza tra una vittoria e un ko sta in quei pochi centimetri in meno di stacco di un giocatore.

La crescita atletica

Così, per riprendere la gara, la Roma ha dovuto sudare più del previsto, ma ci era riuscita proprio perché ormai ha trovato un suo equilibrio tattico, grazie alla difesa a tre, ma anche al dinamismo di giocatori che in questo momento sembrano nel pieno della loro condizione fisica. La Roma è indubbiamente tra le squadre più brillanti dal punto di vista atletico di questa parte del campionato. In una piazza in cui si grida spesso allo scandalo per il numero di infortunati che si raggiunge, distribuendo colpe e responsabilità a volte senza un criterio, contro tutti e contro tutto, onore al merito di chi ha preparato la squadra in questa maniera.

Che numeri Ibanez

Così finiscono per esaltarsi anche i singoli giocatori. Guardate quello che sta accadendo a Ibanez e, soprattutto, valutate questi numeri. Domenica sera, nei 76 minuti giocati, il difensore brasiliano è stato il romanista che avuto la migliore percentuale di riuscita delle azioni, la seconda miglior percentuale (dopo Diawara) per numero di passaggi riusciti ed è stato in assoluto il difensore più brillante con l'80% dei duelli difensivi vinti e il 100% dei duelli offensivi vinti. In soldoni è diventato il difensore più produttivo dal punto di vista difensivo e anche il regista della difesa. Non è questa la rubrica giusta per le tipiche esagerazioni mediatiche su giocatori che hanno una così ridotta esperienza ad alti livelli, ma indubbiamente le caratteristiche di questo ragazzo fanno pensare che l'investimento su di lui possa diventare particolarmente fruttuoso. E qui parliamo solo di prospettive tecniche. Piccola postilla: tra tutti difensori della Roma nella partita con l'Inter è stato il meno falloso, con una sola scorrettezza rilevata dall'arbitro. Nella lettura dei dati della partita ci sono poi dei numeri che sinceramente destano qualche perplessità. Secondo le statistiche di Wyscout, la percentuale degli XG alla fine della gara è di 0,86 per la Roma e 1,40 per l'Inter. Di solito questo dato testimonia con grande attendibilità l'indice di pericolosità di una squadra e, dunque, in qualche modo fotografa quello che la partita nel suo generale andamento ha fatto intravedere. C'è però un parametro che gli statistici continuano a considerare affidabile ma che, per quanto ci riguarda, a volte stravolge il senso della statistica stessa. Ci riferiamo al valore assegnato al calcio di rigore nella "misurazione" dei gol attesi. Solo quello vale 0,78 gol. Ma quando il rigore è stato fischiato a causa di una casualissima azione come quella già descritta di Spinazzola, è evidente che non possa essere quello un parametro da prendere in considerazione: tolto quello, il valore vero per l'Inter diventerebbe 0,62. Desta anche curiosità il valore assegnato al colpo di testa di Mancini, su sbagliata uscita del portiere dell'Inter, sul corner al 9'. Per chiunque abbia visto la dinamica dell'azione, quello  è stato un clamoroso gol sbagliato a porta vuota, quindi con un coefficiente di probabilità del gol che avrebbe dovuto essere quantomeno pari a quello di un calcio di rigore. Nella misurazione degli statistici, quel dato vale invece lo 0,01. E qui, sinceramente, sospendiamo il giudizio sulla affidabilità delvalore degli XG.