Anche questa volta l'attesa dei tifosi e dei cittadini di Roma non è stata ripagata da quell'annuncio che pure davvero stavolta era nell'aria. Anche ieri la maggioranza capitolina targata 5 Stelle ha deciso di non decidere. Per lo stadio tutto rinviato direttamente al voto in Aula. Detta così brutalmente la cronaca della giornata potrebbe sembrare quella dell'ennesima fumata nera. In realtà la fumata è stata grigia, tendente al bianco. E spieghiamo perché. Partendo però dalla semplice e schematica cronaca.

Ieri, dopo i tanti annunci (mai ufficiali) e rinvii (anche questi mai ufficiali) delle ultime settimane, c'è stato il fatidico incontro della maggioranza che sostiene Virginia Raggi per discutere del progetto per lo stadio della Roma. Mentre da Tor di Valle continuava a levarsi un'imponente colonna di fumo (di cui parliamo a parte) in Campidoglio tutto era pronto per contare il sostegno al progetto, così come rivisto dall'attuale Giunta nel febbraio del 2017.

Il vertice era stato convocato alle 17.30, ma è poi materialmente iniziato alle 19 circa, con il solito metodo di queste ultime settimane, tutto via streaming. Un breve incontro, durato poco più di un'ora, in cui la prima cittadina ha provato a forzare la mano ai pochi, pochissimi, consiglieri ancora dubbiosi sull'approvazione. I nomi circolano da mesi e sono arcinoti. Si tratterebbe di Gemma Guerrini, Alessandra Agnello e Simona Ficcardi.

Le tre consigliere da tempo sono sul piede di guerra e anche questa volta avrebbero mantenuto le proprie posizioni contrarie all'impianto. Questa volta però suscitando la reazione spazientita di non pochi colleghi, pronti a far pesare i numeri contro le tre dissidenti. E qui si è consumata la vera sorpresa della giornata.

Perché che vi fossero degli esponenti del Movimento ancora contrari allo stadio lo si sapeva da tempo. Che però la maggioranza (anche grazie alla desistenza di parte dell'opposizione) fosse in grado di superare questo ostacolo era altrettanto noto. Tutti quindi a questo punto si aspettavano che la sindaca compisse quell'atto di coraggio che tutti le chiedono da tempo. Ed invece la prima cittadina ha preferito non consultare i propri consiglieri, non chiamarli ad un voto, che seppur privo di valore legale, avrebbe avuto un peso politico e mediatico non indifferente. Peso costruito peraltro dalla stessa sindaca e dal suo staff, che ormai da settimane si preparavano a questo "strappo" all'interno della maggioranza.

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Ma Virginia Raggi, così raccontano i suoi, ormai sa di non aver più bisogno delle tre dissidenti, e che il progetto ha già una sua maggioranza solida in aula. Quindi tutto rinviato direttamente in Campidoglio, Aula Giulio Cesare, per il voto finale sul progetto. Decisione che ha colto di sorpresa tutti, soprattutto le tre consigliere, che in qualche modo assaporavano quel breve momento di popolarità che gli avrebbe garantito un voto in dissenso. Ora alle tre resta l'Aula e prima ancora le Commissioni consiliari.

Alessandra Agnello è presidente della Commissione Lavori pubblici, e Simona Ficcardi è vice presidente della Commissione Ambiente. Queste due Commissioni, insieme a Urbanistica, Mobilità e Commercio, dovranno valutare il progetto e esprimere un parere (non vincolante) prima del voto in Aula.

Qui probabilmente si consumerà forse l'ultimo tentativo per fermare (o rallentare) l'iter di approvazione dello stadio. La questione dei tempi resta aperta. Ed anzi la Raggi proprio sui tempi sembra voglia insistere in questa fase. La prima cittadina sa che se vuole usare lo stadio come arma elettorale deve assolutamente garantirsi il voto in Comune entro il prossimo settembre.

Da tempo sta valutando la possibilità di chiedere al Campidoglio di rinunciare alla pausa estiva, che già negli ultimi anni si era ridotta a un paio di settimane. Ma deve comunque correre. La fretta, e la reale intenzione della Raggi di andare a dama, si misurerà nei prossimi giorni.

Non più tardi della scorsa settimana la sindaca aveva pubblicamente confessato che il dossier stadio sarebbe arrivato in Giunta entro pochi giorni. Ecco proprio questo sarà il reale metro di valutazione di quanto stavolta si faccia sul serio. Se la Giunta dovesse per qualsiasi motivo rinviare il proprio voto al prossimo mese, questo significherebbe trovarsi davvero di fronte all'ennesimo rinvio. Ma ci assicurano che così non sarà. Staremo a vedere.