L'urlo di Di Francesco a un certo punto ha bucato pure i microfoni ambientali della regia televisiva. Si era ancora nel primo tempo, ma l'allenatore era stanco dell'antifona che aveva preso la partita e all'ennesima rimessa laterale all'indietro, con rapida ridiscesa del baricentro dall'attacco al centrocampo alla difesa al portiere, è sbottato: «Basta con queste rimesse all'indietro!». Il destinatario, El Shaarawy, non ha gradito molto, ma in questi casi si parla a nuora perché suocera, e tutto il resto della squadra, intenda. Ma perché la Roma da un po' di tempo va all'indietro, non solo in campo con la Sampdoria ma più metaforicamente nella sua stagione tanto da aver rovinato tutto quello che di buono fino ad oggi era stato fatto?

Il difetto del possesso

Gli allenatori illuminati alla Di Francesco, quelli che sono stati folgorati sulla via di Barcellona nella loro idea del calcio comunque propositiva, credono molto nell'allenamento della propria squadra al dominio della partita fino a farla diventare una vera e propria attitudine, un credo, una filosofia. Uno dei precetti di questa idea è che nessun pallone vada mai sprecato e piuttosto che un passaggio a rischio a un giocatore pressato sia meglio rivolgersi all'indietro e servire un proprio compagno libero da marcature. Il problema è quando una squadra non troppo convinta in se stessa, e dunque in preda ad un carico emotivo che può diventare insopportabile a mano a mano che aumentano le pressioni, prende alla lettera il precetto del possesso e trova libero sfogo alla manovra solo all'indietro. Esattamente quello che è accaduto alla Roma l'altra sera, nel confuso primo tempo contro la Sampdoria. Alisson è indubbiamente uno dei portieri più sollecitati nel palleggio dai suoi compagni di squadra, il secondo in assoluto in una classifica che lo vede preceduto solo dal veronese Nicolas (i due si incontreranno domenica). Stavolta però i giallorossi hanno esagerato e il portiere brasiliano ha toccato 64 volte il pallone, più del regista della squadra, Strootman. In assoluto per il brasiliano non è un record (con l'Inter, una settimana prima, ne ha toccati 68), ma è un segnale piuttosto significativo di come stanno andando le cose alla Roma in questo periodo.

Le responsabilità del tecnico

Fa bene Di Francesco a lamentarsi dell'atteggiamento dei suoi giocatori sia in campo sia pubblicamente nelle interviste post partita (la trasparenza è un suo pregio, ma nell'ipocrisia dilagante del mondo del calcio molti la considerano un limite). Ma ovviamente se una squadra non riesce a seguire con continuità le idee espresse dall'allenatore più che lamentarsene, il tecnico dovrebbe chiedersi perché. E cercare di essere più convincente per il futuro. Se si guarda il numero dei passaggi all'indietro c'è da esserne imbarazzati: 13 volte il pallone è stato trasmesso da Kolarov a Juan Jesus, 14 dal difensore brasiliano al portiere suo connazionale; dall'altra parte 8 volte è andato da Florenzi a Manolas, 6 dal greco a Alisson. Il retropassaggio, insomma, è virtuoso quando il portiere è una sponda per far arrivare la palla più rapidamente in altra zona del campo più sgombra di avversari, vedi il caso della splendida azione fissata nei quattro fotogrammi pubblicati a parte. La Roma invece a volte ne abusa. Basti pensare che la media di tocchi del pallone a partita con i piedi per Alisson è 41,7, per il laziale Berisha 38,7, per Buffon 36 (ma scende a 28,5 quando gioca Szczesny) e per Reina del Napoli addirittura 32. Dati simbolici: Di Francesco è un tecnico votato all'attacco, se la sua squadra da un po' di tempo va all'indietro come i gamberi il primo responsabile non può essere che lui.

I flussi di gioco

L'analisi dei diagrammi dei flussi di gioco evidenzia lo stile differente utilizzato dalla Sampdoria nei confronti della Roma. Massima verticalità (i passaggi più frequenti sono stati addirittura tra Viviano e Ramirez), ignorando sistematicamente il giro palla verso gli esterni. Il contrario della Roma.

Gli errori da evitare/1

Antonucci incastrato nel fotogramma da un errore da scuola calcio: per intercettare il pallone lanciato verso Murru, avrebbe dovuto usare il piatto del piede sinistro, non l'esterno del piede destro, il suo piede forte. Infatti la palla gli scivola via e Murru ne approfitterà.

Gli errori da evitare/2

La solita leggerezza difensiva della Roma su palla esterna: Jesus si fa ipnotizzare dalla palla e non si accorge che Zapata gli scivola alle spalle mentre Kolarov non va a chiudere la marcatura alle spalle del compagno ma resta più alto: lì non serve a niente.