Anche nel calcio, è tutto sempre e solo una questione di punti di vista. Che, inevitabilmente, sono spesso influenzati da fattori soggettivi, come il tifo, la convenienza, l'opportunità, il pregiudizio. Vista da occhi interisti, la partita di venerdì sera al Meazza è stata una sfida a senso unico, con la Roma incapace di costruire reali occasioni da rete se non quella estemporanea di Zaniolo nel primo tempo parata senza difficoltà da Handanovic, con Mirante migliore in campo e sette occasioni da rete a una (dati Lega Calcio) che hanno fatto schizzare il responso degli expected goal a 1,43 a 0,28 (dati Wyscout): quindi il pareggio è solo casuale, l'Inter senza mai rischiare niente ha ampiamente meritato di vincere.

1 - Il 4231 della Roma completamente schiacciato in zona palla, nonostante il quinto di centrocampo opposto dell'Inter (Candreva, non inquadrato) resti comunque molto largo dalla parte opposta: l'indicazione del tecnico in questi casi è quella di scivolare rapidamente in caso di giro palla o di cambio di gioco improvviso

Se si osservano le cose dal punto di vista romanista, di contro, si fa riferimento alle diverse condizioni di partenza delle due squadre (la prima contro la quinta), all'ambiente (il ruggito di San Siro), alle formazioni (da una parte essenzialmente Sensi e Barella fuori causa, dall'altra alle assenze di Pastore, Kluivert, Cristante si sono aggiunte all'ultimo momento quelle pesantissime di Dzeko e Pau Lopez), ai dati di bilancio (ormai l'Inter viaggia su 100 milioni in più di ricavi) e alle campagne acquisti (circa 200 milioni gli investimenti chiesti e ottenuti da Conte, di cui 100 subito e altrettanti in prospettiva, contro il sostanziale zero a zero in casa romanista) per arrivare a sostenere che il pareggio a reti inviolate contro una squadra che aveva sempre segnato e che ha subito a lungo il palleggio della Roma nella sua metà campo e che nel primo tempo è stata pericolosa solo nei disimpegni sbagliati dei giocatori giallorossi e nel secondo solo in azioni di transizione, sia un risultato favorevolissimo e che di contro l'Inter ne esca ridimensionata. Manco a specificarlo, chi scrive è orientato più verso questa seconda interpretazione, ritenendo le premesse sostanziali per interpretare il responso del match.

2 - Il 532 di Conte, con la difesa molto bassa (siamo su un rilancio lungo del portiere)

Diverse culture

Poi però c'è l'oggettività della partita, sempre che si abbia voglia e apertura mentale per comprenderne tutti i meccanismi. E allora va riconosciuto a Paulo Fonseca il fatto che abbia ormai plasmato una squadra con una fortissima concezione offensiva mentre Conte ha un'impostazione anzitutto difensiva. L'allenatore dell'Inter non ha avuto alcuna remora a chiedere ai suoi giocatori di restare ancorati alla difesa a cinque, pronti a ripartire soprattutto in ampiezza per poi rovesciarsi rapidi nella metà campo avversaria spesso appoggiandosi alla coppia di attaccanti: nessuna squadra di alto livello lo fa, nemmeno l'Atalanta che pure gioca come l'Inter con tre difensori di ruolo (non lo ha fatto neanche in casa del City: basti consultare le posizioni medie delle statistiche ufficiali dell'Uefa), né la Lazio, mai la Roma o la Juventus, neanche il Cagliari, e in Europa proprio nessuno.

3 - Pur di cominciare la manovra dal basso, due volte Mirante ha fatto salire tutti i suoi giocatori fingendo di prepararsi al rinvio lungo e poi invece ha aspettato il compagno pronto a staccarsi e a riabbassarsi per ricevere il pallone evitando il lancio. In questo caso si è abbassato Kolarov e probabilmente non per caso, dopo aver controllato il pallone, ha provato subito una verticale lunga su un attaccante

Così quando la Roma nel primo tempo ha intensificato il suo palleggio alto (nel quarto d'ora centrale il possesso a favore della Roma è stato di 7'21" contro 4'02"), l'Inter ha abbassato i suoi esterni e si è piazzato a cinque fisso senza mai riuscire a rimettere la testa fuori dalla propria trequarti. Lì la Roma ha costruito le sue occasioni reali (Zaniolo al 19') e potenziali (al 25' dopo un prolungato fraseggio Pellegrini ha ispirato Mkhitaryan che ha offerto un preziosissimo pallone su cui sarebbe potuto arrivare Zaniolo, più che Perotti, se avesse fatto un movimento ad aprirsi piuttosto che quello ad andare incontro), lì si è vista la mentalità differente dei due.

4 - In quest'altro caso, è stato Diawara a ricevere il pallone dal suo compagno

Si vedrà a gioco lungo quale delle due darà i migliori risultati. Per ora Conte sta ottenendo il massimo essendo riuscito a non sbagliare praticamente nessun confronto contro le squadre di seconda fascia e soprattutto grazie alla striscia di sette vittorie consecutive in trasferte (su sette uscite). La ricetta è sempre la stessa: difficilissimo far gol a una difesa dalla trama tanto compatta, poi davanti qualcosa succede sempre.

5 - Nel primo caso, su un calcio d'angolo per l'Inter con rinvio di testa di Diawara, mentre la palla arriva a Candreva tutti i giocatori della Roma scattano in avanti con grande vigoria

Gruppon

Se, insomma, Conte ha l'indubbio merito di aver saputo tirar fuori ai suoi tutto quello che avevano da dare facendoli rischiare meno possibile, dall'altra parte però c'è un tecnico che senza conoscere la lingua e il calcio italiano è arrivato, ha prima imposto e poi leggermente rivisto la sua mentalità offensiva (adeguandola alle esigenze tattiche della Serie A) e nonostante le clamorose emergenze che ha dovuto affrontare, ha saputo costruire una squadra d'acciaio che non rinuncia mai all'idea di giocare la palla, che non abbassa le sue linee difensive di fronte a nessuno accettando di buon grado anche il 2 vs 2 difensivo anche con attaccanti in forma come Lautaro e Lukaku, e soprattutto ricreando un senso di gruppo che lo scorso anno si era perso.

6 - Così sul rilancio in area dell'esterno di Conte sono addirittura cinque i giocatori dell'Inter che finiscono in fuorigioco

Un tempo per uno

Quanto alla partita, il numero delle occasioni indubbiamente può ingannare un osservatore neutrale. Ma vedendo, e soprattutto rivedendo la partita, emerge chiaramente come la Roma abbia fatto di più nel primo tempo per vincere la partita (lasciando all'Inter tre occasioni nate però da altrettanti errori peraltro non provocati, non figlie quindi di specifiche pressioni offensive, ma decisamente regalate) mentre nel secondo la spinta giallorossa si è esaurita e l'Inter ha avuto un paio di nitide occasioni, finalmente costruendo palla a terra e sfruttando alcuni endemici difetti della linea difensiva romanista, che a volte si spezza nell'interpretazione individuale e lascia varchi invitanti. Ecco perché si può ragionevolmente sostenere, senza farsi accecare dal tifo, che il risultato dal punto di vista tecnico/tattico sia stato giusto.

7 - In questo caso invece la Roma ha rischiato di pagare un atteggiamento troppo spavaldo soprattutto di Kolarov che sulla giocata iniziale di De Vrij si allarga preventivamente verso Lazaro e lascia uno spazio che Vecino è pronto ad occupare, nonostante il conseguente movimento di copertura di Diawara (che evidentemente era tenuto ad assorbire le sovrapposizioni interne delle mezze ali interiste)

La trazione centrale

Quanto ai singoli, i giocatori migliori della Roma sono stati quelli che compongono la spina dorsale della formazione: il portiere Mirante, all'esordio in campionato dopo l'unica presenza stagionale registrata in Europa League, in casa del Wolfsberger, i due centrali Mancini e Smalling (sia pur nelle diverse gradazioni del rendimento, più sicuro l'inglese, più provato l'italiano), i due mediani Diawara e Veretout e, almeno nel primo tempo, il trequartista di mezzo Pellegrini e l'inedito centravanti, Zaniolo, poi calati progressivamente dalla partita. I numeri confortano la qualità espressa centralmente dai romanisti: Diawara ha ad esempio un ottimo 76% di passaggi riusciti (68 su 89) e il 91% dei passaggi riusciti, Veretout il picco di azioni (90), Smalling il 71% dei duelli vinti.

8 - Vecino serve in area Lautaro che ha preso il tempo a Mancini che però, da parte sua, è bravo a tenere l'avversario sotto pressione inducendolo all'errore