Antonio Mirante e Antonio Conte. Una storia fatta di incroci. Con l'ultimo, quello di venerdì sera, decisamente indigesto per il tecnico leccese che guida i nerazzurri. Perché la prestazione del numero 83 giallorosso che difende la porta giallorossa ha interrotto la serie dell'Inter, sempre a segno in questa stagione per 19 partite di fila, con almeno un gol a partita. Si è arrabbiato molto Conte per le occasioni non sfruttate dalla sua squadra, nate per la verità più che altro da macroscopici errori in appoggio dei ragazzi di Fonseca (uno, enorme, anche dello stesso Mirante, che però Brozovic ha deciso di vanificare con un tiraccio al secondo anello. Due parate decisive per l'Antonio romanista, una su Lukaku, a freddo, dopo pochi minuti e dopo il retropassaggio sbagliato di Veretout, un'altra su Vecino, nel secondo tempo, nell'unico vero episodio pericoloso costruito dall'Inter. Non che la mancata convocazione di Mirante (all'epoca al Bologna) come terzo portiere per gli Europei 2016 da parte di Conte, allora selezionatore azzurro (si fece male Perin e alla fine portò in Francia il laziale Marchetti), abbia rappresentato un conto in sospeso tra i due, almeno fino a prova contraria. Perché Conte e Mirante si sono sempre stimati, da quando l'allenatore dell'Inter è stato il suo capitano nella Juventus e il portiere della Roma era giovanissimo e quando invece si sono ritrovati nel Siena (Conte era nello staff tecnico di De Canio). Anche dopo la gara il tecnico nerazzurro, certo anche per legittimare la prestazione della propria squadra, ne ha esaltato l'efficienza.

Mirante, poi, è uno che si sa far voler bene. «Top», gli ha scritto su Instagram il "rivale" di ruolo Pau Lopez, fermo ai box precauzionalmente per un fastidio muscolare causato da una vecchia cicatrice al polpaccio (si valuterà già da oggi la sua disponibilità per le prossime partite) in risposta a un suo post nel dopo partita di Milano in cui il numero 83 aveva pubblicato l'emoticon del segnale stradale di direzione vietata, riferito al clean sheet di San Siro. Ma di rivalità tra i due non c'è nulla, ognuno sta al posto suo. Mirante, alla seconda stagione in giallorosso, ha solo speso la sua professionalità per fare gruppo e si è dimostrato un secondo quasi primo. Tanto che Fonseca si sente garantito anche su un campo difficile, contro la capolista, e lo butta nella mischia (non al top della condizione anche lui per una flebite post traumatica al polpaccio sinistro). Ma lui ha risposto ancora presente, come l'anno scorso con Ranieri, dimostrandosi all'altezza anche del portiere moderno che quasi gioca da libero aggiunto (rischiando qualcosa e scusandosi) e adesso il tecnico portoghese potrà gestire con più serenità la situazione e, volendo, recuperare senza patemi d'animo il suo titolare.