Chi ama la bellezza del calcio in quei 18 secondi deve per forza aver provato qualche brivido, pur non necessariamente essendo romanista. Perché in quel breve tasso di tempo, dislocato all'interno del nono minuto del secondo tempo lungo cinque passaggi, una progressione, un dribbling di tacco e un tiro di grande precisione c'è l'essenza del calcio moderno, fatta di difesa aggressiva, transizione positiva, verticalizzazione immediata, appoggi e sostegni, visione di gioco, estro, fantasia, precisione. C'è la Roma di Fonseca che in quei 18 secondi ha sigillato sul 3-0 una partita, quella di mercoledì sera a Udine, che nel primo tempo aveva serenanente dominato prima che un signore un po' tristanzuolo non avesse pensato di cambiarne un po' gli esiti.

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I fatti sono ormai di dominio pubblico: con i dati del possesso palla, però, si possono riassumere in una chiave diversa. Come ci ricorda nel suo report statistico la Lega di Serie A, nei primi trenta minuti la Roma aveva gestito il pallone (per la maggior parte del tempo nella metà campo avversaria) per 13 minuti e 28 secondi, lasciandone appena 8 e 07 all'Udinese. Nel periodo, la squadra di Fonseca era stata capace di costruire tre palle gol nitide (all'11' con un gran destro di Pastore finito a lato di poco, al 29' con un travolgente tre contro due sprecato ancora da Pastore e al 30' con un sinistro di Zaniolo su geniale assist di Kluivert che ha sfiorato il palo) e di realizzarne una, concretizzando il dominio con quel gran gol di Zaniolo. E l'Udinese invece era stata capace di inventare una sola iniziativa, ovviamente in contropiede, con una verticalizzazione di Ter Avest su Lasagna, poi chiuso da Smalling.

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Il misfatto di Irrati

A quel punto è salito in cattedra l'arbitro, ad assecondare la vena piagnona dei tifosi locali che già in due occasioni avevano richiamato la sua attenzione per delle goffe cadute di Lasagna in un caso e Sena in un altro. Le uniche armi a disposizione di Tudor, forse ricordando altri tempi in bianco e nero, potevano essere quelle dell'episodio fantasiosamente interpretato. E infatti al 30'48" De Paul ha allungato di prima intenzione una palla senza troppe pretese, che Fazio pareva in grado di controllare senza patemi: ma l'argentino si è girato dalla parte sbagliata, sulla sua destra, mentre Okaka ha provato a sfilargli a sinistra.

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L'abbrivio della palla però era tale che nel contrasto a spalle inevitabilmente Fazio avrebbe avuto la meglio, proprio per la direzione del pallone verso destra, così Okaka, quando ha capito che non avrebbe avuto alcuna possibilità di entrare in possesso della sfera ha pensato di lasciarsi andare, inducendo l'arbitro al clamoroso abbaglio: punizione e rosso. Rimasta in dieci e in vantaggio (la punizione di De Paul si è spenta sulla barriera) la Roma si è compattata abbassando di una linea Pastore e Mancini, difendendo con un 441 elastico, con Pastore pronto a organizzare ogni ripartenza e gli attaccanti esterni Zaniolo e Kluivert bravi a interpretare con puntualità le due fasi.

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Nell'ultimo quarto d'ora l'Udinese ha preso possesso delle operazioni, ma in maniera totalmente sterile: ha tenuto il pallone per un secondo di più di quanto non avesse fatto nei precedenti trenta minuti, senza mai impensierire Lopez. Mentre la Roma ha ovviamente abbassato la linea delle pressioni (in parità numerica, i terzini erano sempre molto aggressivi sui "quinti" di Tudor, pronti a scalare poi accanto ai due centrali quando la palla usciva dalla parte opposta), ma non ha rinunciato all'azione offensiva.

La ripresa da applausi

Il capolavoro di Fonseca è stato però quello di chiedere alla squadra di non rintanarsi ad inizio del secondo tempo. Non ha cambiato nessun giocatore, nonostante la prevedibile stanchezza di qualcuno. Ha anzi approfittato della differenza tecnica per fare quel che nel primo tempo, con l'Udinese così chiusa, non era riuscito con facilità: il palleggio rapido tra le linee, un tiki-taka veloce e estroso che ha prodotto una inimmaginabile serie di palle-gol. Tra il 3' e il 20' la Roma ha segnato tre volte, sfiorandone altri quattro, muovendo sempre la palla velocemente con l'obiettivo di andare a portare nuove insidie a Musso.

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Una bella mano l'ha data l'imprecisione degli appoggi bianconeri (solo il 78% dei passaggi riusciti), ma molto hanno fatto i giallorossi in proprio. Come al 13', ad esempio, con un'apertura di Pastore per Kluivert, la vertiginosa sovrapposizione di Kolarov, l'assist non raccolto di tacco da Pastore, il nuovo tentativo di Zaniolo, l'altro assist per Dzeko che non ha trovato una conclusione pulita. O l'occasione del rigore, ad esempio, non casuale, ma nata da un'intuizione di Pastore che ricevendo un passaggio preciso di Dzeko, invece di crossare a casaccio in area ha cercato con un suggerimento forte e preciso Kluivert, che Becao ha dovuto intercettare col braccio per non mandare l'olandese al tiro. E Kolarov ha trasformato il rigore.

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L'iniziativa lasciata nel finale

Sul 4-0 la Roma ha pensato che il margine sarebbe stato sufficiente per gestire senza ulteriori sofferenze il lungo finale di gara e ha lasciato l'iniziativa agli storditi uomini di Tudor. Il possesso palla nell'ultimo quarto d'ora è stato decisamente bianconero (6'42" contro 2'44") e Pau Lopez è stato bravo soprattutto in un paio di occasioni a difendere la sua porta su Jajalo. Si è trattato dunque del terzo clean sheet in campionato (quarto compresa l'Europa League) mentre i gol subiti in totale restano 11: solo cinque difese hanno fatto meglio (il primato è curiosamente del Verona, con 8, la Juventus è a 9, a 10 ci sono Cagliari, Lazio e Inter).

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I progressi di Kluivert

«L'uomo (anzi, il ragazzo) che sbaglia tutte le scelte» a quanto pare ha cominciato ad azzeccarne qualcuna. Tra i giocatori rimasti in campo per più di un tempo, l'olandese è quello che ha fatto registrare la miglior percentuale di passaggi riusciti, il 94%, ha fornito preziosi assist (strepitoso quello a Zaniolo al 30' del primo tempo dopo una progressione impreziosita da un tunnel), spaventato da solo la difesa (sempre nel primo tempo un uno contro tutti è stato stroncato fallosamente al limite dell'area) e si è anche particolarmente sacrificato in fase di non possesso. E a riguardare i tabellini, colpisce un dato: sapete qual è l'unica partita che non ha giocato dall'inizio per scelta tecnica (col Milan non c'era per via della squalifica)? Quella con l'Atalanta, l'unica sconfitta della stagione... Altro spunto di riflessione.

8 - La bellezza dell'azione del terzo gol romanista stavolta merita l'esclusività dell'approfondimento: otto diapositive per rileggere ogni singolo dettaglio 1 Al minuto 7'58" un'insistita azione bianconera nell'area giallorossa viene rallentata da Smalling e Veretout e poi spezzata da Mancini che resiste alla tentazione di rinviare lungo, così diffusa tra chi esalta ancora il calcio spicciolo del "palla lunga e pedalare", e cerca invece una via d'uscita nel sostegno di Kolarov 2 Non solo, effettuato il passaggio, il difensore romanista si propone a sua volta per ricevere il triangolo in appoggio al compagno 3 Nel frattempo Dzeko, che un secondo prima era in area a difendere con i compagni, prende campo e si mette in verticale rispetto a Mancini suggerendo la linea del terzo passaggio 4 E, con magnifica scelta di tempo, il bosniaco prima controlla il pallone alla ricerca dello spazio giusto per servire Pastore, poi effettua il quarto passaggio, liberando l'argentino verso lo spazio infinito della metà campo avversaria 5 L'Udinese, in superiorità numerica dal 32' del primo tempo, si ritrova all'improvviso scoperta, ma la corsa all'indietro dei suoi uomini consente comunque di affrontare l'emergenza in 4 contro 4: ma non hanno fatto i conti con la genialità di Pastore che, infatti, ignora lo spazio aperto del passaggio verso Zaniolo (che si troverebbe poi la palla sul destro, non il suo piede migliore) e cerca invece Kluivert in un corridoio assai più stretto che coglie di sorpresa Jajalo proprio mentre Samir si stava spostando per chiudere il passaggio su Zaniolo 6 Ricevuta la palla, l'olandese non tira di sinistro per evitare il contrasto con Becao, ma finta e si gira sul destro 7 E quando ha spazio per calciare sul secondo palo, chiude la traiettoria sul primo, preciso al millimetro: la palla bacia l'interno e finisce in rete la sua corsa 8 Tutta la gioia di Fonseca