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L'analisi di Roma-Inter 2-2: il gap è stato colmato, il Gasp è stato decisivo

La Roma è arrivata al livello dell’Inter. Per tenere il duello vivo servirà crescere di condizione e operare sul mercato: Chivu ha potuto fare i cambi per vincere, Gasp per tenere il livello

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
21 Settembre 2026 - 06:00

La novità non è stata assistere a una partita di tale intensità tra due squadre disposte a combattere ad armi pari e a viso aperto, anche se qualche considerazione sulle partite spettacolari e senza pause che derivano dalle nuove norme antiperdite di tempo andrà fatta (ormai è assodato che si giochi per quasi 60 minuti di tempio effettivo). La vera novità è stata vedere la Roma giocare a questi livelli di competitività. Ed è una novità che rimanda indietro di parecchi anni, attraversando stagioni, squadre e allenatori diversi. La Roma è finalmente tornata a essere competitiva ai massimi livelli della Serie A. Di conseguenza, proverà a esserlo anche in Europa, in Champions League e al cospetto delle formazioni più forti del continente. La Roma c’è, e la partita contro l’Inter è lì a testimoniarlo. Lo dimostra innanzitutto un sontuoso primo tempo, dominato per lunghi tratti e chiuso con un sacrosanto doppio vantaggio. Resta persino il rimpianto per quella rilassatezza che ha portato a sprecare due o tre occasioni ghiotte prima dell’intervallo, in particolare il tentativo dalla lunghissima distanza di Soulé, con Dybala libero dall’altra parte, e un due contro due gestito male da Wesley quando l’Inter era in evidente difficoltà. Ma la grandezza della Roma di oggi si misura anche attraverso il secondo tempo e tutte le difficoltà affrontate dopo l’intervallo. Difficoltà legate a una condizione atletica evidentemente non ancora ottimale per diversi giocatori: Balerdi che è appena arrivato, Koné e Molina che hanno giocato tutto il mondiale, Mancini ed Hermoso che soffrono ritmi così elevati e gli attaccanti che sono sottoposti a un lavoro estenuante anche in fase di non possesso. È vero che il gol segnato da Lautaro Martínez al primo minuto della ripresa ha rinvigorito i nerazzurri e intimorito i giallorossi. Eppure, come ha sottolineato giustamente Gasperini, per tutta la partita si è avuta la sensazione che la Roma potesse comunque trovare il gol del definitivo ko. Almeno fino alla carambola finale che ha determinato il 2-2. Il rimpianto più grande nasce inevitabilmente dalla fortunosa parata di Martínez, colpito in piena fronte dalla girata ravvicinata di Malen quando il risultato era ancora fermo sul 2-1. Un episodio che avrebbe potuto chiudere la partita e che, invece, ha lasciato l’Inter in vita.

Le nuove consapevolezze

La Roma è diventata grande, e lo si è potuto leggere anche negli occhi e nelle parole di Lautaro Martínez e Marcus Thuram. Al termine della gara, entrambi si sono prodigati in elogi nei confronti della squadra giallorossa, soprattutto per una sensazione alla quale, in casa Inter, non sono particolarmente abituati: aver trascorso un intero tempo senza riuscire a domare l’avversario. A Chivu non è stato invece possibile rivolgere una domanda sul valore della Roma, per cause di forza maggiore. Da quelle parti l’ufficio stampa ragiona ancora all’antica: meglio selezionare le domande degli amici, non sia mai che dagli sconosciuti possano arrivare questioni poco gradite. Ce ne faremo una ragione. Del resto, ciò che è accaduto sul campo lo hanno visto tutti.

Nei primi venticinque minuti non c’è stata partita. La Roma ha letteralmente divorato gli avversari, imponendo immediatamente la propria impronta alla sfida. Pungolati nell’orgoglio, i nerazzurri hanno poi trovato qualche varco sfruttando alcune disattenzioni difensive e qualche sbavatura nei duelli individuali. Come quella di Soulé su rimessa laterale, che ha permesso a Bisseck di presentarsi da solo in area, prima che l’intervento congiunto di Balerdi e Svilar risolvesse il problema. Nel finale del primo tempo, però, la Roma è tornata a regnare. Dopo aver realizzato il gol del 2-0, ha sfiorato in almeno due occasioni il terzo sigillo, quello che probabilmente avrebbe chiuso definitivamente la questione: sembrava giocare al gatto col topo. 

L’episodio che ha cambiato la gara

Dal possibile 3-0 al 2-1 il passo è stato invece brevissimo: appena il tempo di rientrare dagli spogliatoi. Da quel momento la dinamica della partita è inevitabilmente cambiata. L’idea di dover improvvisamente difendere un vantaggio dimezzato è costata parecchio, soprattutto sul piano psicologico, a giocatori non ancora al cento per cento della condizione. Tra questi c’erano sostanzialmente i tre difensori, i tre attaccanti e poi Molina e Koné. Gasperini ha dovuto operare delle scelte e alla fine è stato costretto a puntare più sul rafforzamento della struttura della squadra che sulla ricerca di una soluzione capace di aumentare la spinta offensiva. Una decisione comprensibile alla luce delle energie rimaste e della crescente pressione esercitata dall’Inter.

Le qualità di Chivu (e dei giocatori)

Le statistiche descrivono una sfida complessivamente equilibrata e molti osservatori hanno giudicato il pareggio il risultato più coerente con l’andamento dei novanta minuti. Ma il dato numerico non deve cancellare la qualità della prestazione romanista, soprattutto nella prima parte della gara. Dal punto di vista tattico bisogna riconoscere come Chivu appartenga alla ristretta schiera di allenatori capaci di mettere in difficoltà le squadre di Gasperini. Gli strappi in avanti di Bisseck e Bastoni, studiati per trascinare fuori posizione e possibilmente fuori giri gli attaccanti esterni Dybala e Soulé; le rotazioni e gli incroci tra gli attaccanti; il lancio diretto del portiere verso le punte, con i centrocampisti pronti a raccogliere le seconde palle; gli smarcamenti in diagonale per allontanare gli avversari dalle zone più pericolose: sono stati soltanto alcuni degli accorgimenti individuati dall’ex difensore giallorosso per complicare il piano della Roma. Nel primo tempo la strategia non ha funzionato. Nel secondo, invece, la straordinaria qualità degli interpreti ha consentito all’Inter di raggiungere il pareggio. In questo senso va sottolineato, ancora una volta, il grandissimo contributo di Thuram e Lautaro. I due attaccanti sono stati protagonisti, all’alba della ripresa, dell’azione del gol che ha cambiato la partita. Una rete certamente favorita da una scelta scellerata di Mancini, ma resa possibile, nel suo sviluppo, dalle perfette letture tecniche dei due fenomeni dell’attacco interista. Alla Roma restano il rammarico per una vittoria sfumata e la consapevolezza di aver disputato una partita da grande squadra. Difficile individuare ora il margine di recupero. Di sicuro bisognerà sfruttare le prossime settimane per rifinire la condizione di tutti (e il fresco aiuterà) e poi finire a gennaio le operazioni di mercato aperte ad agosto.

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