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L'analisi di Roma-Fiorentina: le stregonerie del Gasp e la qualità dei campioni

Nell’esordio perfetto con la Fiorentina talenti al servizio dei perfetti meccanismi studiati dall’allenatore. Benvenuti a Gasperlandia

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
26 Agosto 2026 - 06:30

Una vittoria netta, limpida, ma rumorosa per il calcio italiano. Qualcuno tra gli addetti ai lavori aveva saputo cogliere la combinazione che può essere letale tra il potenziale già mostrato dalla Roma lo scorso anno, nelle difficoltà di una stagione per certi versi disgraziata eppure chiusa così gloriosamente, con i rinforzi di una campagna acquisti mirata a cancellare le lacune evidenziate nella precedente gestione. E mentre da noi montavano le polemiche sul gradimento o meno dell’allenatore su una campagna acquisti in verità mai tanto improntata proprio in base alle necessità dell’allenatore, a Trigoria si scribacchiavano sulla lavagna decine di formazioni con tutte le alternative possibili della nuova rosa, registrando in ognuna un sufficiente e condiviso tasso di qualità ed efficacia agonistica di grandissimo potenziale. Certo, all’approccio con la prima giornata, le cautele erano giustificabili. Non si sa mai bene in questi casi cosa riservi l’avversario, quanta benzina già spinga le gambe, che adattamento avranno i nuovi, come reagiranno ai differenti stimoli i reduci del mondiale. Tutte cautele giuste, ma spazzate via in pochi minuti, il tempo del primo palleggio di alto profilo tra Mora e Dybala e tutto è andato nel dimenticatoio, tranne forse i rilievi dei criticoni di casa nostra. Alla fine è stato un 4-0 terrificante, un ciclone che ha investito la povera Fiorentina, una creaturina che ancora non è né carne né pesce ma che Grosso nelle prossime settimane riuscirà a rendere presentabili, perché Paratici ha saputo comunque costruire una squadra di buon livello che però certi confronti ancora non li sa reggere. 

Il dominio nella metà campo

Lo spettacolo è stato quello offerto dalla Roma, con la “bestia” Dybala (cit. Gasperini) capace di portarsi a spasso quattro avversari per far segnare il primo gol a Malen, con l’olandese tornato come d’incanto ai livelli dello scorso campionato, come se la parentesi mondiale non fosse mai esistita, con quei tentennamenti degli allenatori che non hanno ancora capito quanto possa essere devastante se viene messo al centro dell’attacco e di ogni finalizzazione. Gasperini ci ha messo del suo intanto con il coraggio di schierare Mora dal primo minuto, lasciandolo sulle tracce di Fagioli per il primo 3412 della stagione, lo schieramento preferito quando si affrontano squadre schierate con quattro difensori e un play. Le due punte sui due centrali in fase di possesso prevedono come conseguenza l’innalzamento degli esterni fino ai terzini per uno schieramento immediatamente sbilanciato in avanti che porta come naturale conseguenza, se le marcature ovviamente funzionano, a giocare nella metà campo avversaria, cosa che la Roma ha fatto praticamente per tutta la partita. La Fiorentina nel primo tempo ha cercato di infastidire Svilar solo con due tiri da lontano, arrivati peraltro docili dalle parti del portiere. Ma la Roma ha dato la sensazione di tracimare sin da subito, come se l’appuntamento con le reti venisse ogni volta aggiornato di lì a poco. 

La partita a scacchi

Divertente è stata anche la partita nella partita che si è giocata dopo il tre a zero, quando il tecnico della Fiorentina ha provato a cambiare le carte in tavola, mettendo il doppio centravanti con due incursori larghi, come Jimenez e Atta, lasciando due centrocampisti e tenendo la linea a quattro. Come in una partita a scacchi, Gasperini ha risposto immediatamente, schierando anche lui una linea a quattro con Lulli a destra ed Hermoso a sinistra, poi sostituito da Koulierakis. Due i centrocampisti tenuti in campo, quattro le punte con Soulé aperto a destra, dopo pochi minuti da trequartista centrale, a contenere João Mario, Wesley alto su Dodò e le due punte a vedersela con i due centrali. Dopo un po’ altro giro, altra corsa: Mandragora in campo al posto di Atta, 433 per i viola, 352 per la Roma, con i centrali sulle tre punte, i due esterni di centrocampo sui terzini, i tre centrocampisti a duellare con i dirimpettai e i due attaccanti davanti.

Tanti fattori, spostati come pedine sul campo, stesso risultato: la Roma ha continuato ad attaccare senza soluzione di continuità, disponendo a proprio piacimento degli avversari, sempre più sfiduciati. Non sarà sfuggito, neanche a uno spettatore distratto, il gesto di stizza di Mastantuono che probabilmente aveva immaginato un esordio differente e quando si è ritrovato in panchina a  guardare lo sfibramento della sua nuova squadra, il talento argentino del Real Madrid ha tirato a terra un parastinco, meme perfetto per disegnare l’immagine del tremendo esordio viola in questa stagione. 

Benvenuti a Gasperlandia

Ci sarebbe da parlare poi della qualità dei singoli. Perché l’allenatore è quel fenomeno che è - e per lui parlano i risultati costanti degli ultimi quindici anni, non certo solo la partita di lunedì - ma senza la qualità che i giocatori gli garantiscono sia nella fase di non possesso (con i tre centrali sempre lucidi, e pronti quest’anno a ricevere all’occorrenza assistenza dalla panchina, vedi Koulierakis ieri e ora Oosterwolde oltre a Ghilardi e Ziolkowski) sia in quella di possesso, che forse nella narrazione delle squadre di Gasperini è sempre un po’ sottovalutata. Perché balza agli occhi di tutti la sua ormai nota preparazione nei duelli individuali quasi a tutto campo (il quasi è giustificato dai meccanismi di scambio che i giocatori ormai applicano a perfezione contro quegli avversari che provano a confondere le cose scambiando spesso la propria posizione con quella di un altro giocatore), ma non può sfuggire neanche le ricercatezza delle manovre quando la palla ce l’hanno i giallorossi: e allora non si butta un pallone, si lavora alla ricerca di due o persino tre ampiezze (quando un centrocampista si apre da una parte o dall’altra, facendo “scalare” il braccetto nella posizione del quinto, e alzando il quinto in verticale o dentro, mentre l’attaccante esterno di parte viene a cercare il pallone nella zona di mezzo ormai svuotata di avversari), si palleggia sempre con l’idea della verticalità e si va in attacco diretto non appena gli avversari provano anche loro ad alzare la pressione, tipo il lancio di Hermoso (di destro) su Dybala che dopo il controllo all’indietro ha subito verticalizzato per Malen, che a sua volte ha puntato subito Dragusin saltandolo a sinistra e battendo De Gea con quel tiro fortissimo dal basso verso l’alto. Sprazzi di gran calcio ad alta velocità e con adeguata qualità. Benvenuti a Gasperlandia.

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