AS Roma

Finché ce ne sarà una

Non c’entra niente l’idolatria per i giocatori: magari avessi quindici anni per potermi attaccare il poster dell’argentino in camera

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Danilo Serafini
26 Agosto 2026 - 08:00

Quando Paulo Dybala, nella notte del ventidue luglio per i novantanove anni della ROMA, si è affacciato su Via degli Uffici del Vicario s’è fatto giorno.
Tipo quando sogni e poi, aprendo gli occhi, ti rendi conto che anche nella realtà sta accadendo qualcosa di speciale. Non c’entra niente l’idolatria per i giocatori: magari avessi quindici anni per potermi attaccare il poster dell’argentino in camera. C’entra, invece, la voglia di vivere ancora storie a cui dare un senso anche se quei quindici anni uno non ce li ha più da un pezzo.

Lo so: ballano milioni, bonifici e premi però ballano da tutte le parti e, allora, non ho voglia di banalizzare niente perché durante questa estate torrida Dybala ci ha, già, emozionati due volte a distanza di poco più di un mese. Su quel balcone e poi, l’altra sera, sul prato dell’Olimpico costruendo, anzi pennellando, tre assist. E prima ancora che possa arrivare qualcuno a dire che “È stata solamente la prima di campionato”, lo dico io: è stata solamente la prima di campionato, lo so. Come so che, maledizione, la sua storia clinica – direbbe Mourinho – è piena di compromessi e cicatrici ma questo è: non c’è alternativa al sospiro ogni volta in cui rallenta la corsa o si tocca un muscolo.

Come un viaggio in Ferrari senza poter sapere se, prima di arrivare a destinazione, dovrai fermarti. E qui si apre un mondo perché se il tuo parco macchine non prevede alternative correrai sempre il rischio di rimanere a piedi. Ma se, invece, a Gasperini verrà finalmente consegnata una rosa completa avremo la possibilità di goderci il viaggio sorridendo nel vedere i difensori avversari farsi sempre più piccoli nello specchietto retrovisore.
Il linguaggio di Paulo Dybala è fatto di sorrisi, cambi di direzione e quelle carezze al pallone che ci riportano al tempo in cui il calcio era meno atletico e certi tocchi al pallone avevano un non so che di poetico. Di versi da scrivere, magari in rima con Malen, questo ragazzo argentino ne ha ancora e questa città – eterna, dissacrante e viva – non potrà che continuare a essere il suo palcoscenico ideale.
Proprio come quella notte del 22 luglio che vale molto di più di un gol al novantesimo.

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