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L'analisi di Roma-Pisa 2-0: qualità nel dinamismo, Malen è ciò che serve

Ecco perché l’olandese è il prototipo del giocatore ideale per Gasp: ne vorrebbe un altro in attacco e un Wesley di piede mancino

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
12 Aprile 2026 - 07:00

Raccontano che tra i motivi dell’incontentabilità di Gasperini ci sia pure un dettaglio che magari è sfuggito ai più, ma non alla sua visione strategica da allenatore: vuole infatti che Malen giochi di più con i suoi compagni, vuole che sia meno egoista, e insomma a quanto pare glielo ha già fatto notare. In un rapporto vivo e pieno come il loro (Gasp si è impegnato personalmente nei giorni della trattativa per garantirgli l’utilizzo tecnico esattamente secondo la sua aspirazione, e cioè da attaccante centrale) ci stanno anche richiami costruttivi di questo tipo. Ed è in un dettaglio apparentemente insignificante come questo che si nasconde invece il senso della mentalità vincente dell’allenatore della Roma, impegnato - si spera anche con il conforto della proprietà - nella costruzione di una squadra che il prossimo anno possa ambire alla vittoria nei tre tornei ai quali parteciperà.

Gasp non si accontenta, cerca sempre il massimo, anche dagli uomini che questo massimo lo garantiscono in ogni partita, proprio come Malen, uno dei suoi pupilli, uno degli uomini forti dello spogliatoio. E questa è un’altra realtà che va raccontata: perché nonostante gli spifferi alimentati da qualche procuratore scontento e magari fuori da certi giri, la squadra è compatta con il suo allenatore e più d’un giocatore gli ha manifestato solidarietà in questi giorni.

Malen il mattatore

Tornando al campo, contro il Pisa ha fatto tutto Donyell Malen. Tre gol, due di destro e uno, il più semplice, di sinistro. Ma il primo e il terzo sono stati due gioielli di tattica, tecnica, convinzione e dinamismo. Il primo è descritto nelle grafiche della pagina accanto (e in quel movimento a rientrare per evitare il fuorigioco poco prima del lancio lungo di Ndicka c’è un compendio di abilità che andrebbe mostrato a tutti i giovani attaccanti del mondo: se non lo avesse fatto, sul lancio sarebbe stato in fuorigioco e anche l’errore di Caracciolo sarebbe passato inosservato), il terzo è stato molto meno semplice di quello che la dinamica può far pensare. Grande merito ce l’ha indubbiamente Pisilli che ha tagliato il campo davanti a Soulé in conduzione del pallone cambiando l’inerzia dell’azione e in qualche modo ingannando la difesa del Pisa, ma poi Malen è stato perfetto nel controllo, e nella rapidità con cui ha calciato il pallone, con la solita precisione chirurgica a spedirlo all’angoletto più lontano, con Semper che si è gettato quando praticamente il pallone era già passato. E anche questo ai portieri succede spesso con i suoi tiri.

Il mercato che vorrebbe Gasperini

L’indicazione il tecnico l’ha data  in conferenza stampa giovedì scorso. Per lui non ha senso per una squadra di buon livello come la Roma rifondare la rosa ogni anno, specialmente dopo i 30 acquisti effettuati nelle ultime due sessioni estive. Meglio acquisti mirati, in particolare nei ruoli scoperti: e quindi un attaccante esterno di piede destro, che possa quindi giocare a sinistra, e un esterno di centrocampo veloce e strutturato, in pratica un Wesley mancino. E poi basterà sostituire adeguatamente i giocatori in uscita, sia quelli da sacrificare sull’altare delle plusvalenze da chiudere entro il 30 giugno sia quelli che si deciderà di far partire. Il tecnico non sembra spaventato dalla prospettiva di perdere qualche pezzo pesante: che si tratti di Svilar, Ndicka e Koné, l’importante sarà sostituirli con giocatori di valore, all’altezza di chi lascia. Certo che non è facile, ma i Friedkin una volta rientrati del tesoretto richiesto dall’Uefa saranno liberi di investire di nuovo. E allora sarà necessario cercare e trovare nuovi Malen e nuovi Wesley. Difficile? Certo, ma lo staff dirigenziale dovrà essere all’altezza delle ambizioni della proprietà e dell’allenatore. E poi ci sarà da affrontare il tema rinnovi: ma Gasperini preferirebbe trattare caso per caso, senza generalizzazioni che non servono a nessuno.

Il piano B di Gasperini

All’Atalanta, nei suoi straordinari nove anni di gestione, nessun giocatore è stato mai pagato più di trenta milioni e anno dopo anno il valore tecnico della squadra è cresciuto anche quando sono stati ceduti giocatori importanti per non appesantire il bilancio. E la stagione di quest’anno dimostra che non manca molto alla Roma per raggiungere i traguardi più ambiziosi. Già senza gli infortuni di Dybala e Soulé, nel momento più importante della stagione, le cose sarebbero potute andar meglio. E proviamo solo ad immaginare che tipo di risultati sarebbero stati raggiunti se nella rosa quest’anno Gasp avesse avuto a disposizione un attaccante esterno dello stesso valore di Malen (un Lookman prima maniera, ad esempio: Percassi lo prese a 16 milioni) e di un esterno sinistro di centrocampo del valore di Wesley: la Champions sarebbe già stata conquistata e forse si sarebbe potuto puntare anche a qualcosa in più. E se sono solo due i ruoli realmente scoperti è logico credere che non ci sia bisogno di alcuna rivoluzione per migliorare le prospettive. E le partite giocate lo dimostrano. Alla Roma è mancata la qualità nelle partite perse contro le big (pensiamo ad esempio agli errori individuali contro l’Inter, o alla doppia sfida con il Milan: e togliete ai rossoneri i tre punti presi a San Siro e dateli alla Roma e ora riguardate la classifica...) o alle assenze che hanno penalizzato la squadra nella settimana terribile nelle sfide con Genoa, Como e Bologna.

Dopo le recenti, brucianti sconfitte si sta ingrossando poi il partito di quelli che ritengono che Gasperini dovrebbe cambiare a volte il proprio modo di giocare, attuando un piano B nei momenti in cui la squadra non sembra in grado magari fisicamente di sostenere gli ambiziosi piani tattici del tecnico. Non si capisce, però, che a differenza dei più chiacchierati tra gli integralisti (alla Zeman, alla Sacchi, alla Sarri prima maniera) chiedere a Gasperini di cambiare il modo di giocare significa semplicemente dirgli di fare un altro sport. Un conto infatti è chiedere ad un tecnico molto offensivista di difendere per un po’ o per una partita col baricentro più basso, diverso è chiedere a una squadra che lavora tutta la settimana sulle marcature individuali a tutto campo di rinunciarvi e difendere col blocco basso. Semplicemente, Gasperini o gioca così o non è. E la stessa cosa si può dire delle sue squadre. Peraltro ha raccontato il tecnico qualche tempo fa che questa storia del gioco da variare gliela chiedono da quando cominciò a lavorare con i giovani e poi in C a Crotone. E lui insistendo ci è arrivato sul tetto d’Europa. Logico che 25 anni e tanti successi dopo sia un po’ più convinto di essere lui nel giusto...

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