Tatticamente

L'analisi di Roma-Atalanta: ora c’è grande difesa manca solo l’attacco

Mai Gasperini era stato messo sotto così e senza rischi in ripartenza. Con Dybala e Zaniolo insieme nelle prossime partite cambierà tutto

Pellegrini in Roma-Atalanta

Pellegrini in Roma-Atalanta (As Roma via Getty Images)

20 Settembre 2022 - 09:45

Dicono che sia il motivo per cui il calcio è lo sport più appassionante fra tutti: la sua imponderabilità lo rende evento così incerto da metterlo alla portata di qualsiasi livello di competenza. Quando il risultato dipende da fattori non oggettivi e, anzi, spesso totalmente estemporanei non è necessariamente richiesto un profondo livello di conoscenza per poterne discutere. Così colui che avesse pronosticato alla vigilia di Roma-Atalanta la vittoria dei bergamaschi ha tutto il diritto di rivendicare di aver azzeccato il pronostico anche se il campo ha mostrato tutta un’altra realtà. Nel basket, nel tennis, nella pallavolo, nel ciclismo, persino negli sport motoristici può esserci l’episodio fortunato a determinare una volta un risultato diverso rispetto alle gerarchie tecniche, ma si tratta di casi isolati. Ciò che non può mai accadere, negli altri sport, è che una squadra domini l’altra e perda. È esattamente, invece, quello che è accaduto alla Roma con l’Atalanta domenica pomeriggio. Basti solo vedere i dati pubblicati qui. Insomma, la Roma meritava di vincere con più gol di scarto e, di conseguenza, di ritrovarsi nelle due settimane di sosta al primo, massimo secondo posto della classifica. E invece è sesta dietro Udinese e Lazio. Come è potuto accadere? 

Se le stelle stanno a guardare

Intanto l’assenza di Dybala ha indubbiamente rappresentato un fattore. Come ha detto Mourinho alla fine della partita, nel corso della settimana erano stati fatti tanti lavori specifici che prevedevano un particolare sviluppo tattico proprio puntando sulle qualità tecniche dell’argentino. Tutto vanificato da quel risentimento al flessore che ho messo fuori causa Paulino alla vigilia della partita. Senza di lui la Roma ha giocato ugualmente la sua bella partita costringendo, per la prima volta dopo tanti anni, l’Atalanta a difendersi per quasi tutta la gara. La superiorità magari un po’ sterile della prima mezz’ora e diventata dominio assoluto dopo il gol di Scalvini, per i due terzi restanti della partita. Gasperini è stato costretto a togliere i protagonisti dell’azione del gol all’intervallo della gara: il primo, l’attaccante Hojlund, perché praticamente bullizzato da Smalling per tutti e 45 i minuti, il secondo perché sembrava un po’ tenerello in mezzo al campo dove via via hanno dominato le figure di Matic, Cristante e Pellegrini. Rinforzata la difesa con Okoli e il centrocampo con l’avanzata di de Roon, Gasperini ha sperato di ridurre l’impatto offensivo della Roma senza riuscirci. Anzi, la spinta dei giallorossi si è fatta feroce con il passare del tempo. Gli scambi in velocità, i recuperi repentini del pallone, la qualità del fraseggio sono stati tutti elementi decisivi per determinare il controllo assoluto e totale della Roma nella partita. Non è bastato, stavolta, contenere i giocatori nei 10 duelli individuali che si sono disegnati sul campo, ne è mai riuscito a Gasperini il giochino di ripartire con forza contro avversari magari malmessi in campo. I romanisti hanno chiuso ogni varco con grande determinazione, difendendo in avanti e mai rinunciando all’idea dell’immediato recupero del pallone. Indirettamente la gara di domenica ha dato la conferma che la Roma quando attacca sa essere entusiasmante ed è dunque un peccato quando per scelta dell’allenatore o per naturale adattamento della squadra si vede in certe partite abbassare il baricentro di 20, 30 metri. Questa è una squadra nata per attaccare e fondata, a questo punto, sullo spessore di stelle offensive di prima grandezza. A patto, però, che giochino tutti insieme. Perché se manca Dybala manca la qualità decisiva per la rifinitura, se manca Zaniolo la forza quasi soprannaturale degli assalti a testa bassa, se manca Pellegrini la geometria lucida che tiene insieme i reparti. 

Ibañez, l’uomo in più

Inevitabilmente, parlando di individualità, non si possono stavolta non citare le prestazioni difensive di Ibañez e Smalling. L’inglese ha annullato Hojlund (che però anche nella giornata negativa ha mostrato con evidenza la sua qualità tecnica e soprattutto la sua vivacità atletica) e poi si è preso cura di Muriel, riducendolo ai minimi termini. Ibañez ha dominato la scena con recuperi acrobatici e continue ripartenze, sfiorando il gol su calcio d’angolo e anche su azione manovrata, proprio come piace a Gasperini. Il difensore brasiliano sembra davvero toccato dalla grazia in questo periodo: se Mourinho è riuscito nell’impresa di ridurre quei difetti di concentrazione che il brasiliano si portava dietro è stato fatto un vero e proprio capolavoro e la Roma si ritrova oggi con un difensore di altissimo livello in più. La sensazione, più in generale, per la Roma è che con questo coraggio in più e con una condizione finalmente all’altezza si possono affrontare le prossime sfide con uno spirito diverso, meno speculativo e più spavaldo proprio perché la difesa adesso può contare anche su diversi giocatori di qualità. Ecco perché Mourinho non sembra affatto disposto a rinunciare alla difesa a tre almeno in partenza, ma sta provando in esercitazione anche la difesa a quattro probabilmente perché resta una risorsa utile da sfruttare magari a partita in corso.

I tormenti dell’attacco

C’è un dato piuttosto indicativo sulla sterilità offensiva della Roma con l’Atalanta: non è tanto, o solo, il numero di gol attesi (che, peraltro, a seconda del provider di dati varia da 3,14 di Opta a 1,75 di Wyscout, e forse qui i fornitori dovrebbero trovare una piattaforma un po’ più univoca per non far perdere di credibilità alla materia) a spiegare che cosa è accaduto, quanto la percentuale dei tiri che da dentro l’area hanno raggiunto la porta: 3 su 11, il 27%. Praticamente la stessa percentuale dei tiri da fuori area (2 su 8, il 25%). Come da titolo di ieri, stavolta la Dea è stata sbendata e ci ha visto benissimo, indicando sempre la parte nerazzurra quale principale beneficiaria dei suoi favori. Ed è un trend che si è confermato, inusualmente: avevamo insinuato alla vigilia come la Roma potesse trarre qualche conforto dalla scarsa aderenza nel rapporto tra gol fatti e attesi per la Roma e gol subiti e attesi dell’Atalanta. Riportiamo testualmente: "L’Atalanta primeggia nel differenziale tra i gol subiti (3) e quelli effettivamente meritati (5,96, il doppio praticamente). La Roma ha invece molto da recriminare sui gol fatti (8) rispetto a quelli costruiti (13,54)". Speravamo si potesse invertire la tendenza, è successo il contrario. Ma come è noto a tutti gli statistici, un evento anomalo in quanto tale non può durare per sempre. Forza Roma.

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