Invidiamo sinceramente il coraggio con cui Mazzarri sostiene quasi tutte le sue interviste post partita: dire, come ha fatto domenica sera a caldo, che il Cagliari contro la Roma ha dominato schiacciando l'avversario e per questo avrebbe meritato la vittoria significa non solo cambiare il senso di un dibattito che ogni appassionato avrebbe il diritto di poter coltivare ascoltando contributi seri, ma anche prendere in giro gli interlocutori che poi, purtroppo, il più delle volte farfugliano qualcosa ammiccando piuttosto che cimentarsi in un confronto dialettico che poi magari bisogna avere la forza di sostenere. Quanto manca, in questo senso, uno come Sconcerti nei post partita televisivi... Ma questa è solo un'opinione personale. Tornando a Roma-Cagliari, basta guardare lo score dettagliato pubblicato qui a fianco per capire come l'unica squadra realmente beneficiata dal risultato di misura sia stata proprio quella del delirante Mazzarri. A lui va peraltro il merito di aver provato ad alzare le pressioni offensive confidando magari in una qualità di palleggio romanista che non è ancora all'altezza della fama degli interpreti del centrocampo, a maggior ragione adesso che è arrivato un altro giocatore tecnicamente sopra la media, Sergio Oliveira. Certo è che resta difficile invece vedere le squadre di Mazzarri costruire dal basso o cercare uno sviluppo di manovra attraverso un palleggio accurato. L'unico dato in cui, ad esempio, il Cagliari ha superato la Roma nei diversi duelli statistici è quello relativo ai lanci lunghi. E poi hanno commesso un numero superiore di falli, sanzionati con troppa generosità dall'inesperto Maggioni di Lecco. Ma anche sull'arbitro Mazzarri ha curiosamente trovato da ridire...

I meriti della Roma

Meglio concentrarsi, allora, sulla Roma. Detto che la vittoria con i sardi è da ritenere ampiamente meritata, si può ovviamente fare una lista delle cose che hanno funzionato, e ce ne sono diverse, ma ci si può, anzi ci si deve, specialmente dopo una vittoria, concentrare su quello che invece è andato storto. Tra le cose positive c'è sicuramente l'aumento del tasso di personalità della squadra grazie agli ultimi due arrivi, il ritorno su buoni livelli di Kumbulla, la conferma dell'affidabilità di Rui Patricio, la tenuta difensiva di un sistema di gioco recuperato da poco (con i limiti di cui tra poco parleremo), l'apporto dinamico garantito da un ragazzo giovane come Felix, il recupero ai suoi livelli di Mkhitaryan e comunque la disponibilità al sacrificio di giocatori di qualità come Zaniolo e Abraham, anche nelle serate in cui non brillano particolarmente.

Le combinazioni offensive

C'è poi un elemento di fattor comune tra i difetti evidenziati da questa partita nelle due fasi di gioco: l'incapacità di sfruttare/leggere al meglio l'arte del taglio. Ha infatti ragione Mourinho quando dice che non basta evidenziare le cose che possono non funzionare in un meccanismo difensivo se poi molti errori offensivi obbligano la squadra a restare in bilico fino all'ultimo minuto. Sono state infatti davvero tante le occasioni date dalle transizioni positive che la Roma non ha saputo sfruttare, sempre a causa dell'approssimazione di certe conclusioni e dello sfruttamento troppo superficiale degli sviluppi in superiorità numerica. Ciò che Mourinho deve pretendere dai suoi attaccanti, in rapporto soprattutto alla qualità di cui dispongono, è proprio la capacità di sfruttare al meglio le combinazioni offensive considerando anche la precisione nella rifinitura che troppe volte è mancata. Sembra pure che i giocatori non siano troppo addestrati alle combinazioni coordinate di questi sviluppi: troppe volte nonostante la superiorità numerica i giocatori in attesa di ricevere il passaggio hanno corso su binari paralleli senza, ad esempio, mai intrecciare i loro sentieri per rendere più difficile il compito difensivo agli avversari. E quando è capitato, pensiamo alle conclusioni sottoporta di Felix, Shomurodov ma anche di Zaniolo nel primo tempo, quando ha mancato un controllo con il piede destro, è poi mancata proprio la qualità. E su questo fa bene Mourinho ad arrabbiarsi: la società paga sin troppo bene la qualità dei suoi giocatori (se è vero che la Roma ha il terzo/quarto monte ingaggi della serie A) ed è giusto che pretenda adeguato rendimento. L'impegno non manca, la qualità a volte sì.

Le letture difensive

L'altro aspetto su cui Mourinho dovrà per forza concentrare alcune delle prossime esercitazioni è quella di migliorare la sensibilità dei suoi difensori nel percepire il reale pericolo che si può correre quando gli avversari scoprono la palla. E questo aspetto invece non dipende dal conto in banca, ma solo dall'addestramento quotidiano sul campo. Anche domenica si è rischiato grosso nel finale, prima sulla conclusione di Joao Pedro, per la cui lettura Mancini ha sicuramente qualcosa da rimproverarsi, e poi sul taglio di Nandez alle spalle di Viña che merita sicuramente un ulteriore approfondimento (vedi anche la grafica). Mentre Deiola sposta il pallone sulla trequarti campo, Viña ha tutto il tempo di osservare e, di conseguenza, valutare il taglio in profondità che sta per compiere Nandez. L'errore del terzino romanista è doppiamente grave proprio perché fa in tempo a rendersi conto dell'imminente pericolo eppure sbaglia completamente la relativa lettura: quando Deiola carica il destro per lanciare il compagno, invece di scappare all'indietro come didattica vorrebbe, cambia addirittura la sua postura per controllare frontalmente il suo avversario che è invece decisamente lanciato verso la porta, poi perde altro tempo per riprendere l'originaria posizione e a quel punto Nandez ha guadagnato alle sue spalle più di 2 metri di manovra all'interno dei quali avrebbe la teorica possibilità di controllare il pallone con il petto e superare agevolmente Rui Patricio. Fortuna della Roma ha voluto che il controllo di petto del centrocampista uruguaiano non sia stato eseguito a perfezione. Kumbulla ha chiuso lo spazio dove il portiere è intervenuto a liberare. Pericolo scampato, ma ancora una volta una precaria lettura difensiva aveva messo a rischio ciò che la Roma aveva saputo costruire nei 93 minuti precedenti. E sarebbe stato davvero un peccato mortale.