Dove eravamo rimasti? Alla Roma del vorrei, potrei ma non riesco di Fonseca, quella bella che non ha mai ballato, e quando ci ha provato si è dovuta arrendere agli infortuni e alle imbarcate difensive, prima con la difesa a quattro, poi pure con la difesa a cinque, perché in fondo non era il sistema di gioco a far la differenza, ma la sintonia tra le teste dei giocatori e la concretezza necessaria a raggiungere un risultato. Con Fonseca è stato così, e forse anche con Di Francesco, e in qualche modo con Spalletti, in parte con Garcia, sicuramente con l'ultimo Zeman e il primo Luis Enrique. Un lungo filo conduttore ha unito le panchine della gestione americana: si cercava di dominare il gioco, si finiva per arrendersi alla furbizia degli avversari più scarsi o al valore tecnico superiore di quelli più bravi. Adesso è cambiato tutto: ora la palla resti agli avversari, il palleggio è tutto loro, l'impostazione dal basso solo se c'è spazio, le pressioni si fanno al massimo da trequarti e il portiere se non ha un passaggio facile è invitato a calciare lungo. È il calcio di Mourinho, è la scelta di Friedkin, è la nuova stella polare dei tifosi giallorossi, tutti. Mourinho ha messo tutti d'accordo. In Turchia c'è stata la prima lezione e vediamo come i giocatori l'hanno appresa.

Umile, non difensivo

Intanto mettiamoci d'accordo sulle definizioni. Quello di Mourinho non è un calcio difensivo, ma è un calcio umile. Parte dal presupposto che gli avversari possono far male se li affronti in maniera scomposta, squilibrata, alzando troppo il baricentro. È rispetto, prima che cautela. Anche per il Trabzonspor, certo. Avci fa un 433 scolastico, ma non banale. Certo, gli mancano gli interpreti. Se hanno preso qualche scarto del campionato italiano un motivo ci sarà. Ma per venti minuti i turchi la palla ai romanisti non l'hanno fatta mai vedere. Palla al portiere e i giallorossi si mettevano placidi sulla trequarti, pronti a uscire forte sui riferimenti che ricevevano la palla spalle alla porta di Rui Patricio: e quindi i terzini sugli esterni, i due centrali sul centravanti, i centrocampisti sugli intermedi, il trequartista centrale sul regista. Ma mai altissimi fino al portiere: certe pressioni estreme che nei momenti migliori Fonseca pretendeva dai suoi giocatori non si vedranno più. Un indice rivelatore riguarda la posizione dei due mediani: raramente li si vede alzarsi oltre la metà campo in fase di non possesso, molto più facile vederli ripiegare rapidamente molto vicino alla linea difensiva, a garantire quel filtro che spesso nella Roma di Fonseca o di Di Francesco veniva facilmente eluso. Dietro poi basta con i riferimenti sul pallone: si marca quasi a uomo, certo muovendo la linea per reparto, ma poi andando forte sui riferimenti. Nell'azione pericolosa dei turchi del primo tempo, quando Hamsik ha bucato alle spalle di Karsdorp, il varco si è creato proprio perché l'olandese e Mancini hanno accorciato il campo sui due riferimenti offensivi Nwakaeme e Djaniny mentre Peres tagliava il campo da fuori a dentro, cogliendo l'assist al bacio per l'ex napoletano che approfittando del movimento dei due difensori avversari si è inserito nello spazio rimasto vuoto. Poi ha sbagliato la rifinitura, ma il buco resta. E non è stato l'unico perché dopo il gol del pareggio per due volte a sinistra Karsdorp ha lasciato spazi al suo dirimpettaio. Sono meccanismi da oliare all'interno di una partita comunque molto attenta soprattutto in fase di non possesso.

I numeri non fanno la partita

I numeri del resto parlano chiaro: l'evoluzione degli Expected goal nella partita conferma il fatto che la Roma non ha mai sofferto nel primo tempo, ma ha rischiato di capitolare subito dopo il gol del pareggio. In due occasioni Nwakaeme ha avuto lo spazio per far male, su entrambe le conclusioni è stato bravo Rui Patricio. Così alla fine il dato degli Xg è favorevole ai turchi, come quello del possesso palla, dei tiri verso e in porta e anche dei passaggi (501 contro 390). Ma due indicatori raccontano già bene la Roma di Mourinho: sui corner, dove il portoghese pretende massima attenzione, da cinque tentativi per i padroni di casa non è scaturito alcun tiro, dai quattro romanisti, due conclusioni (e un gol). E guardate anche il numero dei contropiede: tre per la Roma, zero per il Trabzonspor. Per la squadra di Fonseca le transizioni negative erano un vero e proprio tallone d'Achille.

Il piano gara di José

Dunque come vuole vincere le partite la Roma, assecondando l'ossessione che da sempre incombe sulla figura di Mourinho? Sfruttando lo spazio davanti. La pressione sulla trequarti consente infatti alla Roma di restare compatta alla ricerca dell'intercetto, dopodiché si va nella maniera più rapida su un riferimento avanzato, soprattutto il centravanti, che deve essere mobilissimo (lo sono tutti e tre gli attaccanti centrali a disposizione di Mourinho, e da domani cominceremo a vedere anche Abraham), deve difendere il pallone, giocarlo o scaricarlo e creare lo spazio per le transizioni veloci. Il piano a Trebisonda ha funzionato perfettamente e il primo gol è nato proprio da un intercetto di Zaniolo, che con uno strappo dei suoi ha difeso il pallone dal riassalto avversario, lo ha reso giocabile per Mkhitaryan che è stato poi sveglissimo a capire il movimento ad incrocio dei due attaccanti, servendo Pellegrini che si era aperto verso il secondo palo.

Più contrasti, più lanci

Un'altra caratteristica che comincia ad essere chiara, fa riferimento alla combattività della squadra, resa esplicita dalle due mezze risse nelle amichevoli precampionato, ma sicuramente convogliata verso una più misurata carica agonistica al primo impegno ufficiale. Così nei complicati minuti iniziali, quando il Trabzonspor ha preso il possesso del pallone e l'ha tenuto stretto, il dato dei contrasti vinti dai giocatori della Roma è stato altissimo (64% contro 35% nei primi quindici minuti), poi si è un po' regolarizzato, anche se alla fine è comunque a favore romanista (49% a 46%). E lo sviluppo del gioco conosce spesso la soluzione del lancio lungo, quasi mai praticata dalla Roma di Fonseca. Sono stati 18 a 6 per la squadra giallorossa nel primo quarto d'ora, 12 a 7 ad inizio secondo tempo, 11 a 6 nel secondo terzo della ripresa. Una cosa che andrà decisamente migliorata, e Mourinho l'ha già sottolineata, è la precisione nei cross: su dieci tentati (cinque a testa tra Karsdorp e Viña), sei sono stati sparati a casaccio. Troppi.