L'unica curva della capitale libera da "dress code", si presenta alla quarta partita di campionato, che poi sarebbe la terza, con un chiodo fisso: la pioggia. Ciccio scruta il cielo e lo maledice, Carletto invece non perde il sorriso. E infierisce: «Me lo posso mettere il K-way, o stona con le scarpe?». Risate. «Pensa quegli altri – gli fa Marco- tutti col "giubotto" alla moda a morisse de caldo». A Roma-Verona manca un'ora abbondante, e l'arrivo allo stadio scorre via. Finalmente normale. Controlli attenti, ma composti, la fila è veloce. C'è addirittura una sorpresa: superato il primo filtraggio, hanno piazzato delle tettoie per proteggerci dalla pioggia durante le perquisizioni. Quasi che i tifosi, e in particolare quelli in marcia verso la curva Sud, fossero trattati di nuovo, era ora, come persone normali. Che si tratti di una rondine senza primavera, o di un ritorno allo stato di diritto, lo scopriremo solo vivendo. Intanto, Gabrielli e le sue "leggi speciali" sembrano un lontano ricordo. Carletto sorride, beffardo. Dentro, mentre Damiano "gioca bene o gioca male lo vogliamo in nazionale" Tommasi premia Dzeko per il titolo di capocannoniere dell'anno scorso, la curva Sud tiene gli occhi sul cielo e su quella nuvola che sembra di Fantozzi: mesi a parlare di siccità, e noi rischiamo di vederci rinviare la seconda partita consecutiva di campionato per la pioggia. Sarebbe una beffa. Non tanto, badate bene, per calcoli di classifica, o perché poi infilare un recupero in un calendario troppo affollato potrebbe creare problemi, quanto perché il tifoso romanista ha un disperato bisogno della sua Roma.

Oggi e poi mercoledì a Benevento, sabato in casa con l'Udinese e poi di nuovo mercoledì col Qarabag, che non sappiamo nemmeno dove si trovi, quindi il Milan domenica 1 ottobre a San Siro. Cinque volte la Roma in quindici giorni, come se la vita reale diventasse una parentesi tra una partita e l'altra. Esagerato, forse, ma rende l'idea. Senti come piove. La partita è iniziata da venti minuti quando la pioggia diventa temporale. Il campo scompare dalla vista, lo si percepisce appena. «Nun ce se crede. Sta a vedere che diventa un pantano e la sospendono o, peggio, tra una pozzanghera e l'altra, il Verona la butta in caciara. Dobbiamo segnare subito». Detto, fatto.1-0. E poco importa se Nainggolan segna sotto curva nord, e la vista dalla Sud è così parziale e confusa da far gridare a molti: «ha segnato il turchetto!». Importa invece che al gol della Roma, sarà un caso, la pioggia si quieti, e il campo riemerga giusto in tempo per farci vedere Florenzi che finta il cross, rientra sul sinistro, e appoggia sulla testa di Dzeko: 2 a 0 e bentornato Alessandro. Di lì in poi, è solo Curva Sud. Che mentre quegli altri discutono di moda come nemmeno Dolce&Gabbana, lei si ritrova, libera e compatta, a tifare come se non ci fosse un domani, senza distinzione tra questo o quel gruppo, tra questo e quel tifoso. "Sei bellissimo", cantano tutti ricordando Giorgetto, che non c'è più ma è come se ci fosse, uno che da queste parti ha rappresentato un bel pezzo di storia. Allo stadio non sono più di trentamila, ma la Sud non ci fa caso: è tornata. «È di nuovo il nostro fortino», si compiace Marco. Un fortino di nuovo entusiasta, senza barriere, e in cui ognuno è libero di vestirsi un po'come cazzo gli pare.