Punto e virgola

Se resta anche lui è un vero capolavoro

Manca l'ultimo tassello per rendere indigesta la realtà ai professionisti della mistificazione: dopo l'arrivo di Mourinho e di Dybala, bisogna trattenere Zaniolo

Nicolò Zaniolo esulta dopo il gol allo Shakhtar

Nicolò Zaniolo esulta dopo il gol allo Shakhtar (As Roma via Getty Images)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
09 Agosto 2022 - 09:30

Nell’arco degli ultimi 15 mesi ci sono state due cose che hanno sorpreso molto positivamente i romanisti e hanno atterrito tutti quelli che non lo sono. Una terza potrebbe accadere a breve. La prima è stata l’ingaggio di José Mourinho, la più chiassosa dichiarazione muta che il presidente di una squadra di calcio abbia mai fatto. Se infatti fino a quel giorno la reggenza dei Friedkin era stata considerata magari promettente per la capienza finanziaria del gruppo, ma sostanzialmente ancora inconcludente, da quell’annuncio è parso chiaro a tutti che si era presa una strada diversa. Ovviamente, uno zoccolo duro di scettici, maliziosi interpreti della realtà romana, tendevano a considerare la mossa alla stregua di quella di un prestigiatore, fumo negli occhi per nascondere una realtà quantomeno non ancora definita. Ma ai tifosi della Roma, che di certi interpreti hanno imparato a non fidarsi, hanno preso il messaggio per quel che effettivamente era: una bellicosa dichiarazione d’intenti. 

La seconda mossa è stata l’ingaggio a parametro zero di Paulo Dybala, uno dei pochi fuoriclasse disponibili del movimento calcistico mondiale, frenato nella sua ascesa al trono dei migliori di sempre solo da qualche infortunio e, probabilmente, dal fatto di aver sfidato i più grandi guidando una squadra che a livello internazionale non è mai riuscita a lasciare un segno indelebile. Stendiamo un velo pietoso sulle povere cronache giornalistiche italiane del mainstream. Quelli che niente sanno - ma tutto si fanno raccontare da chi è abituato a comandare, e quindi se non può vincere inventa - hanno dipinto per diverse settimane un quadretto che aveva preso forma solo nelle loro teste. E dunque la mossa è stata sorprendente non solo per tutti quelli che si sono dovuti svegliare arrendendosi alla realtà, ma anche per quei poveri romanisti che non avendo avuto modo ancora di distinguere la buona dalla cattiva informazione, tendevano a fidarsi del chiacchiericcio montante e dunque si erano già rassegnati a perdere Zaniolo e a guardare Dybala all’Inter. 

Manca solo un terzo tassello a rendere del tutto indigesta la realtà a questi professionisti della mistificazione: la conferma di Zaniolo nella rosa di quest’anno. Per meglio dire: un giocatore di proprietà, e di una proprietà che non ha bisogno di vendere (ma nel caso godrebbe di un chiaro beneficio nei conti, questo sì), non va confermato. È già suo. La cosa non era chiara semmai a chi per mesi ancora una volta reggeva il giochino di altri che magari avevano chiari interessi a destabilizzare per abbassare qualche costo (e magari alzare qualche commissione). E invece nisba. La Roma vuole tenere Zaniolo e a settembre gli proporrà un significativo rinnovo di contratto. Ma il mercato non è chiuso e allora conviene aspettare. Di sicuro quello che abbiamo intravisto l’altra sera contro gli eroici ucraini è un progetto tecnico bellissimo, a costi inferiori a quelli dello scorso anno. Le parole ci sono, usiamole: si chiamerebbe capolavoro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI