La sfortunata parentesi di Coppa Italia, che ancora una volta ci sfugge già agli ottavi di finale, mi porterebbe a scrivere un pezzo al riguardo, ma non sono un commentatore sportivo e lascio la palla volentieri a chi è più competente. Voglio invece scrivere un articolo, positivo, sulla politica dei pezzi da ultimo praticata dalla Roma, che si è mostrata sensibile alle critiche arrivate da più parti dopo Roma-Chelsea ed oggetto anche del mio primo scritto su questa testata. Questa sensibilità che possiamo definire generosa ma anche oculata – e che ovviamente non può essere estesa tout court alla generalità dei tifosi della Roma, vista la presenza degli abbonati che pagano anticipatamente un prezzo che non può essere "sorpassato" da offerte migliori - si è riverberata principalmente sui giovani che per diverse partite hanno potuto usufruire di costi veramente speciali ed abbordabili per potere seguire dal vivo le partite della nostra amata squadra.

I risultati si sono visti, con buona pace di chi ritiene che possa essere persino il freddo a scoraggiare l'affluenza: a Roma-Cagliari, disputata in un sabato sera prenatalizio in un clima polare, la Curva Nord era finalmente piena non di turisti stranieri con le loro bandiere nazionali che raramente si riaffacceranno dalle parti dell'Olimpico, quanto piuttosto di tanti gruppi di ragazzi romani e romanisti che non vedevano l'ora di cantare quei cori che forse avevano sentito solo da qualche compagno di scuola. Mi sono divertito a vedere quei volti e già so che il prossimo anno almeno il 10 per cento di quei ragazzi si doterà di un abbonamento, perché hanno visto che, tutto sommato, allo stadio ci si diverte ancora, e ci si diverte se si consente di potersi esprimere liberamente.

A meno che, ovviamente, non si esponga uno striscione di sostegno alla squadra o ad un giocatore non preventivamente autorizzato dalla ferrea Questura di Roma. Già perché in quel caso, rifilata una multa da 167 euro e creato un nuovo individuo che, da neutro, diverrà ostile alle forze dell'ordine stesse – e ciò è ovviamente un male – quello stesso soggetto si guarderà bene dal varcare di nuovo le mura amiche. Si dirà: non è stato rispettato il Regolamento d'uso dello stadio e sicuramente è vero. Manca però del tutto l'analisi: per quale ragione uno striscione deve essere preventivamente e burocraticamente autorizzato dalla Questura? Semplice, perché qualora dovesse contenere insulti, minacce, ovvero sia fuori tema la Questura potrebbe vietarlo per ovvie ragioni di ordine pubblico. Ma là dove, come nel caso di specie, si sia poi verificato che quello striscione sia di solidarietà con il nostro Capitano, e quindi privo di qualsiasi potenziale pericolo per l'ordine pubblico, perché multarlo? Per educare? A cosa? Al fatto che esiste uno Stato che consente a un regolamento d'uso di uno stadio di non esprimere il proprio pensiero se non prima di essere autorizzati dalla Polizia, in uno stadio iper sorvegliato da centinaia di telecamere e tornelli? Multras, punto e basta. Mai striscione fu più vero.