Il ritorno di Schick. Non siamo al livello dello Jedi, ma si avvertiva il bisogno che il ragazzo ceco cominciasse a dare un segnale degno del costo del suo cartellino e di un talento che davvero non si può discutere. Lo ha dato. Forte e chiaro. Unica nota positiva nell'amara notte contro i granata che ci ha visto salutare prima del prevedibile la coppa Italia, al termine di novanta minuti che sembrano aver azzerato tutto quello che di buono la Roma ha fatto nella parte ascendente della stagione. Che invece c'è, resta e può pure essere migliorato.

Il segnale di Schick non è tanto relativo alla prima ora di gioco. Dove, nel ruolo di centravanti, con due esterni di duolo ai fianchi, l'ha presa poco e spesso male. Ma sono stati sufficienti gli ultimi venti-trenta minuti per sottolineare quello che questo ragazzo ceco può e potrà essere per le fortune della Roma. Riepilogando: un palo colpito con un colpo di testa sull'uno a zero che di sicuro avrebbe meritato maggior fortuna; un calcio di rigore che sarà stato pure generoso ma comunque Moretti il fallo lo ha fatto su di lui; il primo gol con la maglia giallorossa con un sinistro pulito e più difficile di quello che si possa pensare; il tiro al tramonto della partita che ha sfiorato il palo che avrebbe potuto dare alla Roma l'appello dei tempi supplementari che tra l'altro sarebbero stati meritati. Tutto in una metà tempo. Gran parte del quale giocato al fianco di Dzeko che Di Francesco aveva mandato in campo nel tentativo di rimettere in piedi una partita ormai compromessa. La conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che i due possono coesistere e costituire un'accoppiata offensiva di quelle che possono fare male.

Una conferma che legittima l'interrogativo se riproporla o meno domani sera sul campo della Juventus in una sfida che, come ha detto ieri Florenzi, dovrà dirci a che punto è la fase di crescita della Roma difranceschiana. Il tecnico ha tre opzioni tra cui scegliere: Dzeko centravanti con due esterni di ruolo ai suoi fianchi; il bosniaco con Schick e uno tra Perotti ed El Sharaawy; Schick titolare con Dzeko retrocesso in panchina. Il ceco visto nella parte finale della gara contro il Torino, legittimerebbe una sua conferma se non fosse che per lui sarebbe la terza partita in una settimana e per un giocatore che è appena rientrato da un prolungato periodo di stop, potrebbe essere un rischio che non si può correre in una sfida come quella contro la Juventus, su un campo dove la Roma perde da sei anni consecutivi.

Ma è anche vero, al contrario, che il talento che questo ragazzo ha nei piedi e nella testa, potrebbe costituire la variabile imprevista (per la Juve) per mettere in difficoltà i campioni d'Italia a cui, già nella passata stagione, il ragazzo ha dato un dispiacere con la maglia della Sampdoria segnando il suo primo gol italiano proprio all'allora Juventus Stadium. Un ruolo, quello della variabile impazzita, che Schick potrebbe interpretare partendo anche dalla panchina, l'uomo da inserire nel corso della sfida per sparigliare tempi di gioco e geometrie. Il ragazzo ha tutto per poterlo fare, come ha dimostrato nella sua prima stagione italiana in cui, con la maglia della Sampdoria, in molte occasioni è sato decisivo alzandosi dalla panchina. Come, ahinoi, fece anche nella sfida di Marassi contro la Roma quando entrò con i giallorossi in vantaggio e ci fece male con un gol di qualità e decisivo per il ribaltamento del risultato.

Perché questo è Schick. Un giocatore decisivo, uno in grado di fare la differenza, capace di giocate ad altri vietate. Quello, in sostanza, che abbiamo visto nell'ultima parte della gara contro i granata di Mihajlovic. È lui l'uomo che può curare in maniera definitiva una prolificità offensiva che fin qui è stata un peso imprevisto in una Roma che, alla vigilia del campionato, si pensava potesse avere altri problemi, magari difensivi ma certo non quello del gol. E il ragazzo può curare anche una delle altre carenze che si attribuiscono a questa Roma, quella della cattiveria agonistica. Chi frequenta quotidianamente Trigoria, ci assicura che il ceco ha pure quella, «è uno che anche in allenamento non guarda in faccia nessuno» ci garantiscono. L'ideale per una squadra che ha bisogno di cattiveria agonistica e gol. Schick ha entrambe le cose.