Una società di calcio moderna - fatte salve le plusvalenze per le quali non ho grande simpatia - ha principalmente quattro grandi bacini da cui acquisire denaro e, quindi, forza economica: i diritti televisivi, gli sponsor, il merchandising e il botteghino. Poi, naturalmente, vi è un quinto bacino, fondamentale per alcuni club, costituito dalla reale proprietà di uno stadio. Il botteghino è incentivato, ovviamente, dai tifosi che, in modo più o meno continuativo o anche solo occasionalmente, partecipano all'evento sportivo, principalmente in casa ma anche in trasferta. Questo preambolo è necessario per introdurre il tema di oggi: l'importanza dello Slo nel 2017. Anzitutto, cos'è lo Slo? È il Supporter Liaison Officer, una sorta di intermediario tra tifosi/clienti, società di calcio e istituzioni (principalmente forze dell'ordine). La sua funzione è quella di smussare le frizioni e frenare gli eccessi, oltre che, com'è ovvio, risolvere in anticipo i problemi. Tutte le società di calcio - lo ha imposto l'Uefa - hanno uno Slo, ma molte ne hanno burocraticamente istituito la figura solo per mettersi in regola. Niente di più sbagliato. Molto spesso, troppo spesso, noi tifosi ci sentiamo abbandonati, praticamente soli in un mare di burocrazia che fa perdere le mezze giornate, se non giornate intere, per prendere un biglietto, sempre ammesso e non concesso che ci si riesca.

Nonostante delle regole prestabilite, spesso molti tifosi romanisti si trovano in difficoltà, perché non vi sono linee uniformi e tutto sembra essere lasciato al caso e alle decisioni, a volte un po' strambe, di chi decide come e a chi vendere i biglietti, se non alla mercé dei rivenditori. In un sistema come quello attuale, solo i più tenaci resistono. Gli altri cedono e si rifugiano davanti alle pay-per-view, obiettivamente assai comode per vedere sul serio una partita di calcio. I vasi, però, sono comunicanti: se i tifosi si scoraggiano, gli stadi si svuotano e il prodotto perde il suo fascino, perché per un tenace che nasce, ci sono due o tre non tenaci che mollano e che, quindi, o non tentano neanche di andare allo stadio o lo lasciano per sempre. I dati parlano chiaro: da un pubblico medio di 50mila spettatori a partita siamo passati ai 30mila di oggi. I tempi che cambiano? Le nuove esigenze? Le infinite distrazioni? Forse, ma non solo. Lo Slo - o meglio, l'ufficio Slo - deve contribuire a organizzare, quando la Roma gioca in casa, l'accoglienza dei tifosi, che devono sapere a chi immediatamente rivolgersi se qualcuno gli dice, ad esempio, che siccome risiede a Napoli e pur avendo un abbonamento alla Roma non può entrare. Quando gioca in trasferta, deve verificare in buon anticipo quali sono le modalità di vendita dei biglietti per i tifosi ospiti, accertandosi che tutti coloro che ne hanno diritto in base alle nostre leggi, possano acquistare un titolo. Gli si deve dare il potere e il compito di farlo. È inverosimile che - pur in presenza di una chiara disposizione - alcune società di calcio,o alcune Questure, ancora non sappiano che il minore di 14 anni non abbia bisogno di tessere del tifoso per acquistare un biglietto. Così come è ridicolo che tifosi della Roma residenti fuori regione non possano acquistare biglietti per il settore ospiti. Se questo accade, lo Slo deve fare presente quanto accaduto alla Roma o a qualsiasi altra società di calcio e questa deve comunicare il proprio dissenso su quanto accaduto, salendo su e su per la scala gerarchica sino ad arrivare al Ministro dello Sport e a quello dell'Interno. E di ciò deve essere data notizia ai tifosi, in modo che si sentano realmente tutelati e che qualcuno, magari, alzi il telefono per dire al suo interlocutore: «Ma cosa state facendo?». Chissà, forse un giorno tutto questo accadrà e qualche meno tenace sarà invogliato a tornare, o a venire, allo stadio.