Per la Roma

"La nostra certezza..."

Chiamatela partita, semplicemente. Tra due mondi differenti, due modi di vivere alternativi: tra chi privilegia lo spazio circostante e chi il virtuale. Una esistenza con il visore VR davanti gli occhi: pare vera, non lo è

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PUBBLICATO DA Danilo Per la Roma
17 Maggio 2026 - 08:00

A me la parola derby non piace.
Andatela a cercare sulla Treccani: “Incontro molto importante tra due squadre della stessa città o regione”. Non capisco, perciò. Il metaverso è una cosa, ROMA un’altra. La realtà parallela e il reale, l’immaginario di chi vive perennemente nella fase REM e tutto ciò che, invece, è vero, concreto: tangibile.
Credono in cose che non esistono, abitano luoghi di fantasia, rendono storia fatti mai accaduti o, casomai, accaduti in modo differente: riconoscono come simili persone, e personaggi, che sostenevano altre squadre. E metto il verbo al passato perché, c’avrete caso, aspettano la loro dipartita per accollarsele. Accollo, nell’accezione romana, rende molto. Molto-tanto, troppo: eccessivo ed esasperato vuoto pneumatico da riempire in qualsiasi modo, forma. A dispetto della realtà che, rieccola, torna.
Sempre.

E, allora, torniamo pure a quella parola: derby.
Chiamatela partita, semplicemente. Tra due mondi differenti, due modi di vivere alternativi: tra chi privilegia lo spazio circostante e chi il virtuale. Una esistenza con il visore VR davanti gli occhi: pare vera, non lo è. “La nostra certezza è grande come la vostra illusione”, la sentenza definitiva è arrivata grazie alla stoffa di uno striscione che, dal 23 ottobre 1983, ha scritto la parola fine a questa versione alternativa della vita rendendola sopravvivenza. Quindicimilacinquecentoquarantasette giorni dopo siamo qui, ancora una volta, a chiederci perché continuano a definire in questo modo un incontro di calcio tra due squadre che abitano luoghi differenti.
E questo stadio, oggi, ne è la rappresentazione migliore.

Vivo, colorato, imponente e spettacolare da una parte. Vuoto, dall’altra. Riproduzione veritiera dei giardini di ROMA e delle scuole così come di qualsiasi altro centro d’aggregazione di questa città popolata ogni giorno, tutti i giorni, da migliaia di maglie giallorosse che la incarnano per colori, storia e indole.
Quelle maglie, come un quadro in movimento, ci proiettano nel futuro. Per altri, invece, il tempo si è fermato a più di quarant’anni fa quando quello striscione gli ha sbattuto in faccia la realtà.
Parallela.

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