El Shaarawy, 10 anni di noi
Sempre affidabile con qualità e sacrificio al servizio della Roma, anche con la fascia. Ora per Stephan la stracittadina è l’ultima apparizione davanti al pubblico dell’Olimpico
(GETTY IMAGES)
Certe storie non finiscono davvero, cambiano solo forma. L’epilogo lo scrive direttamente Stephan El Shaarawy su Instagram. E ha ragione. Perché le storie, d’amore s’intende, sono intrise di sentimenti e ricordi, dolcissimi e anche dolorosi. Perché da queste parti parlare di calcio spesso signfica parlare d’amore. E per parlare di calcio, al di là del pallone che rotola su un bellissimo prato verde, spesso bisogna scomodare i sentimenti, sempre da queste parti. Perché di certe storie spesso si ricorda la fine, ma l’epilogo non determina il percorso. E la vera impresa di certe storie che finiscono è ricordarne le sensazioni. Perché, oggi, il derby (Stephan è andato già in gol durante una stracittadina nel 2016) segna la sua ultima apparizione con la maglia della Roma allo Stadio Olimpico, davanti al pubblico di casa, davanti al tifo che lo ha accolto, salutato, abbracciato nuovamente e sempre celebrato per dieci anni. C’è ancora Verona e sarà l’ultima davvero. Poi, sarà addio. Perché il suo contratto, in scadenza il prossimo giugno, non verrà rinnovato. Ma, appunto, certe storie cambiano solo forma. Perché il legame resta.
La storia di El Shaarawy e la Roma inizia a fine gennaio 2016, quando arriva per rinforzare l’attacco di Spalletti. Inizia nel migliore dei modi, con il gol qualche giorno dopo all’esordio nella vittoria contro il Frosinone. Termina, dunque, dieci anni dopo con Gasperini. Nel mezzo il Faraone vede sfilare vari allenatori: da Di Francesco a Ranieri, da Fonseca a Mourinho, da De Rossi alla sventurata parentesi Juric, quindi ancora Ranieri e, infine, Gasperini. Sempre nel mezzo Stephan lascia la Roma nel 2019, per tentare l’esperienza in Cina con la maglia dello Shanghai Shenhua, e torna a gennaio 2021. In dieci anni il Faraone partecipa alla Champions League e segna, è protagonista di imprese (Roma-Barcellona 3-0), alza al cielo una coppa (Tirana è per sempre) e piange per un’altra scippata, assiste agli addii di Totti e di De Rossi. Ma in dieci anni El Shaarawy si evolve anche come calciatore, sempre affidabile - al netto di qualche infortunio - e al servizio della Roma. Da attaccante esterno a quinto nell’era di Mourinho, con grande disponibilità e sacrificio. Titolare, alternativa, componente del gruppo storico della squadra, degno anche di indossare la fascia di capitano, ma non esente come altri da critiche nei momenti complicati.
Si conclude così un viaggio durato dieci anni, con rispetto e riconoscenza reciproca. E il bene che si prova per chi ha vestito la maglia della Roma per 346 volte in tutte le competizioni, per chi ha esultato 65 volte e servito 50 assist per la gioia dei compagni (finora, c’è ancora oggi e c’è ancora Verona). Perché certe storie cambiano forma, ma il legame resta.
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