Cambia il vento, ma noi no
Perché la ROMA esiste e resiste: non è un modo di dire, è la realtà.
(GETTY IMAGES)
Si gioca così con frequenza che, ormai, non si riesce a capire se la partita che stiamo guardando è il posticipo di una giornata o l’anticipo di quella successiva.
Ma, pensando al calcio con il quale sono cresciuto, non cederò alla tentazione del “Si stava meglio quando si stava peggio” e nemmeno per un motivo bensì per due: primo, perché non si stava male per niente e figurarsi, allora, peggio. Quello, di calcio, era fantastico: riti, colori, odori, attese, campioni e spirito di appartenenza. E poi, ecco il secondo, perché vivo al presente: conservo con romanticismo ogni ricordo del passato, sono curioso del futuro ma, più di ogni altra cosa, sono affamato di presente.
Qui, ora, adesso: per la ROMA!
E non avrebbero senso i rimpianti, avvilirsi per i compromessi e concedere alla nostalgia – che comunque ritengo necessaria, bella e poetica – più spazio di qualche birra scolata con gli amici ricordando partite, stagioni, gol, occasioni, persone e personaggi.
Questa sera gioca la ROMA: voglio andare allo stadio, esultare e, se mai ce ne sarà bisogno, pure farmi il sangue amaro per lei. Voglio esserci, insomma.
Come sempre: nel periodo magico di quando ero un ragazzino, da adolescente mentre il campionato lentamente si stava trasformando in un circo mediatico e, alla stessa maniera, da padre di una bambina che, pensa un po’, sta crescendo pure lei amando questa squadra con slancio nonostante tutto quello che le gravita intorno, tutti quelli che si illudono di essere più importanti della ROMA stessa, tutte quelle situazioni grottesche che anziché alimentare il fuoco corrono il rischio di spegnerlo.
Tutto, tutti, tutte: niente!
Perché la ROMA esiste e resiste: non è un modo di dire, è la realtà. E, oggi come quarant’anni fa, mi sveglio felice quando so che lei scenderà in campo e potrò andare allo stadio per prendere il mio posto con un piumino addosso, per non congelarmi, o con la pressione sotto ai piedi per il troppo caldo.
Tutto qui.
Scendendo a patti, pure con me stesso, per cercare di gustarmi il più a lungo possibile la gioia per una vittoria. Anche nella consapevolezza che, nemmeno settantadue ore dopo, quella stessa gioia potrebbe già trasformarsi in frustrazione.
NON MOLLEREMO MAI!
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRECEDENTE