Mi perdonerà, il lettore che si sorbirà queste righe, l'uso della prima persona, che personalmente poco gradisco. Ma dovendo provare a riportare in pensieri scritti il succo di una lunga discussione notturna col direttore, ed essendo consapevole di avere sull'argomento un'opinione decisamente poco condivisa, diventa praticamente obbligatorio assumere per l'appunto in prima persona la responsabilità di quel che sosterrò in questo spazio senza coinvolgere nessun altro che me stesso.

Il fatto è che quando dopo la sbornia di Madrid e la relativa chiacchierata finalmente sono andato a dormire, il carismatico Cagnucci era quasi riuscito a convincermi che certi aspetti positivi nella manovra giallorossa che avevo intravisto tra una fiammata di Bale e un ricamo di Modric al Bernabeu e che avevo provato a promuovere presso di lui, erano stati puro frutto della mia immaginazione tifosa.

Così ieri mattina, sul volo di ritorno verso Fiumicino, mi sono risorbito il supplizio di rivedere tutta la partita che avevo registrato direttamente allo stadio sul mio iPad, come faccio sempre con le gare della Roma che devo poi rianalizzare tatticamente per il giornale. Dall'alto riprendo quasi tutto il campo, e la partita tatticamente si svela senza segreti. E più rivedevo le immagini più mi convincevo che non erano state le salsette del bocadillo divorato in tribuna stampa prima della gara a guastarmi le proprietà sensitive e che davvero quel che avevo visto con i miei occhi in tribuna e poi rivisto su quel minischermo tra le nuvole non era tutto da buttare tra le fiamme del fuoco che sta divorando la Roma e chiunque ne sfoggi lo stemma.

Lopetegui come Di Francesco

Nell'approfondimento tattico delle pagine successive ho cercato di analizzare nel dettaglio la questione più propriamente calcistica, e in questo spazio non mi dilungherò sugli stessi temi. Però qui vorrei sintetizzare dove poggia quel sentimento positivo che non solo non mi ha abbandonato nella notte tormentata, ma s'è addirittura rinforzato dopo la (ri)visione dalla partita. La grande provocazione che il mahatma Cagnucci ha rigettato riguarda il fatto che Lopetegui e Di Francesco siano figli ed esegeti della stessa filosofia calcistica e insegnino lo stesso tipo di calcio.

Di più, abbiano impostato la partita di mercoledì nella stessa maniera, chiedendo le stesse cose, di fatto promuovendo lo stesso gioco. Ne sono talmente convinto tanto da pensare che, a panchine invertite, il risultato sarebbe stato lo stesso. Che colpa si potrebbe riconoscere a Lopetegui se Marcelo si facesse sfuggire alle spalle Ünder, se Mariano si facesse sbattere gli assist sulla caviglia, se Ramos sbagliasse sempre i lanci?

E quando non allenava solo campioni, è capitato anche a lui di avere giocatori fallibili e, anche per questo, è stato persino esonerato (al Porto, ad esempio). Magari Di Francesco insegna questi concetti poco e male? Lo escludo, avendo visto tutti gli allenamenti dal 9 luglio al 9 agosto, in pratica il succo della preparazione tattica, e avendo potuto apprezzare con i miei occhi l'applicazione, l'intensità, l'attenzione ai dettagli che è stata messa in ogni seduta dall'allenatore. Dunque, resto convinto che il frutto del suo lavoro si vedrà presto e si sarebbe già visto in campionato se i giocatori avessero avuto l'attenzione che proprio in Spagna ho potuto riapprezzare.

Gli altri aspetti positivi

Nella rubrica che troverete alle pagine 6-7 del giornale in edicola oggi ho provato a trasmettere (con dettagli statistici e fotografici) anche il senso del tentativo (magari maldestro) dei giocatori della Roma di fare comunque la partita al Bernabeu. Resta il fatto che a Madrid la Roma ha trovato un ottimo portiere, ha avuto la conferma di avere un grande capitano, ha mostrato segnali di risveglio in Under, Pellegrini, Florenzi (e gli spagnoli hanno apprezzato la dedizione di Fazio e le qualità offensive di Kolarov, io non mi azzardo), ha scoperto la qualità di Zaniolo e ha capito che Nzonzi potrà solo migliorare.