Se uscirà con la sua squadra da questa brutta situazione, Di Francesco ricorderà questo come uno dei più brutti periodi della sua carriera di professionista. Il positivo effetto della scorsa stagione, festeggiata con un prolungamento di contratto fortemente voluto dal ds Monchi e avallato con molto piacere dal dg Baldissoni e dal presidente Pallotta, si è esaurito presto.

A livello professionale sapeva che per via dei dodici nuovi innesti avrebbe dovuto ricominciare praticamente da zero gli insegnamenti tattici e che la Roma che aveva in mente sulla carta (con Pastore mezzala e Cristante incursore) avrebbe fatto fatica a portare a casa i risultati sperati a causa di una condizione non adeguata ai ritmi che l'allenatore richiede.

Poi l'inizio difficile di campionato ha ulteriormente complicato il suo lavoro, con i risultati mancati e il conseguente clima nuovamente infuocato di un ambiente sempre più impaziente.
Sul piano personale poi tra interventi programmati (quello all'anca a giugno, quello più recente agli occhi) e incidenti di percorso (la frattura alla mano per il pugno dato in panchina nel concitato finale con l'Atalanta) ha dovuto sopportare diversi fastidi che hanno inevitabilmente influito anche sull'umore. E per finire c'è stata l'altra spiacevole conseguenza dell'interpretazione libera data da alcuni giornali all'episodio dello sputo di Costa al figlio Federico che lo ha portato ieri, in conseguenza alla domanda di un giornalista spagnolo, alla spassionata difesa dei valori del ragazzo, fatto passare per razzista probabilmente da chi cercava appigli per giustificare la reazione del brasiliano. E inevitabilmente dalla fogna a cielo aperto dei social network (con account rigorosamente anonimi) sono arrivate persino le immancabili minacce personali denunciate pubblicamente ieri.

Dopo tutto lo sforzo della scorsa stagione per cambiare non solo il modo di "pensare calcio" di questa squadra, ma soprattutto la mentalità di un ambiente (anche di quello prossimo alla squadra) che a parole vuole vincere, ma nei fatti poi non segue i precetti rigidamente richiesti dal professionismo al massimo livello, Di Francesco è apparso un po' sfiduciato ieri in conferenza stampa.

Da questo punto di vista Madrid potrebbe rappresentare un bivio importante che lui ha scelto di affrontare a modo suo, con le scelte coraggiose che il suo ruolo gli impone. Se andrà male, diventerà lui il principale obiettivo delle critiche, anche in virtù della formazione mandata in campo. Se la Roma risponderà bene, invece, potrebbe arrivare la svolta in grado di dare un senso diverso alla stagione. Lo speriamo davvero.