Per quanto lo si può essere tornando a casa con quei cinque gol (a due) sul groppone, di rientro da Liverpool, ultima trasferta di Champions della Roma prima di questa, i tifosi romanisti sembravano davvero orgogliosi della loro squadra. Oggi, 147 giorni dopo, anche il più cauto tra di loro, ovvero quello che ha resistito alla tentazione di aumentare la confusione intorno a questa squadra strepitando il suo sdegno su un social o tramite una radio, è quantomeno confuso. E non contempla nella sua testa nemmeno il pensiero che stasera a Madrid, in casa dei campioni d'Europa degli ultimi tre anni (e di un club che negli ultimi otto ha ottenuto quattro semifinali e quattro Champions), la Roma possa fare bella figura, fermando o persino battendo gli orfani di Cr7 che a quanto pare dalla cessione dell'ex idolo non si sono fatti scoraggiare come i romanisti da Strootman (sic...) e stanno continuando a vincere come prima. In campionato solo il Bilbao finora è riuscito a costringerli al pareggio, ma la squadra costruita in pochi mesi da Lopetegui con principi tecnici e dinamici decisamente differenti rispetto alle metodologie di Zidane, sembra già pronta a recitare il consueto ruolo da protagonista.

Così il romanista trema al solo pensiero di certe sfide nelle sfide, immaginando Bale al cospetto di Kolarov, Asensio di fronte a Florenzi, Benzema a cercar gloria tra Manolas e Fazio. Paradossalmente, senza Cristiano Ronaldo è aumentata la forza del gruppo perché ora nessuno si appoggia solo alle giocate dei singoli, ma tutti sembrano recitare un ruolo da protagonisti assoluti, comprimari di nessuno, e questo ha giovato alla manovra, favorita dalla straordinaria qualità dei palleggiatori presenti in rosa. Lopetegui non scenderà dal suo 433, lui del rischio di passare per integralista se ne frega, in quello crede e così ha plasmato la sua creatura. Il clima sarà accettabile (di giorno fa caldo un po' come a Roma, ma la sera la temperatura scende e si sta persino freschi), ma l'impatto ambientale (il miedo escenico, lo chiamano da queste parti) del Bernabeu contro le fragili menti dei romanisti conferisce ulteriore motivo di preoccupazione.

A provare a ribaltare lo scenario così negativo proverà l'allenatore che ha annunciato qualche scelta sorprendente. Non sarà sul sistema di gioco che sarà ancora il 433, stavolta con De Rossi vertice basso e Nzonzi a fare la mezzala. La sorpresa potrebbe scaturire dall'altro intermedio che completerà il reparto. Secondo alcune indiscrezioni, il forte impatto che Zaniolo ha avuto negli ultimi giorni nelle sedute di allenamento sta spingendo Di Francesco a considerare addirittura la possibilità di farlo partire titolare proprio nella partita più difficile e con l'avversario più nobile.

Questo spingerebbe Cristante e Pellegrini in panchina e probabilmente Kluivert in tribuna: «Una tribunetta ogni tanto può anche fare bene», ha sottolineato maliziosamente il tecnico nella conferenza stampa di ieri sera, senza aggiungere il destinatario del provvedimento. Bisogna tener conto che a differenza di quel che accade in campionato, nella Champions il posto in panchina è limitato a 7 giocatori. Di Francesco ne ha portati 21, lasciando a casa Luca Pellegrini e Coric (considerati ancora acerbi), Pastore (infortunato) e il terzo portiere Fuzato. Tre andranno in tribuna: se, come probabile, deciderà di portare due cambi per reparto, i candidati a restare fuori al momento sono Karsdorp, Jesus e Kluivert. Una «tribunetta» con molti significati.