«Ma davvero torna Il Romanista? Cartaceo? In edicola? Siete dei folli. Non durerete tre mesi». E invece siamo ancora qua, direbbe Vasco Rossi. Felici e orgogliosi di soffiare sulla candelina del nostro primo compleanno. Se possibile ancora più romanisti rispetto a trecentosessantacinque giorni fa, quando ci ripresentammo in edicola per riallacciare un discorso che in realtà, sul serio, non si era mai interrotto.

Commossi di esserci con la prima pagina dedicata a quello con il numero dieci in lacrime nel giorno del suo addio, «Con questo amore qui», consapevoli di come nell'epoca dei social, dei tweet, dei post, delle story, del mondo in un computer, la sfida del giornale cartaceo non era poi così sbagliato definirla da folli.


E invece siamo ancora qua. Grazie a un editore serio che ci ha sempre sostenuto e continua a sostenerci; a un gruppo di giornalisti innamorati della Roma e di questo mestiere, che è poi voler essere testimoni onesti; ma soprattutto grazie a voi lettori che, giorno dopo giorno, ci avete fatto sentire sempre di più il vostro affetto, condividendo le nostre idee, manifestando pure il vostro dissenso sapendo che comunque sarebbe stato ascoltato, apprezzando le nostre battaglie come quella sui prezzi esagerati dei biglietti, portando il Barcellona a risponderci, coinvolgendo anche la nostra Roma in questo problema.

E questa è stata la risposta più chiara all'accusa che più di qualunque altra hanno provato a farci: quella di essere il giornale della società Roma, pagati dalla Roma, sovvenzionati dalla Roma, maggiordomi della società direbbe qualcuno che lo è dalla nascita perché è l'unico modo che conosce per sopravvivere.

È una sfida, quella di questo giornale, che vogliamo continuare a portare avanti giorno dopo giorno, garantiti dalla nostra indipendenza intellettuale, forti della nostra unicità nel mondo, spinti anche nei momenti più difficili, dalla consapevolezza di avere alle spalle una tifoseria che Agostino Di Bartolomei definì in maniera straordinaria e vera: «ci sono i tifosi di calcio e poi ci sono i tifosi della Roma». Come ha certificato, anche nel giornale di oggi, l'intervista che Daniele De Rossi ci ha concesso per festeggiare il nostro compleanno numero uno, prima Tifoso e poi Capitano della nostra Roma. Innamorato. Come noi.

Ed è proprio questo amore che nonostante problemi, difficoltà, offese, accuse, bugie, ci continua a dare la forza per cavalcare la nostra follia che, credeteci, è il vero motore del mondo e del progresso, perché banalità e luoghi comuni non ci appartengono. Perciò siamo convinti che questo compleanno che ci rende felici e orgogliosi, sia davvero solo il primo. Ce ne saranno altri. Con a fianco sempre la nostra Roma e voi, tifosi giallorossi, folli come noi perché sapete sognare, direbbe Ivano Fossati. E non ci sarà mai nessuno in grado di oscurare il vostro sogno. Figuratevi il nostro.