Niente alibi. Sono le due parole che, più di qualunque altra, ci sono piaciute tra quelle dette da quello con la maglia numero dieci, ieri, dai microfoni della radio della Roma della quale oggi è un dirigente. Quello a cui qualcuno, tempo fa, lo aveva invitato a togliersi i pantaloncini per fare una cosa da romanista. A lui, Francesco Totti.

Dicevamo, niente alibi. Perfetto, Capitano. Sono le due parole che legittimano il sogno, quello con cui convivono i tifosi, quello che spesso rimane un sogno, ma pure quello che qualche volta si realizza. Eppure, caro Capitano, gli operatori dell'informazione non hanno fatto altro che sottolineare le altre parole che hai detto, «la Juve fa un campionato a parte, l'obiettivo è arrivare dal secondo al quarto posto, i bianconeri sono fuori concorso», felici di poter titolare «Totti già si arrende», gaudenti per poter percepire un orgasmo altrimenti negato dalla vita di tutti i giorni.

Ma questi santoni dell'informazione che per tutta l'estate non hanno fatto altro che scrivere, dire, gridare, sottolineare, imporre le magnificenze del padrone Juventus che fattura più del doppio della società giallorossa (questo non lo dite mai, ve possino e mi limito al ve possino), di Cristiano Ronaldo propagandato neppure fosse stato il medico più bravo del mondo, Cristiano, Georgina, i figli, la mamma, Madeira, la statua, chi più ne ha non ne metta, di cosa si stupiscono nelle parole di quello con la maglia numero dieci?

Non ha detto quello che per settimane avete propinato al punto che ci era venuto il sospetto che fosse del tutto inutile lo svolgimento di questo campionato? Il dieci non ha semplicemente dato alle stampe quello che voi, dai vostri scranni che occupate solo perché invertebrati, ci avete voluto sbattere in faccia dalla mattina alla sera, forti di un ego che, se non lo sapete, in realtà vi schifa pure lui?

Il fatto è che godete a sparare sulla Roma, Totti in questo caso è stato soltanto il mezzo con cui farlo.

Provate piacere, altrimenti negato (vedi sopra), soliti quaquaraqua nell'arrecare danno alla società e alla squadra giallorossa, al punto che un Kluivert che dice di essere felice di stare nella Roma, nel titolo diventa un Kluivert che piange.

Diciamo tutto questo, per il semplice fatto che lo pensiamo in maniera trasparente, pulita, onesta, romanista, non mercenaria. Non crediate che qui si pensi che questa Roma non abbia fatto degli errori e altri non ne commetterà. Che qualche volta ci ha fatto sorgere il dubbio, che non ci ha trovato d'accordo, che poteva fare di più e meglio, che ci ha fatto arrabbiare. Stiamo male per la Roma e siamo incazzati per quello che abbiamo visto. Ma noi siamo diversi, noi vogliamo bene alla Roma: siamo romanisti.

E poi voi dove eravate quando la Roma è finita in mano a una banca, altrimenti il cartello fallimento sarebbe stata affisso sul cancello di Trigoria? (Qualcuno oggi magari interverrà da qualche microfono amico che una volta schifava, non dategli retta vi racconterà soltanto cazzate). La differenza di fondo è che qui noi continuiamo a sognare. Voi che sapete solo sputare veleno, non sapete più farlo.