Quando ieri Fonseca ha risposto nella solita, garbata maniera alla domanda che gli era stata rivolta in conferenza stampa sulla farsa del rinvio di Juventus-Napoli, in una città già infiammata da un hashtag social lanciato ieri da una popolare trasmissione su Tele Radio Stereo, #rinviateRomaNapoli, abbiamo fatto uscire un commento sul nostro sito in cui evocavamo un bellissimo film del 1984, Urla del silenzio. Ci sembrava infatti che con l'accogliente replica del tecnico la Roma intendesse recepire senza proteste pubbliche la decisione formalizzata dalla Lega in un momento in cui ci sono curiosi movimenti intorno al nostro calcio, con nuove alleanze e contrasti che si radicalizzano e in cui la Lega stessa fatica a trovare l'armonia intorno alle fondamentali decisioni da assumere sull'assegnazione del nuovo triennio dei diritti televisivi e sull'apertura ai fondi che da una parte toglierebbero la sovranità ai club in cambio di un bel gruzzolo di euro e dall'altra garantirebbero anche una governance più professionale.

E così, mentre agogniamo manager più preparati al servizio di interessi condivisi, si rischia di lasciare campo libero agli interessi dei Lotito, dei Cairo, dei De Laurentiis e degli Agnelli, ognuno alla ricerca soprattutto del tornaconto della propria società. E così i presidenti di Juventus e Napoli si sono organizzati con una telefonata lo spostamento della sfida programmata per mercoledì fino addirittura al 7 aprile, senza che Lega e Figc ritenessero di dover obiettare nulla. Le partite non giocate andrebbero recuperate alla prima data utile per garantire la regolarità del campionato, non quando è più comodo ai presidenti e ai loro preparatori atletici soprattutto se, come in questo caso, dal loro esito dipendono anche le stagioni degli altri.

E l'altra farsa si prepara sul fronte della doppia sfida tra Lazio e Torino, falsata all'andata, secondo quanto rilevato dal procuratore federale Chinè, dall'indebita presenza di giocatori biancocelesti che non avrebbero dovuto giocarla in osservanza dei protocolli antiCovid, e non giocata al ritorno, e quindi ora trasferita su altri tavoli a suon di carte bollate: così la decisione non spetterà più solo alla giustizia sportiva, ma sarà determinata anche dall'opportunità politica in base ai piazzamenti in campionato e alla capacità di aizzare le folle (del tifo o editoriali) dei loro presidenti.

E la Roma? Sembrava, coerentemente con lo spirito serio e collaborativo della nuova proprietà, intenzionata ad accettare l'idea di affrontare il Napoli dopo l'ennesimo tour de force settimanale, con 6000 chilometri percorsi tra la via Emilia e l'Est per dar lustro all'Italia nelle coppe e restare competitiva anche in campionato. Ma poi in serata è stata resa pubblica la durissima lettera inviata alla Lega, con richiesta di spiegazioni regolamentari e di spostamento di Roma-Napoli a data da destinarsi. Un atto di ostilità politica di chi non è più intenzionato ad accettare i comportamenti di chi è abituato a procedere con arroganza. Ora basta. Altro che silenzio.