Paghi e risparmi. Dov'è il trucco? Misteri della finanza creativa, quasi imperscrutabili, ma proviamo a spiegarlo. Partendo dai recenti prolungamenti contrattuali che la Roma ha ufficializzato. Prima quello di Ibanez, poi di Karsdorp.

La parola chiave da cui partire è ammortamento. Ovvero la cifra che pesa annualmente a bilancio. Determinata dalla divisione del costo del cartellino (più commissioni) e gli anni di contratto garantiti al calciatore acquistato. In soldoni: se un giocatore ics è costato dieci milioni (cifra comoda per noi che già con la matematica normale abbiamo difficoltà, figuratevi con la finanza creativa) e gli fate firmate un contratto quinquennale, la divisione fa due milioni a stagione, un milione a semestre. Soldi che vanno a pesare sul bilancio e che, ovviamente, devono essere sommati a tutti gli altri ammortamenti dei calciatori che sono stati acquistati. Una cifra, considerando che i conti della nostra Roma hanno un meno assai pesante semestre dopo semestre, che va a pesare in maniera notevole sul totale finale. Se poi, nel corso dei cinque anni di contratto di cui sopra, le parti trovano un accordo per un ulteriore prolungamento contrattuale, allora la cifra che resta di ammortamento dovrà essere ulteriormente frazionata per gli anni di accordo in più sottoscritti. È su questo ultimo punto che la nuova Roma dei Friedkin con mandato operativo a Tiago Pinto, sta lavorando con un duplice obiettivo: 1) diminuzione del monte ingaggi complessivo; 2) riduzione degli ammortamenti annuali in modo da garantire un po' di ossigeno ai conti al di là di eventuali e peraltro auspicabili, plusvalenze da realizzare.

Tutto questo la società giallorossa ce lo ha fatto capire in maniera chiara, proprio con i recenti prolungamenti contrattuali di Karsdorp e Ibanez (i numeri che leggerete li trovate a pagina 69 della relazione semestrale). I due nuovi contratti, riflettendo sui numeri nudi e crudi, alla Roma costeranno mezzo milione in più all'anno per il brasiliano e trecentomila euro netti per l'olandese (al lordo circa un milione e mezzo). In realtà, pure se vi potrà suonare strano, questa duplice operazione al club garantirà un risparmio. Motivo? Gli ammortamenti di cui sopra, ammortamenti che hanno cadenza giornaliera. Ovvero se un giocatore pesa a bilancio per trecentosessantacinquemila euro (cifra scelta per facilità di operazione), questo vuole dire che il peso a bilancio vedrà sottratti mille euro al giorno.

Dunque Karsdorp e Ibanez. Partiamo con l'olandese. Se non ci fosse stato il prolungamento fino al 2025, il peso a bilancio dell'orange il prossimo trenta giugno avrebbe certificato un costo di tre milioni e quasi trecentomila euro visto che in quella data sarebbe entrato nell'ultimo anno del contratto che a suo tempo sottoscrisse con il senor Monchi. Ora gli ulteriori tre anni di accordo vogliono dire che il suo costo annuale per la Roma si è ridotto di tre quarti, scendendo a ottocentoventitremila euro ogni dodici mesi con un risparmio circa di due milioni e quattrocentomila, quattro volte di più rispetto al mezzo milione lordo garantito in più all'olandese.

Stesso discorso vale per Ibanez. Anche se nel caso del brasiliano il risparmio è ridotto quasi a zero. Per due motivi: il suo costo iniziale al trenta giugno sarà stato ammortizzato solo per un anno e mezzo; il prolungamento contrattuale è stato fatto solo per un ulteriore anno. In ogni caso, sommando tutte le cifre, i due prolungamenti alla società giallorossa garantiranno un risparmio di due milioni e mezzo. Ai quali vanno aggiunti altri due milioni e seicentomila per i baci e abbracci a Bruno Peres e Juan Jesus che andranno in scadenza. Al contrario il costo di El Shaarawy sarà poca roba visto che è arrivato a zero, mentre per Reynolds si dovrà sommare una cifra inferiore ai due milioni.

È su questa direttiva che continuerà il lavoro di Tiago Pinto su precisa indicazione della famiglia Friedkin. Che, in questa prima fase della sua proprietà, tra le priorità ha messo quella di cominciare a dare una sistematina ai conti che, come sappiamo, non sono certo un inno all'ottimismo (si spera, peraltro, che l'Uefa intervenga nuovamente sul fair play finanziario, magari con uno-due ulteriori anni di congelamento).