Non conta più raccontare i fatti, ma come raccontarli. E così, in nome della "narrazione", si possono ottenere due verità. Arrivando a proporre quella più comoda, cioè la più in linea con le proprie esigenze, dopo aver plasmato, addirittura manipolato (intellettualmente, chiaro) a proprio uso e consumo i dati. I numeri. Che, a rigor di logica, quelli sono quelli e quelli dovrebbero essere in eterno. Ma le vie dell'informazione, si sa, sono infinite. Esempio: se una partita termina uno a zero vuol dire che una squadra (A) ha segnato un gol e l'altra (B) nessuno. Elementare, giusto? Ma lo stesso risultato può essere narrato in un altro modo. Tipo: la squadra B ha segnato solo un gol meno della squadra A. Oppure: la squadra A ha segnato un gol più della squadra B. La sostanza del risultato non cambia, per carità; cambia, però, il racconto della partita e, quindi, la percezione delle prestazioni delle due squadre. Facile, no? Nessuno in entrambi i casi si inventa niente, ma si "suggeriscono" due verità.

E qui arrivo alla Roma. Dopo il pari contro il Sassuolo si sono fatti un po' di conti e si è detto/scritto che la Roma in classifica è a 2 punti dal quarto posto e quindi fuori dalla zona Champions. Tutto vero. Tutto corretto. Ma è anche vero e corretto che la Roma - nonostante il pari contro il Sassuolo – in classifica è a 3 punti dal secondo posto. O no? Doppia versione della realtà, doppia verità. Oppure, altro esempio: la Roma contro il Sassuolo non ha segnato gol. Esatto. La Roma contro il Sassuolo (che aveva il secondo miglior attacco del campionato) non ha subìto gol neppure con un uomo in meno. Esatto pure questo. Da una parte, il bicchiere mezzo vuoto; dall'altra quello mezzo pieno. Due modi diversi, per certi versi opposti, di raccontare la stessa partita. La realtà è unica, la narrazione è differente.

E tutto nasce dall'interpretazione che si vuole dare ai fatti/numeri. Che, appunto, vengono "manipolati". Domanda: come mai si preferisce proporre questa o quella verità? La risposta è semplice: dipende da cosa si vuole far percepire a chi legge/ascolta il racconto. Così si sceglie una narrazione ad hoc, quella più conveniente, per dar forza alle proprie ragioni. In un senso o nell'altro, ovvio. Per attaccare o per difendere, insomma. Anche se, perlomeno questo a me sembra, la narrazione della Roma viaggia più spesso verso un senso piuttosto che verso l'altro. Con i Maresca dell'informazione sistematicamente con il cartellino rosso a portata di mano. E quelli in sala Var impegnati a giocare a tombola al calduccio, con un bicchiere di spumante mezzo vuoto sul tavolo.