AUDIO - Alex Britti a Radio Romanista: «Ho venduto due chitarre Taylor!»
Il cantautore romano e romanista: «La mattina prendo il caffè e davanti a me ho le foto di Falcao e Dizzy Gillespie! Gasp sta già facendo bene, lottiamo per la Champions»
(Il Romanista)
Una su un milione. Prendere in prestito il titolo della celebre canzone di Alex Britti è forse il miglior modo per esprimere il concetto che lega i Romanisti e la Roma. E proprio il cantautore e musicista, romano e tifoso giallorosso, lo ha spiegato a Radio Romanista, ospite di Massimiliano Magni e Tonino Cagnucci. Partendo prima dalle radici: «La prima Roma che mi ricordo, quando andavo allo stadio con papà da piccolo, è quella con Santarini Capitano, Paolo Conti in porta... Poi chi c’era? Kawasaki, Francesco Rocca. Sono passati tanti anni. Il mio santino è Paulo Roberto Falcao, ho due foto a casa. Quando era bambino ne ho comprata una allo stadio e l’ho appesa in camera mia, accanto a Dizzy Gillespie, un trombettista eccezionale. Sono sempre rimaste le due foto che ho poi portato con me in tutte le case che ho girato in quarant’anni. E ancora adesso ce l’ho! La mattina, quando mi faccio il caffè, ho davanti Falcao e Dizzy Gillespie».
Il primo ricordo della Roma, per poi passare a quella di Falcao e Di Bartolomei: «Quella è la Roma dell’adolescenza, quando ho iniziato ad andare lo stadio. L’anno dello Scudetto ero piccolo, poi l’anno successivo ho insistito e mi sono visto tutte le partite di Coppa Campioni. C’ero a Roma-Dundee, Roma-Dinamo Berlino... Un sacco di partite bellissime. Io avevo 15 anni, con l’autobus da Monteverde andavo allo stadio insieme ai miei amici». E a proposito di stadio, Britti continua a seguire la Roma da vicino ancora oggi: «A me la Roma piace sempre. Mi piace andare allo stadio, chi frequenta lo stadio mi vede e mi piace sempre anche quando perdiamo. Certo, non è che sono contento quando perdiamo, anzi... sono ancora incazzato. Però mi piace lo stadio, il tifo, lo sfottò con gli amici. Mi piace il calcio, sono uno a cui piace starci dentro in quel modo. Sono uno che, anche se perdiamo, so di essere fortunato perché abbiamo un certo tifo, un senso di appartenenza, un certo giro di amici. Un’appartenenza, la Roma è quello. Non è vincere. Non siamo Real e Barcellona, ma per noi la Roma è come Real Madrid e Barcellona».
Tante anche le domande e le curiosità degli ascoltatori, tra cui un regalo in ottica Roma da trovare sotto al letto: «Da trovare sotto il letto? Qualche fiore eccezionale o magari uno Scudetto! Una rima, al volo, così (ride, ndr). Magari non quest’anno, che la vedo dura. Gasperini è appena arrivato, per strutturare una squadra ci vogliono due, tre anni. Lui sta già facendo un ottimo lavoro. Io sono arrabbiatissimo dopo Udine, perché quando perdi con Milan e Napoli, è comunque giustificato. Ma quando perdi con Cagliari, Torino, Udinese... L’ultima sconfitta non ha scuse. Stiamo lottando per rimanere tra le prime 4 e perdere mi fa arrabbiare». Anche se il sogno resta l’Europa League: «Sì. Budapest ci è rimasta qui. Io avevo due chitarre Taylor e le ho vendute dopo quella partita! Non se ne parla!». Grande musicista e grande Romanista, ma Britti non ha mai pensato di scrivere l’inno della Roma: «No, sono troppo tifoso per fare l’inno. L’inno c’è ed è bello, perché cambiarlo? Tra l’altro, “Roma (non si discute, si ama)”, è stato il primo 45 giri comprato in vita mia. Ricordo che andai proprio Monteverde a comprarlo, senza copertina perché costava meno!».
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