Forza Roma. Il resto può essere solo un'inevitabile conseguenza. Ovvero forza dirigenti, forza allenatore, forza calciatori, aggiungiamo pure forza tifosi pur sapendo che non ce ne sarebbe bisogno per il semplice motivo che, la forza, eterna, se la danno da soli. Lo diciamo, come sempre, più di sempre, nel giorno della partita con il Benevento che è una di quelle che possono segnare un angolo di una stagione, facile, secondo molti, sulla carta, complicata anzichenò al contrario, sotto i tutti punti di vista, compreso quello cabalistico visto che i giallorossi hanno vinto le ultime 23 partite contro una neopromossa. Nell'occasione, dopo forza Roma of course, il forza più urlato ci viene da urlarlo nei confronti di Paulo Fonseca. Da settimane sulla graticola, allenatore più di là che di qua, con tanto di nomi pronti a prendere il suo posto, come magari si sussurra anche nei corridoi (e non solo) di Trigoria e viale Tolstoj. L'ultimo capo d'accusa nei confronti del portoghese, si è materializzato, per chi è abituato a non avere un pensiero indipendente ma capace solo di vestire i panni del velinaro, dopo un'intervista che il tecnico ha rilasciato a un quotidiano del suo paese. Intervista in cui Fonseca ha semplicemente detto la verità.

Intervista che da uomo puro, trasparente, indipendente, ieri ha ribadito, correggendo chi aveva capito male, anche nella consueta conferenza stampa della vigilia. Ovvero: è stato Florenzi a voler andare via, io con questo sistema me lo sarei tenuto pure volentieri; ci manca un direttore sportivo, del resto tutte le altre squadre ce l'hanno; non ho mai detto che la Roma è inferiore ad altre squadre, anzi ho sottolineato come noi intendiamo essere in corsa per qualificarci per la Champions; non ho nessun problema con Dzeko; Pellegrini può giocare in diversi ruoli; attenti al Benevento perché gioca bene e può farlo con leggerezza. Onesto, come sempre. Solo che da queste parti, da qualche anno, l'onestà intellettuale è merce rara, si preferisce salire sul carrozzone che si pensa vincente (spesso sbagliando per poi fare marcia indietro come se nulla fosse) nella convinzione poi di andare, in qualche modo, alla cassa. Non funziona così. Almeno per noi di questo giornale che dalla torre, a parte i figli, mai butteremmo giù la Roma.

Fonseca è il nostro allenatore, quindi forza Fonseca. E, attenzione, non stiamo dicendo che il portoghese non sia stato protagonista di errori nel corso della sua prima stagione in giallorosso. Ha sbagliato, chi non sbaglia?, alcune volte le scelte o i cambi, altre il modo di interpretare una partita, altre ancora proprio la partita nel suo totale. Ma lo ha fatto sempre mettendoci la faccia, non accampando mai alibi che, pure, avrebbe potuto sbandierare, basti pensare agli infortuni o al doppio crociato di Zaniolo, cioè il giocatore in grado di dare un'altra dimensione alla sua Roma. Avrà sbagliato, come abbiamo detto, ma lo ha fatto sempre da romanista. E questo per noi conta più di qualunque altra cosa. Invece, alla quarta giornata del suo secondo campionato in Italia, campionato che come tutti quelli che vengono dall'estero ha avuto la necessità di intuire, capire, scoprire, leggiamo tra le righe di molti, che sarebbe in bilico, che qualcun altro sarebbe pronto a prendere il suo posto, che la società a cui non ha detto una parola per il caso Diawara che ci ha fatto vergognare un po' tutti, avrebbe gradito poco le sue dichiarazioni rilasciate in Portogallo e ribadite in Italia. Gradito poco per aver detto il suo pensiero che fa rima con verità. Per questa ragione dopo aver gridato con tutta la voce che abbiamo forza Roma, oggi ci viene da gridare forte anche forza Fonseca. Falli vergognare tutti, portoghese. Riuscirci vorrebbe dire che la nostra Roma vince. E noi saremo felici come bambini con le mani nella marmellata. Forza Roma, tutto il resto è una conseguenza.