La bellezza dello sport sta nel fatto che qualsiasi impegno attenda una squadra, o un atleta, si può avere la certezza di finire la sfida soddisfatti se si avrà fatto il massimo delle proprie possibilità. Ecco perché dalle parti di Roma non è mai piaciuto a nessuno lo slogan molto in voga in certi fortini settentrionali secondo i quali «vincere è l'unica cosa che conta». Non si lascino ammaliare, soprattutto i romanisti di ultime generazioni, dall'incubo della vittoria ad ogni costo, così condivisa nelle pieghe virtuali della vita ben rappresentate dai social network. Lasciate quelle frustranti ambizioni a chi attraverso la vittoria della propria squadra deve riscattare magari una vita che offre poche soddisfazioni. Chi ragiona così non apprezza l'importanza della preparazione necessaria ad arrivare ad un successo. E seguendo la distorsione della vittoria ad ogni costo è facile ragionare sui modi per raggiungerla quando di fronte c'è un avversario più forte o nel dubbio di non saperlo battere. Le peggiori nefandezze dello sport mondiale (doping e altre corruzioni) hanno fatto leva su quella molla.

Provate a vedere invece adesso lo sport attraverso le lenti spesse di Eusebio Di Francesco, lenti che a volte sono state utilizzate addirittura per schernirlo, ovviamente per dar forza a qualche curiosa teoria sulla sua presunta inconsistenza professionale dopo una sconfitta. E pensate a quanto può essere bello arrivare alla vittoria (e ci arriva spesso, vedendo almeno le cifre raggiunte dalla Roma in questa stagione: già 22 su 37 partite giocate) attraverso la forza esclusiva delle proprie capacità professionali. Così si possono salutare con un sorriso le dolci (ma comprensibili) dichiarazioni di soddisfazione per l'accoppiamento nei quarti con la Roma sui giornali e dagli addetti ai lavori spagnoli, ricambiandolo persino, quel sorriso, per l'onore di doversi confrontare con campioni di simile livello.

Uno che non si fiderà per niente è proprio Valverde, l'allenatore del Barça, che il valore di Di Francesco l'ha già sperimentato in un doppio confronto europeo tra il suo Athletic Bilbao e il Sassuolo, la sfida che (citando Monchi) «fece accendere la lampadina d'allarme negli uffici di tutti i direttori sportivi europei». Quel Sassuolo, contro la forte squadra spagnola, vinse all'andata e perse dominando il ritorno, attraverso la forza del gioco. A Di Francesco piace molto vincere, come a tutti gli sportivi che proprio per questo rispettano la sconfitta come inevitabile compagna, si spera passeggera, di vita. Ecco perché per preparare la partita di Crotone ha cercato in ogni modo di scansare il pensiero di quella col Barcellona. Ogni cosa a suo tempo. Sapete che cosa ha scritto Di Francesco sul suo profilo whatsapp? Chi ha paura di perdere non ha il coraggio di vincere.